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    Viola: il rebus delle quote

    basketOrmai è scontro rovente per la proprietà della Viola; a soli 23 giorni dall'inizio del campionato – e con tutti i contratti ancora da firmare- l'ormai stucchevole vicenda relativa al passaggio delle quote conosce un momento di stallo pericoloso, ma proviamo a rimettere ordine: il 41% delle quote societarie è nelle mani di un gruppo imprenditori
    dalla scorsa Primavera, mentre la parte maggioritaria, il 59% è tutt'ora


    intestato a Domenico Santoro, fratello di Sandro ad oggi ancora Amministratore Unico.
    Questa soluzione-tampone, non avendo Santoro nè capitali nè capacità di spesa in proprio,
    avrebbe dovuto restare in piedi solo qualche settimana da quando, quasi un anno fa, fu
    adottata in fretta e furia, dato che i nuovi soci che avrebbero dovuto rilevare la società
    non riuscirono ad accordarsi nei tempi necessari per far sì che qualcuno – che non poteva
    essere il precedente proprietario, Tito Silipo – firmasse i contratti dei giocatori da
    depositare in Lega.
    La situazione, che ora va sbloccata in fretta, trova – tuttavia- un momento di empasse
    pericolosissimo, visti i tempi.
    Il gruppo di soci che dovrebbe acquisire anche il 59% delle quote, per bocca di Pasquale
    Rappoccio sulle colonne di "Gazzetta del Sud", ha posto come paletto irrinunciabile alla
    chiusura definitiva della trattativa "il rispetto degli accordi da parte di Silipo", sul quale, quindi, ricadrebbero le responsabilità di questa situazione pirandelliana.
    Da parte sua, Tito Silipo, contattato da "strill" ha dichiarato che gli unici accordi
    che riconosce "sono quelli sanciti in un apposito atto notarile, quello di scissione, che
    indicava analiticamente quali fossero le attività e le passività che restavano alla
    Nuovo Basket Viola. Peraltro questo atto" – prosegue Silipo- "è niente altro che la
    formalizzazione degli accordi presi a voce e che poi sono stati travasati nell'atto medesimo
    che, in ogni caso, è stato visionato preventivamente da tutti coloro i quali
    sarebbero dovuti subentrare in una seconda fase. Di altro non so "- chiude Silipo- "e
    soprattutto non intendo parlare per alimentare chiacchiere. E' tutto nelle carte".
    Di diverso avviso la cordata dei soci che pare restare ferma sulle proprie posizioni, giudicate legittime ed inattaccabili, al punto da mettere in forte dubbio, stando così le cose, l'acquisizione delle quote restanti, che, a questo punto rimarrebbero nelle mani di Domenico Santoro, il quale, a sua volta, non ha intenzione di avallare, con la propria firma – o meglio con quella dell'Amministratore Unico, il fratello Sandro- contratti che poi dovrebbero onorare
    comunque le tasche degli altri.
    La situazione è di stallo pare difficilmente risolvibile, le parti restano assai lontane,
    ma la domanda delle domande è un'altra: ma siamo sicuri che tocchi alla stampa farle
    dialogare?