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    63 anni fa, lo sbarco degli alleati

    sbarcoalleatiSessantatre anni fa gli Alleati tornavano sul Continente; lo sbarco forse più dimenticato, oscurato da quello in Normandia, si realizzò in due fasi: il 10 luglio quello in Sicilia,il 3 settembre quello in Continente,denominato "operazione Baytown", sulle spiagge del reggino.
    Sull'argomento Giuseppe Marcianò ha realizzato, nel 2003, un volume dal titolo "Operazione Baytown", edito da "Città del Sole".

    Nell'anniversario dello sbarco troviamo opportuno rifarci – sia pure in minima parte-
    ad una testimonianza così preziosa:  

    Alle 02:30 del 3 settembre la lunga linea dei mezzi da sbarco, su cui erano imbarcati
     i battaglioni d'assalto, scivolò via dalle spiagge e cominciò a radunarsi dietro le
    lance a motore della Marina. Alle 03:45, quando i soldati erano ancora in mare, iniziò
    il colossale fuoco di sbarramento diretto contro le coste calabresi. L'intera fascia
    costiera intorno a Messina era illuminata a giorno dai lampi dei cannoni. Tale bombardamento
    è stato deplorato da tutti gli storici per la sua inutilità, data la scarsa consistenza
    degli obiettivi militari. Anche in mancanza di cifre precise, si può ipotizzare
    ragionevolmente che il bombardamento provocò numerose vittime tra i civili, anche se gran
    parte della popolazione si era rifugiata nei paesi dell'entroterra.
    Alle ore 04:50, con appena 20 minuti di ritardo sulla tabella di marcia, il comandante
    Nicholl ordinò di spingersi sulle spiagge.
    Mentre l'alleato tedesco scompariva rapidamente, ritirandosi velocemente verso Nord, il
     generale Mario Carbone, comandante del settore calabro della piazza militare marittima
    di Messina-Reggio Calabria, cercò fino all'ulitmo di contrastare sui contrafforti
    dell'Aspromonte l'avanzata degli anglo-canadesi ed alle 06:15 inviava il seguente
    colombigramma al comando della 211^ divisione costiera: "Dopo violentissimo fuoco
    artiglieria dalle 03:50 alle 05:30 numerosi mezzi da sbarco (oltre 30) sono giunti
    sulla foce del torrente Gallico. Provvederò subito per contrattacco".
    L'ordine di contrattacco non ebbe, però, seguito.
    Lo sbarco delle truppe alleate si stava intanto svolgendo così rapidamente da anticipare,
    addirittura, i tempi previsti nei programmi dei pianificatori. I Canadesi, poco dopo le
    05:45, iniziarono la dura salita verso quota 305 per impadronirsi dei due forti, posti
    sulla collina di Pentimele. Alle 07:15 erano già dentro i forti senza incontrare alcuna
    resistenza. Le compagnie d'avanguardia del reggimento Carleton e York, abbandonate le
    spiagge, si spinsero dentro la città. L'avanzata procedeva secondo una duplice direttrice
    di marcia: una compagnia avanzava lungo la strada principale del rione S.Caterina, mentre
    l'altra marciava costeggiando le prime alture, site a monte della zona urbanizzata.
    In breve tempo superarono anche il ponte dell'Annunziata, dopo avere infranto la debole
    resistenza di un poltone del 502° Battaglione costiero.
    A questo punto i Canadesi erano ormai entrati nella zona centrale della città.
    I pochi civili rimasti a Reggio si comportavano amichevolmente nei confronti degli invasori
    e si affannavano a spiegare che l'ultimo Battaglione della 29^ Panzer si era ritirato due
    giorni prima dalla città, dirigendosi verso l'Aspromonte.
    Alle 08.10 i Canadesi controllavano l'aeroporto, alle 11.45 un'altra compagnia si
    impadroniva della collina sovrastante, in prossimità del villaggio di Gallina.
    Si era così conclusa la conquista della città da parte dei Canadesi senza incontrare
    pressocchè nulla resistenza. Non molto diversamente erano andate le cose nei settori
    riservati alle due brigate inglesi.