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    Il territorio è uomo!

    radiconfani
    di Luciano Zingali* –
    Guardare al territorio come un organismo vivente è guardare ad un sistema complesso caratterizzato da equilibri e dinamiche di autoregolazione che portano a risposte a stimoli esterni,

    è paragonarlo ad una creatura che vive, respira, si adatta, si rigenera, si trasforma.
    Un sistema complesso fatto di parti, unicità, di proprietà peculiari che caratterizzano un essere vivente quali individualità, specificità, diversità, metabolismo, autoregolazione, irritabilità, accrescimento, riproduzione, il tutto rappresentato dall’unicità di un organismo compiuto in se stesso, inscindibile, raggruppabile in entità uniche con ruoli ben assegnati, così come un singolo essere ad una data specie; per trasformazioni chimiche, energetiche, fisiche che si compiono in un essere vivente, per la capacità di un sistema di modificare il proprio comportamento e le proprie funzioni interne in modo da controbilanciare le variazioni dell’ambiente esterno, oltre la reazione in maniera specifica a determinati stimoli modificando, in qualche modo, le sue funzioni e, per quel ciclo biologico che lo contraddistingue dal momento della sua nascita a quello della sua morte, ogni organismo, così come il territorio, muta la varietà e la complessità della sua struttura e delle sue funzioni, come “metamorfosi” dettate da trasformazioni di forma e aspetto per poi riprodursi attraverso la capacità di compensare le perdite e ricominciare un ciclo.
    Come un essere vivente il territorio viene analizzato per parti; esiste, si evolve cadenzato dal tempo, come una crisalide nel suo divenire farfalla; centri vitali, tracciati, tessuti, settori spaziali, parti entro le quali si svolgono funzioni come cellule elementari di un organismo.
    Articolazione complessa di parti definite, strutturato da confini, forme, regole di progettazione continuamente soggetto a processi evolutivi.
    Il territorio è costituito da città e la città, è stato detto, è donna!
    “Se la città è Donna, Dea fondatrice, Madre dei suoi Cittadini, Sposa del suo Governatore. Donna come le Ninfe eponime, le creature mitologiche che hanno dato il nome e a volte fondato le più antiche città della storia, come Atene, Roma, Siracusa, Messina, ecc.”
    Allora diciamolo chiaramente il territorio è uomo!
    Dell’uomo ha il fascino, la bellezza della forza; è sovrano e dominatore ed al tempo stesso generatore di miti e leggende.
    È lo spazio umanizzato, socializzato, gerarchizzato e storicizzato, disseminato dell’impronta del lavoro dell’uomo, perché è l’uomo che dissoda la terra, è l’uomo che detenendo il potere costruisce la città e traccia sul territorio i percorsi che lo innervano e lo dissemina di segni verticali a testimonianza del suo predominio di genere; un territorio che è risultato sia di evoluzione che di arretratezza, punto d’incontro fra essere umano e natura, costellato di simboli, segni, racconti mitologici, somma di rappresentazioni. È l’uomo che con l’aratro ha delimitato città, confini naturali e artificiali. Che dando forma al territorio da senso al paesaggio.
    È genius loci, il segno che imprime il “carattere” di un luogo, dei suoi elementi distintivi; nel territorio convivono, si dialettizzano e si stabiliscono dati geografici, fatti storici e l’intervento umano che si rapporta a quei dati, oltre la percezione dei molteplici rapporti che giocano sul territorio e col territorio. E Genius è di genere maschile.
    Il territorio è paesaggio! Il territorio ha un carattere identitario!
    Nuovi percorsi, linguaggi, strumenti disciplinari, ci pongono davanti i dinamismi che ne trasformano il carattere. Cambiano i tempi e le modalità di abitare un territorio in continua trasformazione; i nuovi strumenti tecnologici ci permettono oggi di visitare, appropriarsi e sentirsi parte di un luogo in un arco temporale molto ristretto permettendoci un nuovo modo di rapportarci col territorio. In un contesto estremamente dinamico si comincia a delineare la necessità di governare le trasformazioni territoriali alla luce della rivalutazione delle specificità locali. In uno scenario che mette in campo nuovi strumenti che coinvolgono il territorio sotto profili differenti ad essi associamo il concetto di Identità quale elemento cardine sul quale impostare processi di sviluppo; non più semplice sfondo, ma un territorio, che con le sue peculiarità, diviene centro di molteplici interessi. Moti complessi con i quali intendiamo il carattere partendo da un livello individuale fino alla dimensione territoriale, ci conduce a delle riflessioni che evidenziano come il concetto di Identità sia oggi contraddistinto da una dimensione dinamica. Identificarsi, a diversi livelli, vuol dire scegliere di costruire una relazione con qualcuno o qualcosa cui si avvicinano interessi simili, qualunque sia l’arco temporale in cui avviene l’incontro. Questa tipologia di costruire relazioni e comunità temporanee è parte integrante del modo con cui ci rapportiamo al territorio, una diversità di tipologie d’uso che altrettanta diversità di soggetti fanno dei medesimi “oggetti” che contraddistinguono, per tipologia, un determinato luogo. La relazione fra insediamento urbano ed ambiente fa si che ogni luogo diventi, per la peculiarità degli elementi che essa ha generato, unico nella sua identità. Un sistema interrelato di ambiente fisico, antropico, costruito, genera quel patrimonio territoriale che sempre più si arricchirà attraverso questa compagine relazionale. Il luogo assume le caratteristiche di un sistema complesso, indivisibile, che può essere trattato come patrimonio, ed eventualmente risorsa, solo a patto di avere consapevolezza della indissolubilità dei suoi caratteri relazionali che contribuiscono a connotarne l’identità.
    Non è facile definire uno spazio, teoricamente lo si potrebbe definire i maniera ampia e vaga, ma la rigidità dell’elemento fisico si contrappone ad una estensione teorica, né limita l’agire in maniera diretta suoi luoghi nei quali viviamo ed individualmente ci porta a vivere quella dimensione nella quale sembra quasi venir meno la capacità di posizionarsi rispetto ad un centro definito attenuando il senso del confine spaziale del “proprio abitare”. È difficile descrivere il proprio rapporto con il luogo, e quindi anche descrivere se stessi “visto che non si esiste in astratto ma sempre da qualche parte”. Contemporaneamente tuttavia società locale, patrimonio storico e ambiente sono considerati attori della trasformazione locale.
    Il territorio è quell’“uomo” attivo con cui collaborare, all’interno del quale l’azione collettiva di territorializzazione trasforma lo spazio geografico in qualcosa di inesistente in natura. Non una semplice dimensione fisica, ma luogo di incontro tra forme di identità locale e patrimonio territoriale. Si trasforma in qualcosa di non esistente in natura creato dalla relazione che ciascuna comunità ha creato, e crea, con il proprio ambiente.
    In questo contesto il patrimonio territoriale partecipa all’identità di un territorio. Non un semplice insieme di monumenti e di oggetti, ma piuttosto “una espressione di civiltà”, che “al di là della dimensione della materialità, possiede una dimensione immateriale che permette ad una popolazione di identificarsi, di riconoscersi o di scoprirsi”. Con questo patrimonio oggi nuovi attori strutturano nuove relazioni, nuovi modi di abitare tali da indurre nuove trasformazioni di identità, da considerare come processi dinamici, elementi progettuali, filtri che ci permettono di relazionarci alle risorse patrimoniali dei luoghi ponendoci nell’ottica di un processo di pianificazione aperto.
    Nel riconoscere i valori peculiari di un territorio comunità plurime costruiscono incessantemente un patrimonio, dando vita a nuove forme identitarie dei luoghi. Il territorio, in termini di identità, può essere descritto come “un costrutto storico che necessita di continua vivificazione attraverso un progetto di interpretazione e di valorizzazione del patrimonio genetico”, che spetta alle società locali.
    Il carattere identitario dei luoghi non va colto solo negli aspetti formali, negli elementi e nelle qualità che caratterizzano le specificità dei contesti locali, determinandone una immagine. Va piuttosto sottolineata la possibilità di costruire nuove forme di identificazione con il contesto territoriale, a partire dalla presa di atto dell’esistenza delle forme inedite di comunità (forme di associazioni, instabili, che emergono in continua ibridazioni tra culture differenti). Il territorio può essere visto come costruzione formata “da spazi cangianti, sovrapposti, in movimento, difficili da rinchiudere in forme di confine”. Quindi i connotati territoriali che emergono da questa continua opera di costruzione non può essere unitaria e definita, ma deve assumere i caratteri di un processo dinamico per il quale si cerchi di elaborare un comune quadro di riferimento.
    Tale quadro può assumere le strutture territoriali ereditate, profondamente segnate dalla natura e dalla storia, come eredità genetica con la quale interagire per stabilire nuove dinamiche di relazioni appropriative.
    Le riflessioni effettuate sottolineano come il concetto stesso di identità sia oggi caratterizzato da una dimensione dinamica. Identificarsi, a diversi livelli, vuol dire scegliere di costruire una relazione con qualcuno o qualcosa cui ci avvicinano interessi simili, che possono estendersi anche per un arco di tempo limitato. Un tale modo di costruire relazioni e comunità temporanee si riflette anche nelle modalità con cui ci rapportiamo al territorio, caratterizzate dalle diverse tipologie d’uso che molteplici soggetti fanno dei medesimi “oggetti” tipici di un determinato luogo. Nel riconoscere i valori peculiari di un territorio comunità plurime costruiscono incessantemente un patrimonio, dando vita a nuovi assetti, a nuovi luoghi e, in questo processo, a nuovi territori ed a nuovi paesaggi.

    *Luciano Zingali è Dottore di Ricerca in “Pianificazione Territoriale” presso l’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria

    Nota di Enrico Costa, Presidente del Corso di Laurea in “Urbanistica” della Università “Mediterranea” di Reggio Calabria

    Con l’articolo “La città è donna” di Angelica Costa (su Strill.it del 29 Ottobre 2010, al quale sono seguiti “Serendipity, la città che stupisce e che non si nega” e “Il cittadino ed il suo habitat: la città”, ancora di Angelica Costa, e sempre su Strill.it dell’8 Novembre e del15 Novembre), nell’ambito del Corso di Laurea in “Urbanistica” è in corso un dibattito, che non è sul sesso degli angeli, non è nominalistico, né tantomeno “salottiero”, un confronto con punte di necessaria ironia, sul quale interviene l’odierno articolo di Luciano Zingali, su territorio e paesaggio, dal titolo “Il territorio è uomo!”.
    Ma non esistono nel nostro lessico, e nelle “tabelle” ministeriali alle quali fanno riferimento i Corsi di Laurea (il CdL in “Urbanistica” si inquadra nelle classi L-21 – “Pianificazione territoriale, urbanistica, paesaggistica e ambientale” – ed LM-48 – “Pianificazione territoriale, urbanistica e ambientale” –), soltanto la Città, il Territorio ed il Paesaggio, ma anche il lemma “Ambiente”.
    E l’Ambiente, nel nostro dibattito, come sarà considerato? Sarà uomo o donna?
    Lo scopriremo con il prossimo articolo.