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    Geographic Information System (GIS) e pianificazione territoriale

    gis
    di Maria Adele Teti * – La complessità dei fenomeni urbani e territoriali in età contemporanea ha reso necessario, ormai da qualche decennio, l’introduzione di sistemi informatici, noti come Gis (Geographic Information System o Sistemi Informativi Territoriali o Sit),

    da parte di molte città europee di diverse dimensioni ed entità. Questa scelta è dovuta essenzialmente a due fattori: la necessità di mantenere sempre aggiornata la cartografia numerica comunale e implementare un data base, aggiornato ed aggiornabile, delle reti tecnologiche (relative all’anagrafe, licenze, tributi ecc.) e, sopratutto, avviare una diversa gestione del territorio e dei piani urbanistici generali e di settore.

    Negli ultimi due decenni, tuttavia, nonostante la maggiore diffusione di tali strumenti, l’attenzione e gli sforzi si sono maggiormente incentrati sulla tecnologia, che segna progressi sorprendenti nel campo della maggiore efficienza e operatività generale, mettendo in secondo piano le applicazioni che sono molteplici e tali da sottintendere una diversa visione e comprensione dei fenomeni territoriali.

    Molte leggi urbanistiche regionali hanno recepito, come la Calabria, la necessità di dotarsi di tali strumenti da parte degli enti locali, regione, provincie e comuni; enti che, in alcuni casi, stentano a recepire l’effettiva portata innovativa dei Gis, che sempre più si caratterizzano quali nuovi strumenti d’indagine e di aiuto alle decisioni. Alla base sta la difficoltà, da parte soprattutto dei comuni, di dotarsi di uffici tecnici adeguati e di mantenere i data base sempre aggiornati. Il Sistema deve essere, infatti, continuamente alimentato per sviluppare al meglio le proprie potenzialità.

    In Italia, la scarsa efficacia dei Sistemi Informativi territoriali, si riscontra, oltre che nelle regioni meridionali dove ormai sono evidenti differenze sostanziali tra le stesse, anche nelle regioni centro settentrionali, dove molti comuni, come è stato recentemente sottolineato in Toscana, dopo aver ottemperato alle disposizioni di legge in sede di pianificazione, non utilizzano gli strumenti informatici per le fasi successive, di attuazione gestione dei piani generali e di settore.

    In realtà, i Gis, applicati, in origine, in America ai problemi del traffico, hanno innovato enormemente i settori disciplinari relativi al territorio, quali le scienze della terra, le scienze naturali ecc.. Persino i settori tradizionalmente impermeabili alle tecnologie quali, la storia o l’archeologia, e più in generale i beni culturali, oggi fanno largamente uso di tali sistemi che permettono di analizzare, interpolare, suddividere e riaggregare dati fino ad ora visti nella loro unicità.

    La pianificazione urbana e territoriale, che accoglie al proprio interno i contributi conoscitivi di molteplici discipline e settori, ha dovuto, pertanto, profondamente innovare il proprio bagaglio concettuale e tecnico – anche a livello formativo delle figure professionali specifiche –, in rapporto all’evolversi ed accelerazione delle trasformazioni territoriali che si definiscono come risultante di molteplici fattori, anche esterni ai sistemi territoriali di riferimento, ed ai fattori di rischio crescenti.

    I Gis, infatti, possono essere visti quali risposte alla complessità dei fenomeni: essi, infatti, mettono in relazione una quantità di dati difficilmente interpolabili con i sistemi tradizionali.

    Computers e planning: vecchie idee e nuovi strumenti, sostiene Batty (1991). Tuttavia, se, in generale, è negativo usare nuovi strumenti in modo vecchio, lo è certamente nel caso della pianificazione urbanistica in cui le vecchie idee, pur costituendo una solida costruzione di teorie e di pratiche, non risultano sufficienti ad interpretare la contemporaneità; nel nostro caso è necessario esplorare come la teoria della pianificazione possa incorporare ed estendere questi nuovi strumenti alla nuova urbanistica, intesa come passaggio da un’urbanistica di tipo vincolistico a quella di tipo strutturale, ormai adottata da quasi tutte le regioni italiane.

    Il rapporto tra sistemi informativi geografici e pianificazione urbanistica in Italia, sarà, in questo breve scritto, sinteticamente analizzato da due angolature: il primo introduce i concetti base del Gis, il punto successivo sviluppa alcune osservazioni in rapporto alle problematiche esistenti a scala urbana e territoriale.

    Che cos’è dunque un Gis? La definizione ufficiale recita: ”Sono sistemi informatici per l’acquisizione, il controllo, l’integrazione, il trattamento, e la rappresentazione di dati che sono spazialmente riferiti alla superficie terrestre”. Tali complesse caratteristiche si determinano attraverso l’uso di elementi conoscitivi quali la Cartografia numerica e i Dati associati. La carta numerica (la più nota è la Carta Tecnica Regionale, Ctr), è essenzialmente una carta trasformata in un insieme di numeri che descrivono le geometrie (punti, linee, aree). La base cartografica di un Gis (georefenziata, cioè collocata secondo l’effettiva posizione di latitudine e longitudine, al fine di consentire la sovrapposizione perfetta di più carte o layers), è caratterizzata dal fatto che in essa non sono riportate pure geometrie ma queste sono state riconosciute come rappresentazione di entità geografiche (un edificio, una strada) contrassegnate da un identificatore unico all’interno del sistema (geocodice). L’individuazione univoca degli oggetti attraverso un identificatore permette di associare ad essi informazioni di vario tipo:(dati dimensionali, immagini, disegni ecc.) L’identificatore, infatti, diventa la chiave di relazione tra gli archivi di dati (dati associati o attributi) e la cartografia numerica. Alla classe di oggetti edifici possono essere associati, ad esempio: un archivio derivato dall’anagrafe comunale (abitanti, sesso, età, famiglie ecc); un archivio suddiviso per superfici utili in rapporto alle destinazioni d’uso (commerciale, residenziale, terziario ecc.); un archivio contenente immagini degli edifici, lo stato di conservazione, le concessioni ecc. Le informazioni grafiche quando diventano numerose sono organizzate in layers (piani assimilabili al foglio di carta); ogni layers contiene un’informazione o più informazioni ad esempio posso associare alla destinazione d’uso dei piani terra lo stato di conservazione o il numero dei piani di un edificio, creando così una nuova carta tematica che è in grado di mettere in relazione vari attributi.

    Questa funzione costituisce un aiuto alle decisioni utile sia al decisore politico che al progettista. I Gis, infatti, sono strumenti indispensabili alle valutazioni in senso lato, strategiche, di impatto ambientale ecc.

    Tuttavia, a fronte di questa versatilità, il Gis è un sistema che deve essere attentamente progettato e pensato: l’archivio dei dati deve contenere le informazioni utili in grado di soddisfare le varie interrogazioni (query) utili all’utente. In questo senso costituisce anche una sorta di riprova dell’impostazione metodologica e quindi dell’efficacia del progetto. In linea generale i Gis, sono strumenti che rendono possibile l’attuazione di metodologie avanzate d’analisi e di sintesi, in grado di fornire elementi utili alla definizione e individuazione dei problemi, dei rischi e dei fattori di crescita.

    Il successo, commerciale oltre che tecnico, di questi programmi hanno spinto l’industria a perfezionare progressivamente le tecnologie che stanno diventando sempre più gestibili e manovrabili anche da hardware e software sempre più economici. Ciò ha agevolato la diffusione di queste metodologie che stanno ampliando progressivamente i settori di applicazione

    In Italia tra gli anni ’80 e ’90 sono pochi i comuni che sperimentano nuove metodologie di analisi e di progettazione tramite i Gis, già ampiamente diffusi in America e in Inghilterra e Francia. Tra questi ricordiamo in tutto undici comuni, quasi tutti di medie dimensioni, attestati a nord (Padova, Modena, Genova, Cremona, Trento, Sesto San Giovanni, Lumezzane, Bergamo) e al centro (Perugia e Lucca). Fa eccezione il comune di Benevento che si attesta al sud (Craglia, 1992). In questo periodo, la minore propensione delle grandi città a dotarsi di tali strumenti è dovuta alla difficoltà di trovare accordi operativi comuni da parte dei numerosi attori pubblici.

    La diffusione maggiore si è dunque avuta dal 1990 ad oggi, ed in particolare dopo l’accordo Stato-Regioni-Enti locali (a partire dal 1996 e in seguito vari protocolli d’intesa), che mira alla formazione di strumenti di base interoperabili al fine di agevolare la trasferibilità dei dati sia in senso verticale, tra regioni, e in senso orizzontale tra provincie e comuni di una stessa regione. L’obiettivo è quello di dotare di carta tecnica numerica, di carte tematiche, quali la rete Gps (per il posizionamento degli oggetti nello spazio) e il Dtm (la carta tridimensionale del territorio regionale), tutte le regioni al fine di consentire l’informatizzazione dei dati e la formazione di strumenti urbanistici su base cartografica numerica e anche per agevolare le azioni volte a limitare i rischi (idrogeologici, sismici, inondazioni e incendi). Contestualmente quasi tutti i Ministeri (ambiente , protezione civile e LLPP ecc) si sono dotati di archivi informatizzati su base Gis. Queste azioni hanno comportato una diffusione notevole del sistema, anche se permane una cesura tra sud e nord; anche qui tuttavia non sempre la realtà corrisponde alle premesse e alle aspettative.

    Le metodologie Gis, tuttavia, sono destinate a diffondersi progressivamente, in quanto esse non solo rendono possibile la progettazione continua attraverso azioni volte alla conoscenza sempre più dettagliata del territorio, quanto rendono possibile impostare le valutazioni ex ante delle scelte progettuali e le ricadute sul territorio delle azioni progettuali; rende possibile l’applicazione della perequazione e ogni tipo di azione basata sulla conoscenza dei dati e sull’interpolazione degli stessi. A questo auspicabile obiettivo si oppongono tuttavia i tempi lunghi di implementazione dei dati e la cronica debolezza politica e tecnica delle amministrazioni comunali, sopratutto di piccole dimensioni, che dovrebbero elaborare piani strutturali associati al fine di superare le diseconomie di scala.

    Le grandi città, quali Bologna, Roma, Milano, Torino e Firenze – per citare solo quelle più note – hanno recentemente superato il gap iniziale, applicato queste metodologie in molteplici piani e progetti alle varie scale (centro storico, periferie, piani urbanistici generali). Tuttavia, è proprio nelle grandi città che stenta ad attuarsi il Piano dell’area metropolitana che, per la comprensione dei fenomeni di area vasta, per l’individuazione dei nessi condizionanti, indotti dalle trasformazioni progettate, per la valutazione ex ante ed ex post, con le opportune tecnologie informatiche, rappresenta la scala ottimale per questo tipo di impostazione innovativa.

    La Calabria, avendo approvato la propria legge urbanistica nel 2002 (ma le linee guida sono solo nel 2006), stenta ad adeguarsi alle nuove impostazioni metodologiche, che trovano ancora scarsa applicazione nei piccoli comuni e in alcune città capoluogo di provincia. Tuttavia, il processo è cominciato e potrà migliorare, se la spinta alla pianificazione e al controllo del territorio non si affievolisce. La battuta di arresto del QTR (quadro territoriale regionale) da parte della nuova giunta di centro destra desta qualche apprensione; come è noto, infatti, la Calabria è l’unica Regione a non disporre di un piano di assetto regionale, anche in presenza di sostenuto abusivismo edilizio soprattutto sulle coste e nelle aree interne.

    In conclusione, i Gis permettono di produrre a costi contenuti dati aggiornati e elaborazioni analitiche al fine di monitorare le trasformazioni alle varie scale territoriali. Per le aree urbane, in particolare, permette di valutare le trasformazioni indotte sulle altre parti della città, dagli interventi previsti dal piano. Formazione e attuazione vengono così, ad essere collegate in un circolo che, in teoria, dovrebbe essere virtuoso.

     

     

    *la Prof. Maria Adele Teti è Ordinario di Urbanistica presso la Facoltà di Architettura dell’Università “Mediterranea”