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    L’approccio per la sicurezza a scala vasta ed a scala di quartiere

    reggio
    di Francesco Alessandria* – Trattare di sicurezza della città, che è nelle priorità del progetto formativo del laureato in “Urbanistica” della “Mediterranea”, induce, oggi, a far riferimento a molteplici declinazioni.

     

    Una di esse è certamente la sicurezza dal punto di vista sismico. Il territorio italiano, e soprattutto quello dell’Italia meridionale, è particolarmente coinvolto e forse non sufficientemente consapevole. Pertanto, una maggiore partecipazione è auspicabile da parte di chi, a vario titolo, è deputato a provvedervi.

    Tuttavia, in questa sede, si vuole porre attenzione ad altri profili connessi, più concretamente, alla sicurezza

    In altri termini la sicurezza della città potrebbe essere perseguita operando, quindi, anche, su quattro differenti livelli:

    il primo è quello della riqualificazione dello spazio fisico, agendo quindi sulla struttura e sul disegno degli spazi, sull’impianto degli edifici,sull’arredo urbano, sulla progettazione dei parchi, dei trasporti, sul degrado, sulla manutenzione ecc.;

    il secondo livello attiene al sostegno della vitalità urbana. Agisce sulle distribuzioni delle funzioni in città, sul commercio, sulle attività culturali e ricreative, sull’uso dei primi piani, sui trasporti, sugli orari (con attenzione agli effetti cumulativi positivi o negativi);

    il terzo ambito è quello legato alla mobilitazione della comunità, promuovendo azioni volte alla coesione sociale, alla mobilitazione degli abitanti, al legame dei rapporti di vicinato in un’ottica che non è solo di sicurezza ma anche e soprattutto di solidarietà sociale verso tutti nessuno escluso;

    il quarto filone è la collaborazione con le forze dell’ordine pubblico. Nei quartieri di periferia, per esempio, in cui la sorveglianza di un territorio è difficile, è necessario che urbanisti e forze dell’ordine concordino un piano d’integrazione della sorveglianza spontanea e semispontanea del territorio, organizzata dalla comunità, dal volontariato o da altri settori.

     

    Gli esempi potrebbero essere numerosi. A partire dal Comune di Milano, il quale ha costituito la “Banca del Tempo”, attraverso la quale gli abitanti di un quartiere si possono scambiare servizi (gli anziani sorvegliano i bambini, i giovani fanno la spesa per l’anziano e l’handicappato, ecc). È un tipo di mobilitazione, orientato alla coesione sociale, che rientra certamente nelle competenze degli urbanisti.

    Naturalmente, è necessario operare alla diverse scale territoriali. La scala vasta, nella fattispecie, è quella metropolitana per una grande città e intercomunale per un territorio rurale o di piccoli centri. I fattori che possono influenzare la sicurezza attengono:

    alla distribuzione delle attività sul suolo urbano, con le temporalità che ne derivano: quartieri vuoti in alcuni periodi dell’anno o in alcune ore della giornata, quindi quartieri problematici dal punto di vista della sicurezza;

    alle modalità di impianto delle infrastrutture, che isolano alcune parti del territorio, che creano spazi di risulta inutilizzati o inutilizzabili, insorvegliabili, oppure che creano quartieri isolati;

    alle tipologie dell’impianto edilizio, vale a dire alla morfologia dei quartieri, la presenza di torri o di edilizia bassa, la continuità o la discontinuità dell’edificato;

    all’equilibrio del commercio inserito nel tessuto urbano rispetto alle grandi aree isolate. I grandi centri commerciali provocano la morte del commercio nelle periferie e diventano con glorio grandi parcheggi aree pericolose dopo le ore di chiusura;

    all’impianto dei trasporti e soprattutto alle fermate che bisogna localizzare in funzione dei percorsi diurni e serali degli utenti.

     

    Chiosando i punti precedenti, occorre dire che sono molte le città dove il terziario si è impiantato con una logica settoriale, creando delle vere e proprie cittadelle che di notte si svuotano diventando luoghi di paura e insicuri. E si pensi anche al quartiere Ponte Lambro, su cui il Comune di Milano ha sviluppato un intervento pilota sulla sicurezza e che risulta isolato rispetto al tessuto circostante.

     

    Alla scala di quartiere l’urbanistica consente di controllare in modo più puntuale molti aspetti:

    il primo di essi è certamente è la continuità del sistema stradale;

    ed a seguire:

    il volume del traffico, né troppo né troppo poco (è scorretto pensare di eliminare il traffico; esso può rappresentare un elemento di sorveglianza delle strade);

    la sorveglianza esercitata dal mezzo pubblico, la localizzazione delle fermate;

    la lunghezza e la morfologia degli isolati;

    le modalità di affaccio su strada e spesso la posizione delle portinerie;

    la localizzazione dei negozi, dei chioschi, delle edicole;

    gli effetti cumulativi, fermata, negozio, edicola, benzinaio, per rendere uno spazio sicuro;

    le attività dei piani terra. Un centro sociale o di volontariato posto al terzo piano non crea alcun beneficio alla città;

    la manutenzione dei luoghi pubblici e del verde in particolare.

     

    Soltanto i punti precedenti giustificherebbero la scrittura di più saggi e/o norme regolamentari e/o l’istituzione di un impegnativo corso universitario. Punti troppo numerosi per soffermarci a riflettere uno ad uno in questa sede.

    Lo facciamo, per ora, sull’ultimo di quelli citati (“la manutenzione dei luoghi pubblici e del verde in particolare”): alcune esperienze francesi hanno dimostrato, per esempio, che il verde curato dai bambini della scuola è un verde che non viene vandalizzato, perché rispettato ed appropriato.

    Sugli altri temi, altrettanto stimolanti, attendiamo proposte progettuali innovative dagli studenti (opportunamente indirizzati e guidati dal corpo docente) del Corso di Laurea in “Urbanistica” della “Mediterranea”.

     

    * docente del Corso di Laurea in “Urbanistica” della “Mediterranea”.