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    Il ponte c’entra poco

    ponte
    di Enrico Costa* – Da circa una settimana non si parla, e scrive, che di “Mediterranea” e Ponte sullo Stretto. Fra l’esultanza dei “pontisti”, come “Ponte Subito”, e lo sdegno dei “nopontisti” storici. Ma non sono poi del tutto convinto che proprio del ponte si stia parlando.

     

    Quando, alle 11,56 di mercoledì 19 maggio, quattro minuti della scadenza per depositare candidature e programmi per la carica di Rettore della “Mediterranea” per il prossimo quadriennio, il Magnifico uscente sul tema oggi “bollente” del Ponte sullo Stretto dimostrava di avere delle idee vaghe, fra l’elusivo ed il diplomatico.

    Meglio restare sulla superficie, quando cerchi voti e magari non hai ancora messo a punto un quadro di alleanze, su un tema che comunque lo affronti per il si e per il no, soltanto ad essere evocato trova sul proprio cammino troppi nervi scoperti e troppi preconcetti ideologici, e nessuno avrebbe potuto immaginare un cambiamento di rotta tanto repentino quanto poco motivato, se non dalla ricerca del consenso ai vari livelli.

    Quando infatti il Rettore uscente scrive che «Il dibattito sulla città metropolitana e sull’area dello Stretto è strettamente connesso a quello sul ponte. Un dibattito che anima riflessioni e pareri contrastanti circa la necessità e l’opportunità o meno di realizzarlo. Farò in modo che il nostro Ateneo sia della partita. Per giocare sui tavoli scientifici, assieme a Messina, un ruolo strategico, potendo contare sulle competenze presenti nei Dipartimenti» hai l’impressione di trovarti di fronte ad una classica posizione “cerchiobottista”, cioè al classico colpo al cerchio controbilanciato da un colpo alla botte.

    Ad una prima lettura ti colpiva, e non positivamente, il riferimento prima all’ateneo messinese, tanto per non smentire le paventate ipotesi fusioniste, e poi al tavolo da gioco (la ricerca e la didattica, la rappresentanza istituzionale non possono essere un gioco, tantomeno d’azzardo), stridente anticipazione di metodo della “folgorazione” sulla strada di Catania, piuttosto che di Damasco, consumatasi neanche quarantotto ore dopo, quando (nel corso del Convegno “Il Ponte sullo Stretto, la Sfida dell’Ingegneria” organizzato dall’Ordine provinciale degli Ingegneri) ha fatto “outing” esprimendosi fortemente a favore del Ponte, contraddicendo precedenti e ripetute prese di posizione personali, tanto numerose quanto mai supportate da dati scientifici.

    Ti colpiva più che altro, nel programma Giovannini, il riferimento al dibattito sulla città metropolitana, approccio per lui inedito: forse pensa che non tutti se ne siano accorti, e chi se ne è accorto l’abbia dimenticato, che il Magnifico in persona, si proprio lui, con decreto di nomina pubblicato nell’agosto scorso, quando non tutti leggono il BURC, è stato messo a capo dal Presidente Loiero del “Commissariato Straordinario Regionale alle Aree Urbane”, struttura chiaramente antagonista alla Città metropolitana di Reggio Calabria, ben dotata di budget.

    Ben più che un colpo al cerchio ed uno alla botte. Si è capito così perché  nel maggio scorso le nostre iniziative pro Reggio, compendiate nei “Dialoghi Metropolitani”, evento del 2009, furono tanto osteggiate dal Magnifico, proprio mentre il Governatore Loiero si inventava le famigerate “Aree Urbane” anti Reggio, la città dell’Università “Mediterranea”.

    Dopo il danno la beffa: dopo questa magnifica parentesi prestazionale, anche il “Commissariato Straordinario Regionale alle Aree Urbane” è finito nel portafogli della cosentina Università della Calabria.

    Tornando alla presunta posizione della “Mediterranea” sul Ponte di Messina, mentre personalmente ritengo che un universitario debba parlare a nome della ricerca e non della politica, sarei rimasto altrettanto perplesso, per non dire contrariato, da una posizione altrettanto fortemente contraria al Ponte. Perché nel mondo scientifico si discute sui risultati della ricerca scientifica che, se è tale, cioè libera da preconcetti e da condizionamenti, se è asseverata dal prestigio che possiede chi la conduce e chi la compie, e se è riconosciuta positivamente dalla comunità scientifica nazionale ed internazionale deve farti assumere una posizione univoca per il si, anche se personalmente eri per il no, e viceversa deve farti assumere una posizione univoca per il no, anche se personalmente eri per il si.

    Qualsiasi altra posizione non ha senso istituzionale, te ne puoi fare carico personalmente, ma non puoi assolutamente attribuirla ad un’intera comunità scientifica quando parli da Rettore (ed un Rettore è bene che nelle sedi scientificamente accreditate parli sempre da Rettore, piuttosto che a titolo personale), ed a Catania il nostro Magnifico non ha parlato a titolo personale.

    Le informazioni “a caldo” ed i commenti “in tempo reale” riportatici dalle testate on-line non potevano che sconcertare, almeno coloro, e sono numerosi, che hanno a cuore la “Mediterranea”.

    Strill.it ci dice subito, nella stessa mattinata di venerdì 21 maggio, attraverso la penna di Peppe Caridi, che «Al territorio dello Stretto serve una forte scossa economica, sociale e culturale: il Ponte riuscirà ad avviare un trend di sviluppo»: è la “svolta” del Rettore dell’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria Massimo Giovannini, che, per la prima volta si esprime in modo favorevole sul progetto del Ponte dopo anni e anni in cui l’Università ha espresso posizioni di “militanza no-pontista”».

    E poi «Reggio e Messina sono due Città Metropolitane che da anni hanno intenzione di conurbarsi. Il Ponte è quello strumento ideale per concretizzare questa conurbazione e per proiettare il territorio dello Stretto a un futuro di crescita e sviluppo in ambito Mediterraneo. Il Ponte, infatti, è utile perché ha un grande significato culturale: è da considerare come ultimo tassello non solo dell’A3 Salerno-Reggio Calabria, ma anche del Corridoio 1 Berlino-Palermo. È l’opera che consente all’Italia e all’Europa di proiettarsi verso il Mediterraneo e i Paesi del nord Africa che vivono una stagione di grande sviluppo e che sono destinati a diventare gli interlocutori naturali del futuro del nostro Paese».

    Subito dopo, il 22 maggio, ilCalcetruzzo.it ci riporta che, dall’interno della “delegazione universitaria reggina” al Convegno catanese, è emersa una voce rassicurante: «… malgrado il blocco del Ponte degli anni passati, ad Architettura si è fatto un lavoro che prefigura quali cambiamenti il Ponte imporrà, cambiamenti da governare e non da subire perché saranno altre e importanti occasioni da sfruttare economicamente ed esteticamente». Concetto riconfermato (Strill.it del 23 maggio) dallo stesso Rettore uscente: «Da tempo l’area dello Stretto è oggetto di studi documentati da parte della Mediterranea su una sua eventuale conurbazione sia in presenza che in assenza del Ponte, un laboratorio di sperimentazioni fisiche e culturali, economiche e sociali». Peccato che di tali ricerche non ci sia traccia nelle biblioteche, nelle bibliografie e nei repertori italiani ed internazionali. E se delle ricerche non si conoscono i risultati, né l’indispensabile “Impact Factor”, che ricerche sono?

    Non tanto ci dovrebbe interessare la questione dello “scarico te che hai già scaricato me”, che più o meno a caldo è stato oggetto di riflessione, e di polemica, ma anche di “presa in giro” sugli organi di informazione, come Strill.it del 22 maggio (“Ponte: Bianchi “scarica” Giovannini”: una posizione che non è affatto legata ad un “pregiudizio” bensì ad un “giudizio” molto ponderato, che discende da studi multisettoriali, documentati e approfonditi, … e il sapere scientifico dovrebbe evitare ogni forma di subordinazione culturale e politica), ed ilGiornale.it del 27 maggio (“Ora il delfino getta Bianchi dal Ponte”: il tradimento che si è consumato in riva allo Stretto di Messina, dicendo sì al Ponte sullo Stretto, forse per acchiappare qualche voto in vista della riconferma…). Le interpretazioni se tali stupefacenti comportamenti di un Rettore uscente siano utili a rafforzare una incerta rielezione, le lascio ad altri più raffinati analisti.

    E per carità di patria non vorrei sottolineare più di tanto la goffaggine nel cercare di uscire dall’imbarazzo, aggiungendo alla boutade del Ponte sullo  Stretto “come ultimo tassello non solo dell’A3 Salerno-Reggio Calabria, ma anche del “Corridoio 1 / Berlino-Palermo” ragionamenti come “parlare del Ponte, al di là della sua priorità e della fattibilità, è un’opportunità che abbiamo per riportare l’attenzione sulla questione meridionale” (Strill.it del 23 maggio, “Ponte: la risposta di Giovannini”), con buona pace dei tanti meridionalisti, da Giustino Fortunato a Pasquale Villari, da Francesco Saverio Nitti ad Antonio Gramsci, da Manlio Rossi Doria a Pasquale Saraceno, i quali, se potessero ascoltare certe cose di certo si rivolterebbero nella tomba.

    Che dire, in chiusura, se non esprimere una grande voglia di fare ed invocare l’impegno massimo e generalizzato della “Mediterranea” sul piano della ricerca di qualità – se non c’è ricerca, e ricerca di qualità, è inutile ricominciare – e quindi un grande bisogno di quella conoscenza che da a te il diritto di parlare, ed agli altri il dovere di ascoltarti per ciò che dici (e non per ciò che intenderesti dire). Rispetto all’oggi, una vera e propria rifondazione.

    E perché non richiamarsi a padre Dante, ed al suo di Ulisse ed alla sua inquietudine: «fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza» (Divina Commedia, Inferno, canto XXVI)? E Virtù e Conoscenza si coniugano bene con Verità e Scienza, con Serietà e Coerenza, e con la (buona) Politica. Di tutto ciò abbiamo davvero bisogno. E da subito.

     

    *Prof. Ordinario di Urbanistica, Presidente del Corso di Laurea in “Urbanistica”