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    Dove eravamo in tutti questi anni?

    questura

     di Enrico Costa – Dobbiamo ancora una volta al coraggio ed alla professionalità di Antonino Monteleone, il giornalista minacciato ed intimidito, se abbiamo potuto assistere su youtube e praticamente in diretta, alla scena agghiacciante svoltasi fuori dalla Questura di

     Reggio Calabria dopo la cattura da parte della Squadra Mobile reggina dell’ultimo degli storici latitanti della ’ndrangheta, fra i 30 più pericolosi latitanti d’Italia.
    Dopo 17 anni di latitanza non c’era la Reggio positiva schierata con lo Stato, che pure esiste e resiste, la Reggio di “Libera” e di Don Ciotti, che soltanto una settimana fa decideva di uscire allo scoperto per lottare contro il pizzo, ma ben duecento persone che applaudivano sia il boss in manette Giovanni Tegano (classe 1939 e latitante dal 1993) che i favoreggiatori catturati assieme a lui, ed ammanettati.
    Tafferugli con tanta gente che si era spostata dalla periferia verso il centro città e la Questura, non gente che reagiva durante la cattura, come le abituali scene “a caldo” delle donne della squallida periferia napoletana.
    Nel video di oltre quattro minuti si può nitidamente ascoltare, mentre si vedono padri e madri innalzare bambini di pochi mesi, la gente che grida: “Con queste cose traumatizzate i ragazzi”, “Ti vorremo bene per sempre”, “Ha fatto bene a tutti” e “Avete arrestato un uomo di pace”. Pax mafiosa, evidentemente.
    Il plauso alle Forze dell’ordine, ai Magistrati (in una sola parola: allo Stato), dovrebbe essere un dovere per tutti noi reggini. Invece si è applaudito ed inneggiato così, a viso aperto, verso la parte sbagliata.
    Applauso e sostegno inaccettabili, che stanno facendo il giro della rete e dei telegiornali, e che domani saranno sulle prime pagine dei giornali.
    Dopo 35 anni di insegnamento universitario a Reggio Calabria non posso che ripetermi, senza trovare risposte convincenti, le domande angosciose che mi ponevo tre giorni fa: “Cosa insegnamo?” e “Per chi insegnamo?”.
    Me le ponevo, tre giorni fa, dopo la retata della cosca di San Luca, nella quale è incappato anche uno studente di Architettura, un rappresentante eletto degli studenti in uno degli organismi rappresentativi, uno che condivideva la nostra vita quotidiana. Uno che si presentava come uno dei tanti nostri studenti.
    Ripensando all’assenza della “Mediterranea” da Don Ciotti (c’erano tutti, dall’arcivescovo ai magistrati, agli amministratori ed alle associazioni, mancavamo solo noi), ripensando all’assenza della “Mediterranea” quel 3 gennaio davanti alla Procura, aggiungo un altro quesito: in tutti questi anni, ed in quanto istituzione, “Dove eravamo?”. Ed ancora: “Di cosa ci stiamo occupando?”.