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    Riflessioni sul rapporto fra Ecologia e Pianificazione

    di Vittorio Amadio* – Pianificazione e ecologia hanno trovato una convergenza intorno al tema della sostenibilità: quando la pianificazione, processo di governo dal territorio attraverso i piani,

     si è relazionata all’ambiente, ovvero a valenze, caratteri, fragilità che lo stesso territorio possiede ed esprime, si è avuto l’incontro con l’ecologia il cui oggetto di studio sono i viventi nel loro ambiente e quindi l’uomo nel proprio ambiente/habitat.

    C’è stato un importante passaggio nell’evoluzione del rapporto tra l’umanità e la natura, informato al fine dell’ affermazione sulla natura sino al limitare del secolo scorso, poi orientato alla sostenibilità: del vivere in armonia spaziale, sociale ecologica con la natura.

    Città, territorio, paesaggio non sono separabili dal proprio contesto, ambiente appunto, così come costituiscono sistemi funzionali oltre che forme, il cui modificare (utilizzare, recuperare, risanare, conservare) cosciente non può prescindere dalla conoscenza di dinamiche funzionali, relazioni spaziali, processi e strutture, ovvero ecologia: il sapere del funzionamento dell’ambiente e delle risposte alle trasformazioni/interazioni/pressioni, della storia dell’habitat umano come storia di interazione e di appartenenza, parte e tutto della natura.

    L’influsso che la questione ambientale ha avuto nei confronti della pianificazione è stato tale da avere costituito il motivo di un generale ripensamento sia di alcuni concetti base su cui la stessa si è fondata, sia circa gli strumenti attuativi. L’attenzione alla problematica ambientale si è concretizzata nell’introduzione di specifici piani ambientali e nella considerazione di valenze ambientali nei tipici piani urbanistici, considerando quali potessero essere gli elementi attraverso cui inserire nel principale strumento della pianificazione i principi della sostenibilità dello sviluppo. L’ecologia ha permesso di conoscere e interpretare la strutture e il funzionamento dei sistemi ambientali che sono oggetto della pianificazione, ne è derivato che la conoscenza dell’ambiente in chiave ecologica, al fine di analizzare, interpretare e valutare i problemi connessi alla pianificazione e gestione dell’ambiente, del paesaggio e del territorio, ha permesso la definizione di comuni strade di lavoro applicativo verso modelli ecologici e modelli territoriali ugualmente sostenibili.

    È in considerazione delle precedenti, e delle successive interrelazioni, che ho accettato di buon grado di fornire questo contributo, richiestomi dal Prof. Enrico Costa il quale, partendo dall’esperienza del precedente Corso di laurea in PTU&A sta costruendo il nuovo Corso di Laurea in Urbanistica della Mediterranea.

    L’ecologia è visione sistemica del territorio e ricerca sulla qualità urbana e territoriale, in essa la qualità e l’estetica, la forma e la struttura sono elementi diacritici della conoscenza e delle sue applicazioni, attraverso strumenti nuovi, dalla teoria delle catastrofi di Thom alla geometria frattale di Mandelbrot, assumono un ruolo centrale il tempo, quindi la qualità e l’estetica, nell’ecologia della forma, dell’armonia, della percezione, del bello.

    Aprire una riflessione sui modi in cui si rapportano attualmente pianificazione e ecologia, e su come possa evolversi questo rapporto, porta in primo luogo a un ripensamento del processo pianificatorio alla luce del riconoscimento dei valori ambientali quale punto di partenza del piano, ma mette anche in luce il contributo specifico dato dell’ecologia quale scienza del funzionamento dell’ambiente, che permette quindi di conoscere dinamicamente il comportamento dell’ecosistema e di come e quali possano essere le riposte alle modificazioni ambientali da parte dell’uomo.

    In particolare nella sua evoluzione la pianificazione, derivata in origine dall’ampliamento del campo di azione dell’urbanistica, sotto la spinta del riconoscimento dell’ineludibile confronto con la questione ambientale ha ampliato il proprio campo di azione e quindi il proprio corpo di conoscenze all’apporto dell’ecologia e di scienze specialistiche ad essa vicine, che hanno potuto svolgere un ruolo non solo di analisi ma anche di interpretazione e applicazione degli strumenti metodologici alla realtà ambientale, dei quali controllare poi gli effetti non solo a livello del piano figurato o volumetrico, bensì a livello funzionale, vale a dire di rispondenza alla finalità prestabilita.

    Questi sviluppi sono stati sostenuti dal contributo concettuale e metodologico di molte nuove idee derivate dall’ecologia (valutazione di impatto ambientale, valutazione ambientale strategica, pianificazione ecologica, ecologia del restauro), convergendo nella logica di saldare la diagnosi con la terapia, interpretando i fatti in base all’uso del territorio e ravvisando inadeguatezze e limiti, definendo interventi per il riassetto e la gestione, in un’ottica di dinamica funzionale.

    Nuovi strumenti di governo del territorio, aventi specifica considerazione della salvaguardia degli ambienti naturali – “piani di parco e di area protetta” –, della stabilità, degli equilibri e dell’integrità dei suoli e delle acque – “piani di bacino” –, della qualità elle immagini del territorio e dei profili urbani, – “piani paesistici” –, si sono affiancati ai tradizionali strumenti urbanistici generali – “piani regolatori comunali” e “piani territoriali di coordinamento”.

    Mentre gli strumenti tradizionali tracciavano le configurazioni future senza necessariamente confrontarsi con i contesti su cui avrebbero operato, la conoscenza delle dinamiche ambientali e delle immagini dei paesaggi è diventata un fattore condizionante la valutazione della sostenibilità delle possibili trasformazioni. I nuovi piani “ambientali” hanno quali elementi strutturanti la conoscenza dello stato di fatto per mettere in evidenza i problemi e le risorse, e la valutazione delle compatibilità delle possibili trasformazioni rispetto ai criteri della sostenibilità dello sviluppo.

    Essi hanno indotto nuove derive concettuali e metodologiche che hanno contribuito a modificare in maniera rilevante la struttura e il linguaggio dei piani tradizionali, dove l’ecologia ha potuto fornire metodi, strumenti e procedure per costruire le basi di conoscenza su cui fondare le scelte e le valutazioni dei progetti urbanistici orientati all’ambiente ed al paesaggio.

    Gli scenari problematici che si aprono oggi alla pianificazione convergono sulle domande che si pone anche l’ecologia e cioè l’individuazione di modelli di gestione e di pianificazione ambientale in grado di far fronte a questioni complesse come la conservazione della biodiversità, i cambiamenti globali e locali, la frammentazione dei sistemi ambientali, la gestione delle risorse ambientali.

    Per queste problematiche è necessario avere chiaro il concetto di ambiente e delle sue leggi, considerare l’uomo all’interno di altre comunità viventi e la sua specifica capacità di modificare e trasformare il paesaggio. Insieme a queste anche la considerazione della presenza dell’uomo non separata ma integrata nella natura e quindi non necessariamente come agente di impatto o di disturbo ma anche come fattore coevolutivo e simbionte che contribuisce alla diversità, come nei paesaggi mediterranei.

    Per questo l’ecologia partendo dai fondamenti teorici, dalle premesse disciplinari fondative, dai paradigmi, mette in luce le basi e origini comuni tra pianificazione e scienze ambientali, si ricordino solo alcuni studiosi quali Geddes, Mumford, Odum…

    I principi di integratività e sclarità, l’analisi spazio-temporale assumono nel campo dell’ecologia una complessità determinata dai concetti relazionali di struttura-funzione, forma-processo.

    La definizione del concetto di ecosistema appare centrale, e si esplica attraverso lo studio dei parametri ambientali, i cicli bio-geo-chimici, la dinamica delle popolazioni e la valutazione della capacità portante e del rapporto tra risorse e loro utilizzo, lo studio delle comunità e dei loro livelli di organizzazione nei paesaggi sono tra gli argomenti di approfondimento.

    Nell’indirizzo ecosistemico e paesaggistico grande interesse destano i contributi dell’ecologia del paesaggio, sia sul piano teorico che applicativo per la congruità della scala, dove è possibile mettere a fuoco temi di grande interesse come l’eterogeneità dei paesaggi, la connettività e frammentazione degli habitat, lo studio dei mosaici ambientali, dei cambiamenti e delle dinamiche del paesaggio, l’ecologia urbana.

     

     

    *(Professore Associato di “Tecnica e Pianificazione Urbanistica”, Ecologo, Esperto del Ministero per l’Ambiente, la Tutela del Territorio e del Mare)