• Home / RUBRICHE / Nuova Urbanistica Mediterranea / L’urbanista artigiano e la scuola-bottega. Due aspetti emergenti del nuovo Corso di Laurea in Urbanistica

    L’urbanista artigiano e la scuola-bottega. Due aspetti emergenti del nuovo Corso di Laurea in Urbanistica

    reggio_calabria_stretto_di_messina_mortelliti_strill

    di Raffaella Campanella* – Che il Corso di Laurea in “Pianificazione Territoriale Urbanistica e Ambientale” della Facoltà di Architettura di Reggio Calabria cambi nome, ritornando

    all’originaria dicitura di Corso di Laurea in “Urbanistica” (con tutto quello che questo “nuovo nome storico” si porta dietro), proprio nell’anno accademico in cui ho fatto la scelta di afferirvi come docente è per me una sorta di “segno del destino”.

    Ho trascorso gli ultimi trent’anni della mia vita a formarmi – come studente, ricercatore, docente – all’interno del Corso di Laurea in Architettura della stessa Facoltà e, pur occupandomi di Urbanistica, ho sempre pensato che soltanto quello fosse il mio posto.
    L’attenzione da sempre posta, divenuta poi parte fondante del mio lavoro di ricerca e sperimentazione didattica, agli aspetti morfologici della città e del territorio, sia in termini interpretativi che progettuali, mi induceva, infatti, a credere che soltanto una formazione da “architetto” potesse dare risposta ad alcuni aspetti della disciplina urbanistica più strettamente correlati al come “fatti altri”, di matrice interdisciplinare e spesso immateriale, si manifestassero nello spazio e potessero, mediante il progetto, indurre mutazioni nella conformazione dello stesso e nei piani di vita dei soggetti in esso interagenti.

    È da dire che la mia convinzione era fortemente influenzata da due importanti fattori. Il primo relativo al fatto che il Corso di Laurea in “Architettura” della nostra Facoltà è stato, per almeno i due terzi del trentennio di mia esperienza, fortemente segnato dalla sua originaria matrice fondativa che individuava nell’Urbanistica uno degli elementi basilari della formazione dell’Architetto ed era quindi in grado di plasmare quella figura, a me tanto cara, di “architetto-urbanista”, tecnico della morfologia, capace di interpretare e modificare le forme del territorio che contengono e rappresentano fisicamente le dinamiche presenti sullo stesso. Il secondo che il Corso di Laurea in PTU&A si dedicava, complementarmente ed egregiamente, alla formazione di un’altrettanto valida e necessaria figura, però a me meno congeniale, di “Planner”, Tecnico della pianificazione, in grado di raccordare, orientare e gestire politiche, strategie e attori per una trasformazione compatibile ed uno sviluppo sostenibile del territorio.

    Il passaggio al 3+2 (laurea triennale + biennio specialistico) segna una svolta in questo iter formativo: il peso dell’Urbanistica nel Corso di Laurea in “Architettura” viene fortemente (giustamente?) ridimensionato; il Corso di Laurea in “Pianificazione Territoriale Urbanistica e Ambientale” inizia un percorso che integra le nuove tendenze, necessarie ad una sempre maggiore specializzazione formativa di tipo interdisciplinare, con una sorta di “recupero” di quei fondamenti del “pensare e fare urbanistica” che hanno caratterizzato lo specifico disciplinare nella sua fase fondativa, e cioè quando questo non veniva concepito come scisso dall’architettura bensì auspicato – come nelle teorizzazioni di maestri quali Piccinato, Samonà, Quaroni, De Carlo – in unità con quest’ultima.

    Questo processo di “recupero” trova il suo momento di esplicitazione nella scelta, citata in apertura, di riappropriarsi a partire dall’anno accademico 2009-2010, all’originaria denominazione di Corso di Laurea in “Urbanistica”, così come volle Giovanni Astengo. Tale scelta – proposta dal Presidente Prof. Enrico Costa ed unanimemente accolta dai Colleghi e dagli studenti –, né nostalgica né strumentale, è, peraltro, ben lungi dall’essere puramente nominale. Essa porta con se, infatti, un accurato processo di riprogettazione dell’offerta formativa fornita che, come può essere evinto dal Manifesto degli Studi relativo al nuovo ordinamento, mantiene e valorizza quegli apporti disciplinari che storicamente hanno concorso alla formazione di eccellenti “pianificatori” e, al contempo, li integra mediante il rafforzamento o l’introduzione ex novo di materie di studio più proprie della tradizionale formazione di architetto. Si rafforza così il ruolo delle “Storie” che sono la “Storia della Città e del Territorio”, anche e soprattutto quello di appartenenza, ma sono, altresì, la “Storia dell’Architettura”, nonché la Storia “in senso stretto”, di grande rilevanza nel processo formativo, in quanto solo la comprensione delle sue dinamiche – politiche, sociali, economiche – rende possibile una corretta interpretazione delle trasformazioni territoriali e urbane. Si introduce il concetto di “Restauro Urbano”, così importante per i nostri territori, ricchi non tanto di emergenze monumentali quanto di un complesso ed interessantissimo sistema di centri storici minori, fortemente segnati dai fenomeni dell’abbandono e del degrado. Ed ancora troviamo nell’offerta formativa l’Architettura del Paesaggio, elemento cardine per la concretizzazione in un “progetto morfologico” delle strategie di recupero e/o trasformazione di territori ambientalmente sensibili. Infine, ma non ultima, l’introduzione della “Composizione Architettonica e Urbana”, a colmare quel “vuoto orribile” venutosi a creare tra il “macro piano urbanistico delle regole” ed il “micro progetto urbano delle architetture”, a ricostruire il senso di un “metodo compositivo urbanistico” che recuperi il valore della scala intermedia del Progetto della Città e della sua capacità di raccordarsi al macro ed al micro, alle regole e alle architetture.

    Altro elemento di grande interesse nell’impostazione della didattica per gli anni accademici a venire è la scelta compiuta di occuparsi, nell’ambito delle esercitazioni progettuali dei singoli Corsi o Laboratori e nell’elaborazione delle Tesi di Laurea, in maniera più particolare e mirata del territorio di appartenenza e nello specifico dell’ambito dell’Area Metropolitana della città di Reggio Calabria, di recente entrata nei ranghi delle Città Metropolitane del nostro Paese.
    Questa breve sintesi dei punti salienti riguardanti, a mio avviso, le più importanti “novità” introdotte nell’offerta formativa con l’avvio del nuovo Corso di Laurea in Urbanistica fa emergere due aspetti, riguardanti il ruolo della “scuola”, per me fondamentali.

    Il primo è relativo alla capacità che una “Scuola di Urbanistica” così strutturata può avere nel riuscire a compiere, nel corso dei processi formativi, un’operazione di coagulo in un’unica figura delle due complementari, il tecnico della pianificazione ed il tecnico della morfologia, precedentemente descritte – operazione che dovrebbe coordinare le loro attività, generando la consapevolezza di lavorare in un sistema aperto – al fine di sperimentare concretamente un nuovo modo di concepire e gestire il territorio e la città, mediante modalità differenti, ma accomunate da una consapevole dimensione dialettica e interattiva e, comunque, mirata all’individuazione di una strategia, una strategia che intervenga, però, su una struttura morfologica. La riuscita di tale operazione potrebbe dar luogo alla nascita di una sorta di urbanista artigiano capace di coniugare tecnica e arte insieme, in quanto Artigiano è la figura emblematica di sintesi umana della tecné, arte e tecnica insieme, figura non tecnologica e non idealistica, ma realisticamente inventiva.

    Il secondo, non distinto dal primo, riguarda il potenziale che una “Scuola di Urbanistica” può esprimere e, soprattutto, donare ai territori-città di appartenenza, svolgendo un ruolo attivo, divenendo una sorta di “laboratorio permanente”, una bottega di idee, di conoscenza dei luoghi e dei loro abitanti, di produzione e responsabile proposizione “di immagini, di racconti e di miti, oltre che di progetti con un alto contenuto tecnico”, di sperimentazione di un “progetto culturale collettivo” di quel contesto in cui si trova ad agire e con il quale deve riuscire a interagire, tenendo presente che il ruolo giocato dagli “uomini” e dalle “idee” risulta sempre più importante di quello attribuibile agli “strumenti” e alle “norme”.

    Mi accingo, pertanto, ad iniziare questa nuova avventura didattica con grande entusiasmo e grandi speranze. Auguro a tutti noi di fare un buon lavoro.

    *Ricercatore universitario di Urbanistica, è Docente presso il Corso di Laurea in “Urbanistica” della “Mediterranea”