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    La sfida del “Territorio Parco”

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    di Enrico Costa* – L’estate non si è ancora conclusa ma, sulla scorta di dati tutt’altro che positivi di un settore che, come il turismo, dovrebbe essere strategico, è già possibile, anzi doveroso,

     riflettere su una cultura della tutela e della valorizzazione delle nostre risorse territoriali, ambientali, paesaggistiche e culturali che da noi non c’è stata. Risorse che sono, è bene ricordarlo sempre, irriproducibili.

    Nella migliore delle ipotesi la cultura della tutela e della valorizzazione è stata sottovalutata, se non apertamente osteggiata. Basti pensare che il termine “parco” non è ancora entrato a pieno titolo nel nostro “vocabolario”. E soltanto di fronte alle emergenze ambientali, che però passano e vengono archiviate assieme ai buoni propositi, ci ricordiamo quanto abbiamo perduto. Resto tuttavia convinto che ancora, e molto, potremmo fare per il bene della nostra regione e del suo territorio. E lo potremo fare puntando soltanto su nuove e più consapevoli generazioni. Sui nostri figli e sui nostri nipoti che abbiamo abituato a non considerare la vacanza legata soltanto al divertimento consumistico, educandoli che oltre al mare ed alla montagna è bene dedicare una parte delle vacanze anche alla visita consapevole e consapevolizzante dei nostri Parchi.

    Siamo abituati ad associare la parola parco ad un’area verde, magari attrezzata con panchine, sentieri e giochi per l’infanzia se ci troviamo in un contesto urbano, mentre invece l’associamo ad un bosco di più vaste dimensioni (intercomunale, interprovinciale, interregionale) se ci troviamo in un contesto extra urbano. In entrambi i casi nell’immaginario collettivo la parola parco ha sempre una valenza “verde” e naturale. D’altronde anche sui dizionari della lingua italiana alla voce parco troviamo i primi due significati che hanno a che fare con boschi e giardini e solo al terzo posto un significato diverso: un recinto in cui si custodisce materiale di vario tipo (parco auto, parco mobile, parco rotabile, fino ad arrivare ad un senso lato ovvero, “il parco buoi” nel gergo della Borsa).

    Il parco naturale infatti (ed il nostro Ateneo si distingue fra gli altri per avere istituito presso il Corso di Laurea in “PTU&A”, oggi in “Urbanistica”, un innovativo insegnamento di “Pianificazione dei Parchi Naturali” promosso ed attivato da chi scrive), è stato per molto tempo considerato poco più che un “recinto”, una sorta di “santuario” che conteneva fauna e flora, acque, rocce, grotte, ecc. da proteggere, e la principale funzione di un parco era proprio quella di limitarne l’accesso, d’altro canto i nostri parchi naturali storici nascono proprio dai giardini reali e dalle riserve di caccia delle residenze, invernali od estive, delle dinastie monarchiche.

    Questo succedeva prima della legge Quadro sui Parchi e le Aree Naturali Protette n° 394 del 1991, che ha voluto istituire, invece, un nuovo concetto di parco per consentire una gestione più moderna e sostenibile dei parchi nazionali, delle aree naturali protette e delle riserve naturali, precedentemente legati ad una visione che lasciava “a latere” un ruolo propulsivo dell’economia che i parchi naturali, come s’è dimostrato, possono svolgere in modo molto positivo.

    Interpretando la legge, ci piace associare alla parola parco il significato di “packaging”.
    Il packaging è il termine che in gergo pubblicitario si usa per indicare la confezione del prodotto. Un packaging efficace ed efficiente, che svolga bene il suo ruolo, dona un valore aggiunto al prodotto che confeziona: contiene e protegge il contenuto, ma contemporaneamente lo fa conoscere e lo rende più visibile e anche più fruibile, spiegandone le modalità d’uso, illustrando ingredienti e proprietà, raccontandone la storia, fornendo consigli e magari offrendo anche delle “ricette” ad uso e consumo del consumatore.
    La metafora del parco come packaging virtuale del territorio ben si coniuga sia con il concetto di parco naturale e di parco archeologico (o dei centri storici, o dei beni culturali in genere) che con quello di parco tematico.

    Attraverso questa metafora appare immediatamente evidente che quando si parla di territorio parco (al quale il nuovo Corso di Laurea in “Urbanistica” dedica un “Corso integrato”, al quale attribuiamo un ruolo decisamente strategico) si vuole intendere una gestione del territorio che ne faciliti la fruizione, secondo precisi itinerari tematici (oltre a quanto accennato fino ad ora non andrebbero sottovalutati i “percorsi nel territorio”, e non soltanto quelli escursionistici, ma il “percorso del vino”, il “percorso dell’olio”, ecc.) ed obiettivi comunicativi, che ne promuovono alcuni aspetti culturali legati all’identità, alla storia e alla tradizione, alle produzioni tradizionali, e che si offrono all’utente come istruzioni d’uso e suggerimenti sull’esperienza sensoriale, culturale e turistica che di quei luoghi si può vivere.

    Numerosi e variegati sono gli esempi di parchi tematici nati negli ultimi anni anche in Italia.
    A volte, essi assumono forme anche troppo fantasiose e/o prive di una vera e propria valenza culturale legata all’essenza e allo spirito dei luoghi in cui essi sono situati.
    Per evitare che questa opportunità sia lasciata solo alla libera iniziativa privata, che potrebbe, in quanto spinta da logiche di profitto, snaturare l’identità dei luoghi a favore di più facili e comprensibili ambientazioni e tipi di fruizione (parchi giochi, parchi dei divertimenti, parchi acquatici, ecc.), è necessario preparare e formare le professionalità anche su queste nuove prospettive, che potrebbero rappresentare un felice connubio tra cultura e turismo, oltre che occasioni di lavoro.

    Ecco perché risulta particolarmente interessante la vera e propria “sfida” che il Corso integrato di “Territorio Parco”, costituito dai tre corsi di Pianificazione dei parchi naturali, Restauro del territorio e Parchi tematici, viene lanciata dall’interno del Corso di Laurea in “Urbanistica”.
    Un Corso integrato di “Territorio Parco”, quello offerto da “Urbanistica”, inedito sul piano nazionale, ed innovativo almeno quanto lo è stato “Pianificazione dei parchi naturali”, del quale, in un certo senso, rappresenta quasi uno “sviluppo naturale”.

    Una vera sfida.

    Una sfida che assume un carattere particolarmente intrigante nel momento in cui ci si dovrà misurare con la realtà emergente di “Reggio Città Metropolitana”. E soprattutto con la ricchezza di beni ambientali (il Parco Nazionale dell’Aspromonte, il Parco Marino “Costa dei Gelsomini”, uno dei cinque parchi regionali attivati solo da alcuni giorni, sulla ionica reggina, noto per l’alta riproduzione della tartaruga marina “Caretta Caretta”, e che speriamo non venga inghiottito dal catrame assieme alle preziose uova di tartaruga fiduciosamente deposte su quelle spiagge, ecc.), di beni culturali (archeologia e centri storici: Pentadattilo, Locri, Gerace, la “rete” provinciale degli insediamenti storici; l’itinerario dell’architettura e della pittura “liberty” e della “art decò” a Reggio Calabria, ecc.), nonché delle memorie letterarie e musicali (Répaci ed Alvaro a Palmi e San Luca, Omero nell’area dello stretto, Cilea e Manfroce ancora a Palmi, ecc.).

    Un’esperienza da monitorare potrebbe essere, a livello metodologico, quella della Regione Calabria, all’interno del progetto Di.Ma. (“Discovery Magna Grecia”), di una rete dei Parchi Letterari con lo scopo di presentare un’offerta turistica culturale di qualità da promuovere verso tour operator e agenzie di viaggio, con l’obiettivo più generale di istituire una serie di strumenti di tutela del patrimonio culturale per lo sviluppo di attività turistiche sostenibili e di qualità.

    Ma, di esperienze o progetti altrettanto stimolanti, se ne potrebbero individuare anche altri.
    La Calabria è infatti ricca di spunti e fonte d’ispirazione per l’istituzione di parchi tematici capaci di valorizzare le risorse del territorio, progetti volti a promuovere la conoscenza del territorio regionale, anche delle sue zone più interne, a valorizzarne il patrimonio culturale ed ambientale, a scoprirne usi, costumi e consuetudini, e ad apprezzarne odori e sapori.
    In Calabria, oltre ai parchi naturali nazionali e regionali, ed a parchi archeologici da rivitalizzare, esistono già molti parchi letterari che fanno riscoprire i luoghi che hanno ispirato scrittori e poeti non solo italiani, come per esempio il Parco Letterario Franco Costabile a Lamezia Terme, il Parco Letterario Tommaso Campanella a Cosenza, il Parco Letterario San Nilo a Rossano, il Parco Oldcalabria®, Norman Douglas e i viaggiatori del Grand Tour, oppure il Parco Letterario dell’Istmo dedicato alla figura di Cassiodoro o ancora il Parco Letterario del Marchesato di Crotone, senz’altro da rivitalizzare; ma anche tanti parchi archeologici (come gli scavi archeologici ebraici di Sybaris o il parco archeologico di San Pasquale a Bova Marina di prossima apertura), quelli di ispirazione bizzantina a partire dall’antico borgo protetto da S. Nilo e dal museo che espone il “Codex Purpureus Rossanensis” antico evangelario bizantino; ma esistono anche ben 3 parchi acquatici nella sola Cosenza.

    Si potrebbero immaginare scenari evocativi anche più suggestivi e di arcana memoria vista la ricchezza di storia e mitologia legata al nostro territorio: Il parco dei mostri marini, il parco dei percorsi di Ulisse, il parco delle figure mitologiche, i parchi tecnologici scientifici, il parco del bergamotto, ecc. Il problema è che tutti questi parchi, tematici e non, dovrebbero poi essere coordinati ad un livello superiore di programmazione e pianificazione, per rendere sistematica la gestione del territorio evitando confusione e sovrapposizioni. Ma anche cadute di stile e di gusto.

    Per questo si parla di “Territorio Parco”, intendendo con ciò la capacità di pianificare un sistema complesso di servizi e strutture in comunicazione tra loro ed usufruite in modo sinergico. Per questo un Corso integrato di “Territorio Parco”, come quello che stiamo lanciando ad “Urbanistica”, può e deve rappresentare una proposta necessaria. Ed una risposta tanto innovativa quanto strategica ad una domanda reale.

    Una risposta nuova, attraverso una domanda antica. Frequento questa regione e questa città, dove da tempo vivo, da più di quaranta anni, e la domanda che allora ci ponevamo era: diventerà la Calabria la “Regione Parco d’Italia”? Sappiamo che non è stato così, ma molto c’è da fare. E molto da recuperare. Anche attraverso il Corso integrato di “Territorio Parco”.

    *Presidente Corso di Laurea in Urbanistica presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria