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    Innovazione nel (del) governo del territorio, tra necessità e opportunità

    lungomarestate

    di Celestina Fazia* – Le trasformazioni della città – a volte subìte, più che auspicate e attuate –, i mutamenti sociali, i requisiti di eco-efficienza richiesti alle attività, a beni e servizi, hanno imposto il ricorso

     a nuovi strumenti di governo del territorio, a modalità innovative di gestione dei sistemi urbani e territoriali, più flessibili, in grado di adattarsi alle specificità delle singole realtà territoriali. Per anni una gamma pressochè statica di strumenti di governo delle trasformazioni urbane, contrapposta ad una domanda sociale diversificata e dinamica, ha determinato insoddisfazione per la qualità dei risultati prodotti. Inoltre, l’attuale assetto urbanistico, economico-sociale delle città sta attraversando una fase di profonda trasformazione cui deve necessariamente corrispondere un cambiamento strutturale delle modalità di governo delle trasformazioni urbane: le diverse caratteristiche della dimensione sociale nelle città, il livello di incertezza economica, la segregazione residenziale delle comunità migranti, la domanda sociale diversificata o inespressa, si traducono in una diffusa difficoltà di gestire con gli strumenti ordinari di pianificazione il sistema urbano dinamico e complesso.

    Le “ricadute della complessità” hanno avuto evidenti effetti nelle città. Complessità che significa conflitti, equilibri da garantire.

    Oggi, la capacità gestionale come pre-requisito dei nuovi strumenti urbanistici e la capacità organizzativa-decisionale delle amministrazioni, diventano la forza propulsiva nei confronti del processo di rinnovamento.

    Negli ultimi anni, anche grazie ad alcune innovazioni nelle leggi urbanistiche regionali, sono stati introdotti nuovi strumenti attuativi, spesso connessi ad incentivi finanziari, utili per avviare interventi nelle aree urbanizzate, finalizzati al recupero della qualità ambientale e sociale di aree soggette a degrado fisico e caratterizzate da tensione sociale. I nuovi approcci e le tipologie di intervento si muovono in una prospettiva di utilizzazione “produttiva” della città e si concretizzano in nuove forme e tipologie d’attuazione in cui quegli elementi che costituivano la differenza tra città consolidata e periferie, quali la distanza fisica e difficoltà di collegamenti, la differenza di opportunità offerte, ridotta qualità e dotazione di servizi, diventano oggetto di specifiche proposte di riqualificazione urbana e sociale.

    L’offerta e il potenziamento di funzioni e attività diversificate, la capacità di attrarre e mobilitare risorse, di attivare dialoghi territoriali possono conferire alle città una connotazione di rango superiore.

    Parlare oggi di innovazione del governo del territorio, così come affrontato nell’ambito delle attività offerte dal Corso di Laurea in “Urbanistica” – che sotto la spinta del presidente prof. Enrico Costa assume una veste nuova attualizzando i temi rispetto alla forte aspettativa di innovazione proveniente dal contesto disciplinare, tecnico e normativo –, significa dare risposte chiare e coerenti alle istanze sociali e alla domanda di città e territorio, attraverso l’offerta di attività sempre più aderenti al mutato quadro dei bisogni sociali e la riorganizzazione degli strumenti di conoscenza delle nuove modalità attuative finalizzate al raggiungimento di un obiettivo comune, una “missione” condivisa di interessi collettivi.

    I limiti di approcci tradizionali, incapaci di misurarsi agli elementi che contraddistinguono il mutato scenario urbano, si sono risolti in pratiche poco conosciute o poco testate, oramai istituzionalizzate, i c.d. “Programmi Complessi”, il cui ricorso è stato necessario per garantire efficienza alle procedure tecnico-urbanistiche. Per queste ragioni all’interno del “Laboratorio di Urbanistica”, previsto al II anno – di cui è responsabile la prof. Francesca Moraci –, del Corso di Laurea in “Urbanistica”, attraverso il modulo di “Programmi Complessi”, oggi “Strumenti e programmi per la trasformazione urbana”, sono stati privilegiati i temi relativi alle innovazioni urbanistiche, agli strumenti e programmi per la trasformazione urbana, con l’obiettivo di formare figure professionali più consapevoli delle opportunità (e delle necessità) di confronto offerte da un inventario di nuovi strumenti attuativi delle “trasformazioni urbane”. Strumenti che richiedono sia la conoscenza analitica delle difficoltà eventuali e delle possibilità di applicazione, che la capacità di leggere e interpretare i fenomeni urbani, decodificando segnali ed effetti di nuovi e articolati assetti urbani e sociali. E che richiedono, soprattutto, capacità di attivare tutta la filiera della trasformazione urbana. Attraverso modalità efficaci di gestione delle risorse finanziare, favorendo sinergie locali e un confronto aperto, e non solo tecnico, sui diritti alla differenza, alla legalità del territorio, alla convivenza, all’equità e alle “opportunità territoriali”

    Intervenire oggi in ambito urbano significa programmare azioni, pianificare interventi, progettare l’organizzazione dei risultati.

    Nel contesto dei nuovi programmi urbani, l’innovazione va in questa direzione: il percorso evolutivo del come raggiungere risultati privilegia il rapporto ottimale fra risultati (qualitativi-quantitativi, benefici diretti e indiretti) e costi (monetari, e non), fra fini (benessere collettivo, qualità urbana) e mezzi (pubblici, privati?). La gestione “fondata sui risultati” presuppone che per valutare i risultati occorre sapere quali siano quelli attesi dall’analisi dei bisogni, sapere in modo esplicito a quali risultati è finalizzata l’azione. Oggi, la questione risiede nel rapporto organizzativo tra chi costruisce la trasformazione urbana – attori e investitori e destinatari finali, users o end-users.

    Le modificazioni introdotte con i programmi complessi hanno contribuito a modificare l’approccio alla costruzione e poi attuazione del piano. Occorre, oggi, valutare l’impatto dei programmi complessi sull’impalcatura tradizionale dell’attuazione delle trasformazioni urbane attraverso il piano tradizionale (ex L. 1150/42), programmi che nascono per cambiare e superare l’ingessatura del piano ma che nelle leggi urbanistiche regionali, travalicando la stessa legge-madre, assumono un’altra connotazione. Mentre sui risultati bisognerebbe capire se nell’attuazione dei programmi complessi, alla qualità di processo ha corrisposto una qualità di prodotto o di progetto.

    La nascita dei programmi complessi si colloca infatti nel processo di rinnovamento degli strumenti di pianificazione/gestione e l’attenzione è stata rivolta alle innovazioni di processo. In Italia, grazie ai programmi complessi, le diverse politiche urbane hanno associato azioni di rilancio e di sviluppo economico delle realtà locali a forme di recupero e rigenerazione urbana favorendo quel processo volto all’integrazione delle politiche urbane e sociali e territoriali in strategie più ampie di rilancio. Gli elementi di innovazione metodologica interessano sostanzialmente i temi relativi alla capacità istituzionale, ai requisiti necessari per garantire attraverso procedure snelle, il raccordo tra la formulazione dei Programmi Complessi e la loro attuazione, la realizzazione di forme di convenzionamento pubblico-privato per l’attuazione degli interventi, cui corrispondono modalità compensative della partecipazione. Ma è soprattutto la programmazione negoziata della gestione delle trasformazioni urbane (attivazione e mobilitazione delle risorse, pratiche partecipative, individuazione del partenariato), la componente più interessante di questi grandi incubatori d’innovazione.

    Definire cioè all’interno delle strategie urbane e dei processi innovativi di gestione delle trasformazioni urbane, i “contesti della governance”. Quali incubatori e terreni efficaci di sperimentazione delle innovazioni amministrative, le strategie urbane definite nei programmi complessi, prevedono “prove di dialogo” a tutti i livelli, istituzionali e non, in coerenza con una “vision” in cui le tre componenti del sistema urbano complesso – dimensione sociale, ambientale ed economica –, assumono un equo e legittimo trattamento. Superata la fase di gestione dell’emergenza, dettata dal ritardo e dalla resistenza amministrativa nel mettere a punto strumenti di gestione delle trasformazioni urbane, occorre innovare gli stessi programmi complessi, oggi di ordinaria amministrazione. La qualità è fatta dalla capacità di gestione degli stessi e dai loro contenuti nel processo di “start up” delle azioni più ampie di riqualificazione urbana.

    E la qualità del territorio è la prospettiva nella quale si muove il Corso di Laurea in “Urbanistica” per formare nuove generazioni di urbanisti e pianificatori.

    *Dottore di ricerca ed Assegnista di ricerca, è docente presso il Corso di Laurea in “Urbanistica”