• Home / RUBRICHE / Nuova Urbanistica Mediterranea / L’importanza delle storie regionali. Per un insegnamento di storia e cultura della Calabria

    L’importanza delle storie regionali. Per un insegnamento di storia e cultura della Calabria

    calabria2

    Grazie alla collaborazione fra la Provincia, con il suo Assessorato alla Cultura, e la Facoltà di Architettura, un nuovo insegnamento ad “Urbanistica”: “Storia e Cultura della Calabria”.

     Potrebbe essere il primo significativo passo per implementare ulteriormente l’offerta didattica specializzata nella pianificazione territoriale,

    urbanistica, paesaggistica ed ambientale, sviluppando il rapporto sinergico fra Provincia ed “Urbanistica”.

    I 4 CFU di “Storia e Cultura della Calabria” vanno a rafforzare ulteriormente la già forte presenza delle discipline della storia dell’architettura e della città (16 CFU nella riformulazione del CdL in “Urbanistica”), del restauro (16 CFU) e, grazie alla presenza ormai decennale dei corsi del Prof. Salvatore Adorno, della storia contemporanea (8 CFU).

    Partendo dalla considerazione che la conoscenza a tutto campo del nostro territorio e della nostra identità sia al momento una lacuna degli attuali ordinamenti e dell’attuale offerta didattica, il Corso di Laurea in “Urbanistica” ci ha spinto ad istituire l’insegnamento di “Storia e Cultura della Calabria” (a scelta dello studente, 4 Crediti, o CFU, corrispondenti a 60 ore di lezione), da affidare per contratto ad una personalità scelta fra studiosi autorevoli e radicati nella nostra realtà territoriale.

    L’utenza di tale Corso universitario del CdL in “Urbanistica” sarebbe estesa non solo all’intera Facoltà di Architettura, ma anche alle altre Facoltà della “Mediterranea”.

    Per dare respiro all’iniziativa si è ritenuto opportuno collocare tale offerta didattica annuale nella prospettiva di una sperimentazione triennale.

    Le storie regionali sono da tempo entrate nei curricula didattico formativi delle università italiane attraverso un’ampia dimensione cronologica che va dall’antichità alla contemporaneità, passando per l’età medievale e moderna, ovvero declinate come specifiche discipline all’interno di settori disciplinari legati all’antichistica alla storia medievale, moderna e contemporanea, ma anche alla storia dell’architettura e dell’economia.

    In questa scelta sono prevalse, ora motivazioni identitarie finalizzate a recuperare un nesso stretto tra i percorsi formativi e il territorio, ora motivazioni più scientifiche laddove si è individuata nella scala regionale una dimensione privilegiata per lo studio dei fenomeni storici.

    La pubblicazione della serie delle storie regionali della casa editrice Einaudi, a partire dagli anni Ottanta del Novecento, ha rappresentato un punto insieme di arrivo e ripartenza di questo percorso, sia per l’ampio dibattito che l’ha preceduta sia per la qualità dei volumi prodotti che spesso hanno aperto nuovi scenari di ricerca.

    Si possono qui enucleare solo alcuni temi di quel dibattito: il ruolo della geografia fisica nella definizione di aree regionali omogenee e la difficile coincidenza tra regione geografica e regione amministrativa; la capacità di condizionamento di lunga durata derivante dagli insediamenti pre romani e dai sistemi di infrastrutturazione e censuazione dell’antica Roma nell’individuazione di quadri originari regionali; il rapporto tra la formazione degli antiche stati regionali, il processo di unificazione amministrativa sabauda e la formazione delle regioni in età repubblicana; le modalità di formazione di culture regionali, linguistiche, letterarie, artistiche e architettoniche all’interno di contesti istituzionali sovra regionali, nazionali e sovra nazionali.

    Nuovi scenari di ricerca hanno poi aperto le storie delle regioni meridionali, soprattutto Sicilia, Calabria, Campania, Puglia, che in modo coerente hanno ribaltato la vecchia tradizione del meridionalismo classico aprendo le porte a categorie interpretative innovative. Queste storie hanno infatti smontato uno degli stereotipi più resistenti che la  storiografia meridionalista ha costruito sul meridione: l’immagine di una territorio eminentemente agricolo caratterizzato da un’articolazione sociale bipolare estremamente elementare: da una parte la proprietà latifondista assenteista, dall’altra i contadini poveri.

    Questa lettura, che faceva perno sul protagonismo politico ed economico dei ceti agrari,  sia dominanti che dominati, ha fatto delle città meridionali e dei ceti sociali che le abitavano un soggetto marginale e sussidiario della ricerca storica, privo di un’autonoma capacità esplicativa dei processi di trasformazione storica.

    A partire dagli anni Ottanta un nuovo filone di ricerca ha ribaltato i dati di fondo di questa lettura mettendo al centro dell’attenzione delle regioni meridionali l’universo urbano. In quegli anni i rapidi processi di urbanizzazione e modernizzazione della società meridionale, coniugati alla marginalità del ruolo assunto dal latifondo dopo la riforma agraria e alla contemporanea crescita di ceti medi urbani, hanno posto nuove domande.

    Si è iniziato così a indagare sulle radici remote di questi fenomeni. In questo modo le città con i loro abitanti sono diventate i nuovi soggetti della storia del Mezzogiorno, mentre l’attenzione sulle campagne si è spostata dal latifondo cerealicolo verso l’agricoltura arborata intensiva degli ulivi, della vite e degli agrumi.

    Si è realizzato così un capovolgimento dell’interesse storiografico, prima concentrato a evidenziare i tratti di arretratezza e mancanza di sviluppo dell’ universo rurale, ora teso invece a valorizzare gli elementi di dinamismo delle città e della campagna. Le storie delle regioni  della casa editrice Einaudi rappresentano un importante punto di sintesi di questo percorso. In Puglia si costruisce  intorno a Bari una rete di rapporti funzionali e gerarchici  che disegnano un’armatura urbana di tipo moderno. La  Sicilia è caratterizzata da un policentrismo che non appare coordinato in sistema. I due poli principali Catania e Palermo hanno gravitazioni opposte, mentre un terzo polo si addensa intorno all’area dello stretto di Messina. La Campania è Napoli, con il suo raggio di funzioni politiche, culturali e mercantili interregionali, progressivamente erose dalla crescita del polo pugliese e contrastate dal lento emergere di Salerno. La Calabria si articola su centri indipendenti privi di un “vertice” ordinatore.

    All’intero di questo contesto una storia della Calabria che a partire dalla contemporaneità voglia indagare le matrici storiche profonde della sua identità ha dunque un patrimonio di riflessioni vasto e consolidato da cui trarre  strumenti per un’azione didattica efficace. Alcuni temi identitari come quello del rapporto tra la Calabria costiera e quella interna, che ha radici profonde nella storia antica, o del rapporto tra natura e storia, e ancora i temi dell’isolamento e della marginalità geo politica, legati alla storia di lunga durata dei sistemi di infrastrutturazione viaria e, per avvicinarci alla radici più recenti, il grande tema delle migrazioni e del rapporto tra territorio e modernizzazione e tra comunità e modernizzazione, scandiscono passaggi scientifici e didattici essenziali. La dimensione storica dell’uso dissipativo delle risorse ambientali e territoriali sia delle aree costiere che di quelle montane, come pure della crescita non regolata delle aree urbane rappresenta un altro capitolo centrale di questa storia, che riflette per altro uno specifico  interesse per un Corso di Laurea in “Urbanistica” operante in una Facoltà di Architettura.

    Il volume Einaudi di  Bevilaqua e Placanica, la bella monografia di sintesi di quest’ultimo edita dalla Donzelli, rimangono punti di riferimento essenziali, insieme alla collana di Gangemi sulla Calabria antica, medievale, moderna e contemporanea curate da Settis e Placanica.  Sulla scorta della rivalutazione del fenomeno urbano si è assistito anche a una ripresa degli studi sui centri medie e piccoli della regione in gran parte confluiti nelle monografie della Rubbettino, che riprendono la tradizione meno recente e già consolidata delle monografie della Laterza. La presenza di una bibliografia ricca di contenuti e di metodo e versata ad un utilizzo didattico, rappresenta un patrimonio importante per l’attivazione di un corso di Storia e cultura della Calabria.

     

    a cura del Corso di Laurea in “Urbanistica”

    della Facoltà di Architettura della Mediterranea