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    Complessità e innovazione, binomio inscindibile per una didattica di laboratorio

    lungomare

    di Domenico Passarelli*- Il territorio è per sua natura una struttura sempre più complessa, e l’atto pianificatorio, se non si vuole correre il rischio di renderlo sovrastrutturale, non può che essere affrontato con metodi sempre più innovativi.

     

    A distanza di qualche anno dalla istituzione del Laboratorio didattico “Complessità e Innovazione”, posto al primo anno della Laurea Magistrale, si può affermare che il CdL in “PTUA” (ritornando opportunamente ad essere Corso di Laurea in “Urbanistica”), è stato precursore rispetto a quanto sta caratterizzando il dibattito urbanistico attuale. Si sente infatti parlare, oggi, della necessità di inglobare nei processi pianificatori termini come multidisciplinarietà e interscalarità. Termini con i quali, nei suoi aspetti contenutistici e programmatici, il Laboratorio ha costruito il programma di studio avviando anche una fase sperimentale di ricerca applicata attraverso l’organizzazione di workshop realizzati “oltre confini”. I diversi “saperi” e le diverse “conoscenze” scientifiche e culturali rappresentano le basi su cui fondare un approccio culturale adeguato alle esigenze in atto, sia in riferimento all’evoluzione normativa e legislativa che sta interessando la formazione dei piani e dei programmi urbanistici, sempre più complessi ed innovativi, sia in riferimento alle trasformazioni urbanistiche (economiche, sociali e culturali) che stanno interessando il territorio, non più racchiuso nei “suoi” confini comunali. Si è consapevoli oramai che il passaggio a città metropolitana è un dato acquisito con la inevitabile conseguenza di assumere, nei processi di pianificazione territoriale ed urbanistica, un approccio globale in cui complessità ed innovazione rappresentano la chiave di volta per una corretta lettura ed interpretazione dei fenomeni in atto.

    In tal senso il Laboratorio “Complessità e Innovazione” affronta ed approfondisce il tema della complessità della città, del territorio e del paesaggio attraverso una lettura, una interpretazione ed una valutazione delle dinamiche dei processi di trasformazione fisiche e funzionali che si verificano nello spazio antropico; in quanto la città non è soltanto oggetto di percezione per milioni di persone profondamente diverse per carattere e categoria sociale, ma è anche il prodotto di innumerevoli operatori che per motivi specifici ne mutano costantemente la struttura. Benché nei suoi grandi lineamenti essa possa mantenersi stabile per qualche tempo, nei dettagli essa cambia senza posa.

    Il movimento, la trasformazione, il nascere e il morire sono le caratteristiche dei sistemi naturali, ma anche di quelli antropici, pur nella diversità della durata e della consistenza dei processi.

    Il fine ultimo è quello di arrivare a costruire, insieme ad un quadro sistematico analitico-valutativo della realtà urbana-territoriale in trasformazione, una ipotesi progettuale organizzativa di assetto territoriale, per la riorganizzazione dell’assetto fisico-funzionale della “città” e delle sue “parti”.

    Il Laboratorio affronta i problemi di metodo, tecnici e normativi relativi alla progettazione urbanistica anche in relazione alle esigenze di valutazione preventiva, della fattibilità economica, della domanda sociale e degli esiti spaziali degli interventi proposti.

    Particolare attenzione viene rivolta alla individuazione e definizione degli obiettivi del piano ed alla configurazione del modello organizzativo di assetto previsto e degli interventi progettuali proposti.

    L’obiettivo generale del Laboratorio “Complessità e Innovazione” è l’approfondimento della capacità di ragionamento critico sulle problematiche legate alle forme insediative della città e del territorio, attraverso lo strumento del progetto. L’indagine, come ri-scoperta dell’inscindibile legame tra specificità morfologiche dei luoghi e trasformazioni compiute dall’uomo nel tempo, è la necessaria premessa metodologica su cui fondare una corretta prassi progettuale. Una conoscenza mirata ad individuare l’interazione fra fattori naturali ed umani.

    Comprendere le strutture, le dinamiche e i principi che regolano questa rete articolata, compiere una lettura critica sulle trasformazioni compiute dall’uomo sull’ambiente naturale, sono le azioni preventive e necessarie alla produzione di coerenti indicazioni progettuali.

    Progettare il / nel territorio vuol dire recuperare i valori trasmissibili di antiche logiche e pratiche, che trovano fondamento nell’utilizzo delle risorse disponibili in situ nelle relazioni con il territorio. In altre parole interpretare la sintesi degli elementi che costituiscono l’ambiente culturale consolidato, esito della combinazione di aspetti ecosistemici, forma dell’insediamento, carattere degli edifici e senso della comunità.

    Il fine ultimo della proposta scientifica è formare e specializzare tecnici per la ri-organizzazione manutentiva e per l’elaborazione di progetti di recupero e di riqualificazione urbana e territoriale. La componente di manutenzione è strettamente connessa alla pianificazione con un’attenzione particolare all’uso di nuove tecnologie. Le competenze relative al recupero urbano e territoriale riguardano direttamente la gestione delle trasformazioni urbane relativamente al patrimonio storico e ambientale, alle alternative possibili, alla valutazione dei costi, nonché agli effetti sociali.

    L’obiettivo specifico è quello di creare le condizioni per l’apprendimento degli elementi di conoscenza e di esperienze utili alla progettazione e gestione di piani e politiche di manutenzione e recupero urbano e territoriale.

    Le trasformazioni urbane, sempre più caratterizzate da interventi di recupero e riqualificazione, esigono competenze e figure professionali dotate di appropriata conoscenza delle più avanzate tecnologie del campo, di elevate sensibilità culturali e progettuali, nonché in possesso di giusti strumenti per potersi rapportare ai processi “specialistici” nel momento della programmazione degli interventi di manutenzione, di organizzazione progettuale e normativa dei provvedimenti e degli interventi. A causa di una sempre più decisa articolazione dei vari settori e livelli della pubblica amministrazione, ed in particolare per l’attuazione di programmi ed interventi all’interno dei complessi quadri giuridici ed operativi delle politiche comunitarie, vengono richiesti tecnici urbanisti, sia interni che esterni alle pubbliche amministrazioni, con competenze molto più ampliate ed approfondite, rispetto a quanto offerto dai percorsi tradizionali di formazione universitaria.

    L’esperienza che si sta conducendo all’interno del CdL in PTUA, e che sarà ulteriormente valorizzata nel nuovo Corso di Laurea così come si sta trasformando ai sensi della 270 e sotto la spinta del Presidente Prof. Enrico Costa, attraverso la sperimentazione di workshop tematici, risulta assai significativa rispetto alla auspicata partecipazione e concertazione richiesta nella formazione dei piani urbanistici.

    Nell’ambito delle esercitazioni si attivano forme di partecipazione che confluiscono in Laboratori di progettazione e restauro dove studenti, amministratori, cittadini, imprese e maestranze interagiscono tra loro promuovendo di fatto una pianificazione integrata ampliando ed implementando un nuovo processo cognitivo. L’attività richiesta all’interno dei workshop riguarda la progettazione a scala urbana che si collega ad un percorso di studio e ricerca già avviato nell’ambito della programmazione didattica dei laboratori universitari e che vede l’integrazione anche con seminari, comunicazioni, revisioni e “best practices” di progettazione urbana per preparare gli studenti all’attività progettuale.

    La sfida che ci attende, per i prossimi tre anni non potrà che essere una realtà che, nella prospettiva della concreta realizzazione della Città Metropolitana, dovrà riconoscersi nei connotati della complessità e dell’innovazione mediante un approccio complessivo che avrà come approfondimenti annuali la Conurbazione Reggio Villa, poi l’Area Ionica e quindi quella Tirrenica della provincia di Reggio Calabria, nella prospettiva ineludibile della “Metropoli dello Stretto”.

     

    *(Domenico Passarelli, Urbanista, è Professore Associato di Urbanistica)