• Home / RUBRICHE / Nuova Urbanistica Mediterranea / Restituire qualità al territorio?Si deve ed è possibile, e noi ci stiamo provando

    Restituire qualità al territorio?Si deve ed è possibile, e noi ci stiamo provando

    lungomarereggio

    di Enrico Costa – Quando nel mio dialogo continuo con l’opinione pubblica attraverso gli organi di informazione – ed a questo proposito non cesserò mai di ringraziare le testate tradizionali e quelle sul web, così come le televisioni,

     da Rai Tre a Reggio TV a Canale 5 –, sia con interventi improntati alla satira e soffusi (spero) di ironia, sia con interventi più seriosi sul mio specifico disciplinare, ricevo com’è ovvio consensi e dissensi, e quanto meno suscito discussioni.

    Tutto ciò nel nome della partecipazione, della trasparenza e della gestione della cosa pubblica come fosse la ben nota “casa di vetro”. Si lo so, più facile a dirsi che a farsi. Ma ne dovrebbe valere la pena.

    Di recente ho avuto modo di parlare di “Estetica della città” su Il Quotidiano della Calabria, di “Pianificazione Euromediterranea” su Strill.it e di “Diritto Urbanistico” su Newz.it, mentre al 1987/88 risale l’avvio su CalabriaOra della discussione di un ampio progetto di trasformazione del Corso di Laurea in vera e propria Facoltà: del resto nel 1974 quando i Corsi di Laurea non venivano inventati su due piedi come col 3 + 2 ma istituiti per Decreto Ministeriale con tanto di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana quella dell’autonomia da Architettura doveva essere la strada maestra.

    Ho voluto procedere, dopo il mio ritorno dopo nove anni alla guida del Corso di Laurea dove si forma un urbanista altamente specializzato, informando l’opinione pubblica con puntualità, chiarezza e trasparenza su quanto di più innovativo sta diventando oggetto del progetto formativo del Corso di Laurea in “Urbanistica” (l’erede del “PTU&A”).

    Quando racconto con chiarezza ciò che facciamo e che insegniamo, perfino qualcuno degli amici più cari, e protettivi, mi domanda: ma a chi non vive nell’università che cosa gliene importa di far sapere fuori di qui come funziona il nostro mondo?

    Anche gli amici più cari però possono sbagliarsi, soprattutto se sono iperprotettivi. Abituati a vivere distaccati dai contesti reali, perché chiusi nel nostro sapere sempre più specializzato, spesso non ci rendiamo conto che questo tipo di informazioni interessano, e come, ampi strati della popolazione.

    Innanzitutto perché il reggino ha imparato che il proprio orgoglioso amore per la città, il suo vivere la cittadinanza, non può più essere a priori, né incondizionato: non può più essere a prescindere, e si vuole basare sui dati di fatto. E poi, nei confronti di un’offerta formativa non di massa, ma di nicchia com’è “Urbanistica”, i giovani più sensibili verso i problemi della città, del territorio, del paesaggio e dell’ambiente vogliono sapere esattamente cosa e come si studia, vogliono sapere dov’è l’innovazione, perché vogliono compiere scelte sempre più consapevoli del proprio futuro, ed anche il più possibile condivise con i propri familiari. I quali, a loro volta, vogliono essere meglio informati per essere più convinti dei loro stessi ragazzi.

    E noi cerchiamo di spiegarglielo con la massima chiarezza. E con l’indispensabile trasparenza.

    Ebbene sento ora la necessità di far sapere perché, non essendo l’Urbanista un Architetto, ho ritenuto, nel nuovo progetto formativo, di addirittura quadruplicare (da 4 a 16 CFU, cioè i famigerati crediti) l’insegnamento della “Composizione Architettonica”, disciplina principe nella formazione (e nell’esercizio professionale) dell’Architetto.

    Vogliamo per caso sottrarre ad alti competenze professionali? Vogliamo forse mettere gli Urbanisti laureati in Urbanistica a fare impropriamente quello che fanno gli Architetti laureati in Architettura?

    Niente di tutto ciò, cari amici e colleghi “compositivi” che già avete drizzato le orecchie quando anni fa abbiamo rispolverato l’antica e gloriosa disciplina chiamata “Composizione Urbanistica”. Calma ragazzi della Composizione, sennò ci dovremmo preoccupare anche della “Composizione Musicale”. E allora l’affare, fra dissonanze e dodecafonia, per non parlare di minimalismo, tonale e atonale, si complica molto e meglio abbandonare l’impervio pentagramma per i più rassicuranti pennarelli.

    Parlando tra noi, se vogliamo restituire qualità al territorio, se come credo dall’Architettura può derivare un aiuto all’Urbanistica per fare di più e meglio, il contrario è del tutto impossibile?

    Torniamo quindi al nostro discorso: perché far studiare così tanta Composizione Architettonica ad operatori dell’Urbanistica che mai la praticheranno? Non sarà una perdita di tempo?

    Non vorrei scomodare il ruolo formativo del greco e del latino …

    È molto più semplice: per progettare piani urbanistici migliori, e per questo più efficaci, progettati da urbanisti che non potendo non conoscere la logica del progetto urbanistico è opportuno che conoscano anche la logica del progetto architettonico, perché dalla migliore urbanistica scaturisca la migliore architettura.

    Un a priori urbanistico ed un a posteriori architettonico? Un po’ come il rapporto fra due grandi cugini come Gesù il Cristo, detto anche il Messia, preceduto Giovanni il Battista, detto anche il Precursore? Un intransigente (l’Urbanista) ed un salvatore (l’Architetto)?

    Niente affatto, o almeno con prudenza, perché non vorrei vedere mai nessun Urbanista, per intransigente che sia, con la testa mozzata, né alcun Architetto (del resto sono Architetto anch’io) troppo integralista, messo in croce, né al centro, né ai lati, buoni o cattivi che siano.

    Veniamo quindi al dunque.

    La progettazione urbana e del territorio è questione complessa per le varie articolazioni culturali che interagiscono sulla struttura fisica della città e dell’ambiente.

    Sappiamo benissimo come una “vera” cultura del progetto urbano richieda non solo conoscenze specialistiche e metodologie applicative ma la capacità relazionale e critica di misurarsi con altri ambiti teorici e tecnici, in una continua verifica delle varie strategie progettuali.

    Un agire a tutto campo capace di orientarsi in funzione degli obiettivi generali e particolari in libertà, aldilà di ottusi convincimenti frutto di una vecchia cultura.

    Perché, allora, ripeto la domanda, l’Urbanistica deve interfacciarsi con l’Architettura? Perché un urbanista deve conoscere la metodologia della progettazione architettonica?

    Ecco un’altra risposta. Un piano urbanistico è agire all’interno di un sistema spaziale, complesso e articolato, in cui l’architettura è parte dominante, “soggetto-oggetto” di una dinamica di segni che dialoga con altri segni. Con la sua natura complessa di “evento” tra gli eventi.

    Scoprire la “ natura” della forma architettonica attraverso l’analisi compositiva della sua struttura fisica significa allora esercitare un rapporto diretto con la sua immagine, la sua comunicazione all’interno di un sistema poliedrico dei segni della città, serbatoio di “memoria” e “futuro” di una comunità.

    Conoscere l’identità dell’Architettura, significa scoprire, dunque, il suo “farsi e disfarsi; significativamente, è scoprire l’uomo nella sua profondità umana, culturale e spirituale.

    E di umanità, spiritualità, non solo di tecnologie, ha necessità il futuro urbano; pensare il nuovo disegno è sempre più consapevolezza critica di cambiamento e riprogettazione dell’esistente.

    Un piano urbanistico costruisce città se affonda le sue ragioni anche nell’Architettura, nell’Urbanistica che prende forma, e, guardando oltre, in quell’ Architettura che si fa città ripensando se stessa, riscoprendo la natura del suo farsi, non più formale, ma di “forma”. Che genera città, piani, e sogni.

    Ecco dove l’urbanista incontra l’architettura e riconquista la sua capacità creativa di progettazione urbana, condizione indispensabile per “segnare”, “sognare” e disegnare il suo “Piano”.

    Quindi cari ragazzi che (sensibili alle questioni urbane, territoriali, paesaggistiche ed ambientali) state pensando con entusiasmo di fare gli urbanisti iscrivendovi ad “Urbanistica” presso la Mediterranea di Reggio Calabria, non fatelo se non siete anche, come lo sono anch’io, amici dell’Architettura e della Storia dell’Architettura, se non siete convinti che studiando quanto basta (e non è poco) di Architettura, e di Storia dell’Architettura oltre all’Urbanistica ed alla Storia dell’Urbanistica, della città e del territorio, dell’ambiente e del paesaggio (fatto a sua volta di natura + architettura), i piani urbanistici che farete aiuteranno gli Architetti a progettare architetture migliori, e saranno utili a favorire la crescita e lo sviluppo di città più belle, più vivibili e meglio organizzate.

    Forse così, noi che già facciamo il mestiere dell’Urbanista e voi, che di questo mestiere sentite il fascino, passeremo presto dall’Urbanistica “dei no” all’Urbanistica “dei si purché”, dall’Urbanistica delle quantità “sul” territorio all’Urbanistica della qualità “del” territorio. Qualità reale e non virtuale.

    Oppure, e chi vuole intendere intenda, anche stavolta vogliamo arrivare impreparati persino alla grande sfida di “Reggio Calabria Città Metropolitana”?