• Home / RUBRICHE / Nuova Urbanistica Mediterranea / "Urbanistica" a Reggio. Ne valeva la pena

    "Urbanistica" a Reggio. Ne valeva la pena

    lungomare

    di Enrico Costa* – Quando, nell’estate 1966, da studente in Architettura prossimo alla laurea potei collaborare, sotto la guida di Giuseppe Samonà, uno dei “patriarchi” dell’Urbanistica italiana, alle indagini per il piano regolatore di Scilla, pensavo più ad una “vacanza

    intelligente” (come proprio allora si cominciava a dire), che ad un’esperienza-rivelazione, come sarebbe stata nei fatti, che mi avrebbe segnato, collocandomi intellettualmente in una prospettiva che oggi si sta realizzando.

    Pensavo allora, oltre che di conoscere anche la vicinissima Reggio, di godermi la vista dell’altra sponda dello Stretto, e di avvicinarmi anche a Messina, città mitizzata in famiglia perché lì ero nato prima di lasciarla troppo presto per averne un ricordo preciso. Conosciute le due città “dirimpettaie” dello stretto, imparai ad amarle, e nel frattempo ripensavo al mito omerico … invece i Samonà, perché oltre a Giuseppe era con noi anche il figlio Alberto, entrambi progettisti del piano di Scilla (ed anche di Villa San Giovanni), che pur incaricati della redazione di due strumenti urbanistici separati per due Comuni ben distinti, agivano in una logica progettuale (visto che quella politico-istituzionale non era ancora matura) che era unitaria e decisamente intercomunale e mi insegnarono sul campo a ragionare nella prospettiva culturale dell’Area Metropolitana dello Stretto.

    Nella prospettiva mediterranea mi fu facile entrare grazie ai cinque anni, dal 1968 al 1973, vissuti lavorando da urbanista nel nord Africa, in un altro territorio “dirimpettaio”, il Sahel tunisino.

    I miei amici rimasti a Roma, magari frenati dall’antiretorica del “Mare nostrum” dei romani, e che forse non avevano ancora assorbito le letture mediterranee di Fernand Braudel, faticavano a capirlo, ma l’aveva capito sette secoli prima Giovanni Boccaccio che nel “Decameron” parlava tanto di Messina in ben quattro Novelle (Giornata IV, Novella IV, Giornata IV, Novella V, Giornata VIII, Novella X, Giornata X, Novella VII) che di Reggio Calabria (“Credesi che la marina da Reggio a Gaeta sia quasi la piú dilettevole parte d’Italia”, Giornata II, Novella IV), quanto descriveva con pochi efficaci colpi di pennello letterario proprio Susa (la francesizzata Sousse, capitale del Sahel tunisino), dove i siciliani approdavano facilmente (“Gostanza … disperata sola si mette in una barca, la quale dal vento fu trasportata a Susa …”, Giornata V, Novella II), percorrendo poi con naturalezza la stessa città dove chi scrive faceva l’urbanista.

    Approdato a mia volta a Reggio, dove lo IUSA (Istituto Statale Universitario di Architettura), l’Università di allora sotto la guida illuminata di Antonio Quistelli, si fondava sui due capisaldi dei Corsi di Laurea in “Architettura” ed in “Urbanistica”, e chiamato ad insegnare l’urbanistica proprio ad “Urbanistica”, trovai la città del dopo rivolta disorientata, apparentemente incapace di un proprio progetto, che sembrava ripiegata sulla sconfitta per la perdita del ruolo di capoluogo, con amministrazioni instabili ed amministratori che andavano e venivano, apparentemente smarrita, con tutti contro tutti. Però, ed i meno distratti lo constatavano con stupefazione, una città nel profondo della sua identità tutt’altro che piegata.

    Andarsene? Tornare alla Sapienza, la nostra casa madre? O restare, come approvò subito Luigi Piccinato, e come mi incoraggiarono altri due dei miei maestri, due grandi urbanisti del Corso di Laurea in “Urbanistica” di Venezia, sia Giovanni Astengo (al momento della Laurea honoris causa proprio in “Urbanistica” qui a Reggio, dicendomi: “rimani, hanno bisogno di gente determinata, il contesto è unico, costruisci anche nel Mezzogiorno la credibilità del Corso di Laurea pensando, come facciamo noi a Venezia, ad una specifica Facoltà”: oggi a Venezia la Facoltà di “Pianificazione del territorio” è da un decennio una solida realtà mentre la “Mediterranea” continua a perdere il treno), sia Franco Berlanda (“rimani qui e lavora sodo, perché Reggio Calabria e lo Stretto ne valgono la pena, sono al centro del Mediterraneo, e ti troverai in una delle sue capitali culturali, e non solo …”).

    Essere rimasto, contro ogni apparente logica personalistica, averci creduto, mi consente oggi di poter dare il mio piccolo contributo a costruire un grande progetto: Reggio Calabria è ormai “Città Metropolitana”, è proiettata verso la “Città Metropolitana dello Stretto” e, se si sapranno cogliere tutte le potenzialità della “Conferenza dei Sindaci delle città costiere del Mediterraneo”, due giornate in autunno a Reggio Calabria, impostate recentemente ad Istanbul dai delegati di oltre 30 Paesi, che saranno presiedute dai Sindaci di Reggio e Tunisi, la nostra città sarà certamente una delle “Capitali Mediterranee”. Saranno “iniziative, convegni, dibattiti che”, su proposta del Sottosegretario agli Affari Esteri con delega al Mediterraneo Stefania Craxi “potranno portare sviluppo e confronto, passi necessari anche al lungo processo di pacificazione dell’intera area”. Un’iniziativa del Ministero degli esteri che avrebbe “già allo studio altre iniziative che coinvolgeranno la città di Reggio Calabria”. Si partirà proprio da Reggio – come la stessa Stefania Craxi ha annunciato proprio nella nostra città, in una affollatissima assemblea, assenti come già per Expo 2015 i vertici universitari –, confrontando problemi e soluzioni possibili e concrete per Napoli, Palermo, Genova, Bari, Marsiglia, Nizza, Barcellona, Valencia, Tunisi, Casablanca, Tripoli, Bengasi, Malaga, Atene, Salonicco, Lisbona, Istanbul. E l’elenco non è ancora completo.

    Roba da far impallidire la stessa aspirazione al capoluogo regionale, e da risarcire il danno di allora: si, perché gli appuntamenti con la storia non li fissiamo unilateralmente, ma dobbiamo saperli predisporre e costruire, senza mai arrenderci, e se dietro le nostre spalle c’è una storia millenaria, davanti a noi c’è una geografia straordinaria, che è la base stessa della storia non da leggere ma da costruire, se si è in grado di pensare in grande, facendo politica seriamente. non gli uni contro gli altri ma, senza cancellare le legittime identità e specificità, gli uni con gli altri, nell’interesse comune, unificante, senza opposizioni pregiudiziali e rabbiose, senza l’esercizio arrogante delle maggioranze nei confronti delle minoranze. E senza unanimismi di basso profilo.

    Neanche all’epoca della cosiddetta “primavera reggina” del rimpianto Italo Falcomatà, uomo di dialogo e di conciliazione, si sarebbe potuto immaginare l’esaltante “avventura bipartisan” conclusasi con la votazione definitiva dell’altra sera in Senato su “Reggio Città Metropolitana”, attraverso una metodologia di condivisione e su un consenso cittadino inedito, che sembrerebbe non occasionale, e che partendo dai Palazzi San Giorgio e Tommaso Campanella, farà di una Reggio Calabria unificata da un progetto credibile una credibile Capitale Mediterranea.

    Oggi ognuno potrà fare la propria parte, ed il Corso di Laurea in “Urbanistica” sta facendo in pochi mesi la propria, prima con un rilancio del progetto formativo reso molto più chiaro e mirato (e non è mero nominalismo se siamo tornati a chiamarci Corso di Laurea in “Urbanistica” piuttosto che in “Pianificazione Territoriale, Urbanistica & Ambientale”, contenuti certo non abbandonati, ma anzi arricchiti con la componente aggiuntiva del Paesaggio), con un richiamo non formale all’etica della legalità nel governo del territorio, con la sfida di un intero triennio impegnato prioritariamente in un’offerta didattico-formativa dedicata alla tematica metropolitana, partendo proprio dalla stessa metodologia del dialogo che in politica ha consentito l’istituzione della vagheggiata città metropolitana, e che con l’apporto della cultura e dell’università porterà senza dubbio alla sua corretta progettazione e realizzazione.

    Il primo appuntamento è già fissato alla “Mediterranea” per martedì 12 Maggio con i preannunciati DIALOGHI SULLA CITTÀ METROPOLITANA DI REGGIO CALABRIA promossi proprio dal Corso di Laurea in “Urbanistica”.

    *Enrico COSTA, Presidente del Corso di Laurea in “Urbanistica”.