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    Minima Immoralia – Rhegion brand turistico

    vitalelogo
    di Enzo Vitale –
    Se come uomini ci chiedessimo chi siamo, si potrebbe rispondere che sostanzialmente siamo il nostro dna, il nostro patrimonio genetico, in cui sono riportate

    le istruzioni per la costruzione non solo della nostra fisicità ma anche, in parte, della nostra psichicità: nei geni, infatti, insieme alla memoria genetica di quella straordinaria evoluzione che dagli esseri viventi elementari ha portato alla straordinaria complessità dell’uomo, sono accumulate anche tutte le informazioni relative ai comportamenti istintivi tipici della nostra specie. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che nel regno animale istinti e comportamenti costituiscono l’etica specie-specifica, tant’è che l’etimo del lemma etica deriva da “ethos”, il cui significato originario è comportamento o abitudine.

    Ma come per gli animali è necessario un apprendimento, che l’etologo Konrad Lorenz ha definito epigenetico ovvero sovrapposto al gene, perché si concretizzino le istruzioni genetiche relative ai comportamenti (ad es. l’abilità manuale e i comportamenti sociali dello scimpanzé, o il volo degli uccelli e il canto dell’usignolo); così anche per l’uomo le potenzialità istintive determinate geneticamente (ad es. l’uso del linguaggio o il darsi regole di convivenza e relazione) hanno l’intrinseca necessità di essere rafforzate e indirizzate (soprattutto con l’allevamento intrafamiliare) per potersi attualizzare.

    Cosa allora ci differenzia in maniera sostanziale dagli altri animali se fin anche il concetto di bello e di buono è iscritto nel nostro patrimonio genetico? L’uomo è l’unica creatura sulla terra a non essere una semplice espressione del suo dna:  è solo nell’uomo che l’apprendimento epigenetico si arricchisce di due valenze aggiuntive.

    La prima è la memoria “non genetica”, ossia la cultura, ovvero tutto ciò che ha prodotto fin ora la mente umana: questa enorme e crescente massa di informazioni non è contenuta nel genoma umano e ha bisogno di essere conservata artificialmente (su supporti una volta lapidei, poi cartacei, oggi anche magnetici) perché avvenga la sua trasmissione intergenerazionale.

    La seconda è l’autocoscienza, la coscienza di sé, che consente di considerarsi come un punto in movimento nella storia, con un passato da ricordare e un futuro da costruire (il che permette di ritenersi liberi di operare scelte che possono anche prescindere dall’etica specie-specifica determinata geneticamente).

    Richard Dawkins ha coniato nel 1976 il temine “meme” per indicare un’ipotetica unità di trasmissione culturale (analoga al gene, unità di trasmissione genetica): in ogni meme vi sarebbero concetti base (da quelli relativi alla ruota e al fuoco, a quelli contenenti i concetti di illuminismo o Trinità, fino agli ultimi inerenti alle più sofisticate recenti scoperte). Questo materiale “memetico”,  trasmesso di generazione in generazione per mezzo soprattutto dell’educazione extrafamiliare, fa anch’esso ormai parte integrante della nostra specie a guisa di quello genetico, sì che possiamo considerarci abissalmente lontani dal nostro progenitore di 50.000 anni fa, l’homo sapiens sapiens, pur condividendo con lui la totalità del nostro dna.

    La Magna Graecia è un “meme”: perché non identifica soltanto quell’insieme di città-stato che fiorirono nell’Italia meridionale quando ancora Roma era poco più di un villaggio; perché le poleis che la costituirono furono l’icona di una cultura e di un modo di vivere e intendere il mondo; perché essa stessa non si potrebbe concepire senza il Mediterraneo e le sue “strade del mare” che univano in un maggiore insieme le poleis di lingua e cultura greche dalla Turchia alla Spagna.

    Rhegion è un meme, che racchiude e condensa il maggiore significato del meme Magna Graecia; così come Zancle: dovremmo farlo divenire un brand e promuoverlo, come prodotto culturale dell’umanità, come un certo modo di vedere e interpretare il mondo, come un uno stile di vita o un modo di approcciarsi a essa. Insomma, attorno ai Bronzi, che abbiamo la ventura di poter sfruttare, dovremmo saper costruire un’atmosfera antropologica o un’aura culturale, in altri termini un ambiente “memetico” che, rappresentando il retaggio culturale dell’antichità, rafforzi quello “genetico”, identificabile nelle vestigia del passato.

    La costruzione della città turistica non può essere lasciata ai venditori di hamburger e patatine o ai tenutari di equivoci B&B: occorre creare un brand e, per farlo, è necessario convincersi che, oltre al mare balneabile, oltre ai lidi e le discoteche, c’è anche un Mediterraneo fatto di “strade del mare”, di suggestioni, di storia, di memoria.

    enzovitale@diarioreggino.it