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    Minima Immoralia – La bufala della Gallico-Gambarie

    vitalelogo
    di Enzo Vitale –
    La Comunità Europea in passato ha esternato delle forti perplessità sull’effettiva utilità del c. d. collegamento veloce Gallico-Gambarie. L’ottimista Presidente della

    Provincia Giuseppe Raffa ha dichiarato che la Provincia, avendo realizzato uno studio sul traffico per sottolineare l’importanza dell’opera per lo sviluppo del comprensorio, ha fornito a Bruxelles tutti i documenti necessari a valutare la fattibilità dell’opera tra lo svincolo di Calanna e Gambarie centro.

    Prima di entrare nel merito sull’utilità dell’infrastruttura nel suo complesso, occorre fare alcune doverose precisazioni sul “Gambarie centro” citato dal Presidente Raffa: 1) la strada non finisce a Gambarie ma a Podargoni, ben al di sotto di Santo Stefano; 2) dev’essere ancora progettato un collegamento che da Podargoni porti alla statale 184 all’altezza delle Tre Fontane, quindi 1 Km al di sotto del pilone della Rai, a sua volta distante 1 Km da “Gambarie centro”; 3) senza questo collegamento per raggiungere Gambarie, una volta finita la superstrada, si dovranno effettuare altri 10 Km caratterizzati dall’attraversamento della stretta serpentina, lunga quasi 2 km, del paese di Santo Stefano; 4) non sono previsti svincoli o raccordi né con Laganadi né con Sant’Alessio, che diverrebbero così paesi ben più abbandonati di come lo sono ora; 5) così per com’è stata progettata la strada serve solo agli abitanti di Santo Stefano e ai 25 (venticinque) residenti di Podargoni.

    Ciò detto, pur non entrando nel merito delle questioni ambientaliste che potrebbero essere sollevate, la realizzazione dell’opera viaria che dovrebbe mandare in pensione l’attuale statale 184 per velocizzare il collegamento del Parco Nazionale d’Aspromonte con la statale 18 e l’autostrada SA-RC (e quindi con la Sicilia e i messinesi, storici fruitori delle località turistico-montane reggine prima che, traditi nelle aspettative, abbandonassero le usate cime), potrebbe essere una scelta sbagliata (anche prescindendo dalle considerazioni appena fatte).

    Da molti studi, infatti, (probabilmente gli stessi di cui sono a conoscenza i burocrati della Commissione Europea e che dovrebbero conoscere anche i nostri tecnici provinciali), emerge che la costruzione di grandi strade che mettono in facile comunicazione le città alle località turistiche determina: 1) aumento del turismo “mordi e fuggi”, quello che sporca e lascia poco o nulla nelle tasche degli operatori turistici; 2) nessun incremento sul totale delle giornate di soggiorno alberghiero, perché qualche presenza in più riscontrata è stata bilanciata, per il più facile accesso, da una loro minore durata; 3) caduta verticale delle attività legate al turismo nei piccoli centri abitati attraversati dalle vecchie strade e successivamente rimasti tagliati fuori; 4) saldo complessivo in pareggio se non negativo per il comprensorio turistico esaminato nella sua interezza.

    Attualmente dalla costa reggina si può accedere a Gambarie e al Parco per molte strade, sia dal versante ionico che da quello tirrenico: Melito-Bagaladi, Lazzaro-Motta, Valanidi-Trunca, San Sperato-Cardeto, Condera-Terreti, Gallico-Santo Stefano, Villa San Giovanni-Melia, Scilla-Melia, Bagnara-Solano, Bagnara-Delianova. Col passare degli anni e con l’incremento del flusso automobilistico, su queste strade si è vista crescere una moltitudine di piccole attività commerciali, soprattutto nell’ambito della ristorazione e della vendita di prodotti agroalimentari. Tutta questa economia verrebbe compromessa dalla costruzione della superstrada, che di fatto diventerebbe per reggini e siciliani l’unica strada di accesso a Gambarie.

    Un razionale e lungimirante progetto di valorizzazione del nostro territorio dovrebbe puntare alla messa in sicurezza e alla valorizzazione di tutte queste strade piuttosto che alla creazione di escludenti sovrapposizioni, fonte di danni certi e dubbi vantaggi. La superstrada Gallico-Gambarie, quindi, in questa ottica non andrebbe fatta: con un insieme coerente e coordinato di piccoli interventi, peraltro con un decimo della spesa e senza devastazioni ambientali, si potrebbe fare di più e meglio per l’economia della montagna reggina.

    enzovitale@diarioreggino.it