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    Minima Immoralia – Il Solar di Saline e l’uomo dalla pistola d’oro

    vitalelogo
    di Enzo Vitale –
    L’ultima fantasiosa proposta alternativa al Progetto Sei proviene da alcuni vertici regionali che stimolano la Provincia (cfr. la stampa locale del 28 luglio) a organizzare

    un evento cui invitare Francisco Scaramanga (alias l’uomo dalla pistola d’oro) a spiegare il suo progetto Solar e la relativa possibilità di installare la struttura nell’area della ex Liquichimica a Saline.

    Per la verità l’invito dovrebbe essere rivolto al Nobel prof. Carlo Rubbia, sponsor della tecnologia produttiva energetica conosciuta come solare termodinamico o a concentrazione, il cui primo impianto sperimentale italiano è stato inaugurato a Priolo, vicino Siracusa, il 15 luglio del 2010: dal nome di Progetto Archimede,  produce 5 MW e intende dimostrare le potenzialità dell’innovativa tecnologia se associata alla tradizionale che usa la combustione del gas metano come fonte calorica da cui “estrarre” energia elettrica.

    Dal momento che è molto difficile che Rubbia accetti l’invito da chi a Priolo non c’è mai stato e parla di cose che non conosce, la soluzione alternativa potrebbe essere quella di invitare l’uomo che per primo (il film L’uomo dalla Pistola d’Oro uscì nel 1974 con Roger Moore nelle vesti dello 007 di Ian Fleming) promosse e costruì il Solar (il primo in assoluto tra gli impianti solari termodinamici) nell’isolotto di Tapù in Thailandia.

    Questa primogenitura è certificata dal fatto che solo nel 1982 in Usa (nel deserto del Mojave in Califonia) fu attivato il progetto pilota Solar-1 per la produzione di energia elettrica tramite il calore accumulato concentrando i raggi solari con specchi concavi nel loro fuoco (tecnologia illustrata con grande coreografia appunto nel film del 1974). Francisco Scaramanga, il killer milionario e visionario che uccideva le sue vittime con pistola e pallottole d’oro, a Palazzo Foti per illustrare il suo Solar: un bel colpo mediatico con cui dare l’estrema unzione al Progetto Sei.

    Ragionando un po’ più seriamente, vi sono delle indubbie oggettività che fanno definire come bufala l’ennesima proposta che nasce da una mortificante ignoranza degli argomenti su cui si pretende di argomentare. In primo luogo i costi: l’energia prodotta con questo sistema costa 5 o 6 volte più di quella prodotta con i sistemi tradizionali. In secondo luogo lo spazio necessario: è enorme, tant’è che si ipotizza di costruire queste strutture in zone desertiche del Nord Africa. In terzo luogo la complementarietà: il suo utilizzo ottimale è associato al tradizionale ciclo produttivo che brucia il metano.

    Eppure teoricamente il solare termodinamico a concentrazione è valido e tutto sommato semplice ed economico. Mentre il solate termico tradizionale (quello domestico già in uso) produce calore al massimo fino a 95 gradi, con questo sistema si arriva fino a 600 gradi: con il calore, che può essere immagazzinato e così non avere l’interruzione notturna del ciclo, si produce vapore; questo fa girare delle turbine che, a loro volta, attivano gli alternatori. E il gioco è fatto: energia in abbondanza e a costo ambientale zero.

    Tornando alle oggettività che rendono impossibile l’ipotesi Saline per impianti di questo tipo, a parte il fatto che sono ancora a livello sperimentale come quello di Prioli, basta pensare che una centrale di 40 MW necessita di 120 ettari di terreno: visto che la centrale del Progetto Sei è da 1320 MW, per la stessa produzione con il Progetto Solar di ettari ne occorrerebbero oltre 3600. Ma si ha l’idea di quale estensione territoriale corrisponde a 3600 ettari?

    Occorrerebbe che i nostri vertici politici sapessero di cosa parlano quando parlano e, comunque, dalla teoria alla pratica a volte non basta un semplice salto: a meno che non ci si rivolga a Francisco Scaramanga che, con il suo Solar, produceva energia nel microscopico isolotto di Tapù con due soli specchi concavi e un solo addetto già nel 1974.

    enzovitale@diarioreggino.it