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    Minima Immoralia – Stasis, la politica guerreggiata

    vitalelogo

    di Enzo Vitale – Fondata nell’estate del 734 a. C., su iniziativa zanclea, da coloni greci di etnia calcidese provenienti dall’Eubea cui si erano associati altri di etnia dorica originari della

    Messenia, Rhegion, come d’altronde altre poleis della Magna Graecia, nacque con la “stasis” nel suo dna. Per capire di cosa stiamo parlando, occorre fare una breve digressione per evidenziare l’evoluzione nel greco antico del significato del termine “stasis”, che assumiamo a paradigma di una parte della storia cittadina: posizione > opinione > insieme di persone con la stessa opinione > gruppi di persone con opposta opinione > divisione tra gruppi > guerra civile.

    La storia etimologica del lemma mostra come da un significato concreto si passi al senso metaforico, fino a indicare gruppi di persone e lotta tra diversi schieramenti. Nelle poleis greche la “stasis”, nelle sue diverse declinazioni quasi sempre dispregiative, raggiungeva non di rado le estreme conseguenze negative quando il senso di appartenenza a un gruppo era superiore alla fedeltà verso la propria città: sì che si cercava l’appoggio di gruppi analoghi in città stato diverse anche a costo di tradire la propria. Ecco il perché delle tante leggi sul tradimento presenti nelle costituzioni delle poleis e l’uso frequente dell’istituto dell’esilio.

    Ognuno di noi è il portato del proprio dna e la civitas, come insieme antropologico, non fa eccezione: la “stasis” il reggino ce l’ha nel sangue. Partendo da Anassila, messeno che tolse il potere agli eubei, fino al periodo post illuministico, caratterizzato dalla feroce lotta tra borbonici e massoni (all’uopo si consulti “Indagine critica sugli albori del Risorgimento a Reggio Calabria” – Antonio Cordova, Editrice Sperimentale Reggina, 2011), e post unitario, con la contrapposizione tra camagnini e tripepini, la “stasis” ha continuato incombere sulla storia cittadina, con alcuni non marginali distinguo in quella più recente.

    Nella contrapposizione tra schieramenti politici, infatti, la Sinistra – ne sono la dimostrazione storica i Fatti di Reggio e la lotta per il capoluogo definita come lotta per un “pennacchio spagnolesco”– ha più della Destra ceduto alla tentazione di anteporre gli interessi di cordata a quelli cittadini, a trasformare trascorsi ideali in faccende di bottega, a trascurare il bene comune privilegiando quello familiare.

    A faccende di bottega o interessi familiari sono legate, tra l’altro, le ultime questioni che vedono sulla graticola quelli che avrebbero dovuto essere gli eredi naturali di un disegno politico di ampio respiro in linea con i maggiori interessi della città. In questo caso l’eredità politica è stata tradita mettendo a rendita il proprio nome piuttosto che spenderlo per gli interessi cittadini: peccato familistico che spiega come l’eredità della Primavera Reggina possa essere stata raccolta dalla controparte politica che è riuscita a completare il Disegno in Modello.

    “Stasis”: dannazione reggina contraddistinta dall’uso strumentale delle dinamiche giudiziarie e dalla caparbia e ottusa determinazione a fare comunque male all’avversario politico anche a costo di mettere a repentaglio l’indipendenza amministrativa della città invocando l’intervento commissariale. Certamente per colpe non sue, Demetrio Arena rischia oggi di essere travolto da questa lotta al massacro che non avrà vincitori: in questi frangenti la civitas solidariamente dovrebbe stargli vicino, in quanto primo cittadino e sindaco di tutti, compattandosi a difesa delle istituzioni e rimandando a tempi successivi la ripresa della lotta politica o limitando il confronto al minimo indispensabile per mantenere la propria identità.

    enzovitale@diarioreggino.it