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    Minima Immoralia – Lettera aperta al Governatore Scopelliti

    vitalelogo

    di Enzo Vitale – Caro Governatore, inusitatamente scelgo di iniziare questa mia con una citazione, di Karl Popper sullo zeitgeist (spirito del tempo): «Contrariamente alla massime

    autorità romantiche e contemporanee, io non credo che il compito del filosofo sia quello di dare espressione allo spirito del suo tempo: io credo (come d’altronde anche Nietzsche) che un filosofo dovrebbe continuamente chiedersi se egli non cominci in fondo a fare concessioni allo spirito del tempo, tanto da mettere in pericolo la propria indipendenza spirituale». Per dare un senso coerente all’espressione, basta sostituirvi il termine “filosofo” con “politico”, naturalmente nell’accezione alta del termine.

    Dopo lo svolazzo, scendiamo nel concreto. Nei trascorsi giorni, a proposito del pronunciamento regionale sul Progetto Sei dopo la sua approvazione romana, in Consiglio vi sono stati due ordini del giorno, di Giuseppe Giordano e di Giovanni Nucera, diversi nella forma ma concordanti nel contenuto. Finalizzati a far sì che la Regione Calabria ponga il veto, in tale periodo di funesta congiuntura economica ed occupazionale, all’impiego stabile e duraturo di un mezzo migliaio di persone, sono espressione di quanti danni abbia fatto l’opera di capillare disinformazione svolta dai professionisti dell’integralismo ambientalista e di quanto poco attenta agli aspetti scientifici dei problemi sia la mente dei consiglieri regionali.

    Senza ricorrere a tabelle e numeri, mi militerò a sottoporre alla sua attenzione, semplificando un po’ selvaggiamente un tema che di ben altro spazio avrebbe bisogno, solo tre aspetti del problema: scientifici i primi due, di maggior impatto mediatico e più strumentalizzati dai fondamentalisti della tutela ambientale; sociopolitico il terzo.

    Il problema delle polveri sottili, pur teoricamente presente, in effetti è un falso problema: il ciclo di produzione energetica nelle moderne centrali si svolge in un sistema a pressione negativa che impedisce la fuoriuscita delle polveri sottili; pur anche ne sortisse all’esterno una minima quantità, questa sarebbe comunque assolutamente ininfluente per la buona ventilazione dell’area e per il suo non sommarsi ad altri inquinanti atmosferici.

    Anche il problema dell’emissione di biossido di carbonio è un falso problema: la CO2 è un prodotto fisiologico del metabolismo degli esseri viventi e non è per nulla dannosa all’uomo; è la sua eccesiva produzione a livello industriale che è pericolosa in quanto contribuisce all’effetto serra. Se la centrale a carbone di Saline rispetta i protocolli internazionali, come ha dimostrato di fare ottenendo il placet ministeriale, non c’è alcun problema.

    Lei è troppo giovane per aver conosciuto di persona i fatti che hanno generato il mostro della Liquichimica, ma ben navigato per avere contezza di tutte le speculazioni e le fortune politiche cresciute promettendo mirabilia sulla pelle dei reggini: vuole ripetere l’errore rifiutando il certo e, come ha fatto Loiero, promettere l’impossibile? vuole anche lei illudere i reggini con l’inganno della vocazione turistica di un sito ormai a tal punto degradato da essere assolutamente irrecuperabile in un’ottica solo terziaria?

    Caro Governatore, ritorni un giorno a Saline in incognito e si guardi un po’ attorno con lo sguardo dello straniero o, se vuole, del viandante: la presenza delle ex Grandi Riparazioni e del fantasma della Liquichimica, unitamente all’abusivismo edilizio e all’erosione costiera, hanno determinato un degrado ambientale senza ritorno. Si possono solo mitigare i danni che i suoi predecessori hanno causato con scelte clientelari e fraudolente. Il territorio, quel territorio, non può ancora vivere di sogni e utopie: è giunto il temo delle decisioni pragmatiche e utili.

    A Saline, dove imperano povertà e degrado, la centrale a carbone, il cui progetto tra l’altro è stato ospitato alla Triennale di Milano, potrebbe portare solo benessere e “cultura”, sia direttamente che con l’indotto delle compensazioni. Quel pezzo di Calabria, oggi il peggior biglietto da visita che si possa immaginare, si trasformerebbe in un’icona della moderna “efficienza territoriale”.

    Anche se il vento mediatico tira un po’ contro, caro Governatore, io la sollecito di voler accettare le parole di Immanuel Kant quando dice che l’uomo non dovrebbe mai aver paura di usare la propria intelligenza: se lei si convincesse di essere nel giusto nell’accettare le indicazioni ministeriali a proposito del Progetto Sei e, conseguentemente, di poter assumere una decisone nel maggiore interesse della comunità, lo faccia: anche a costo di andar contro l’attuale zeitgeist o “spirito del tempo”.

    Non ascolti le scemate che si dicono in giro (come quella del fabbisogno energetico regionale già soddisfatto: una delirante affermazione che non tiene conto del fatto che l’energia, come tutti i prodotti, può essere venduta a chi ne ha bisogno) e che sono state riprese dai consiglieri regionali: si faccia un’idea e deliberi in tal senso. Anche se a prima vista impopolare – ma non è detto che lo sia, perché il vento sta cambiando  – in futuro sarà ringraziato da coloro che oggi potrebbero criticarla.

    La differenza tra un politicante e un politico sta nel saper prendere decisioni, anche contrarie allo spirito del tempo, guardando oltre la contingenza con piena indipendenza intellettuale: lo faccia, come ha già dimostrato in altre occasioni di saperlo fare, e la Calabria le sarà grata.

    enzovitale@diarioreggino.it