• Memorie – Il capolinea di Antonino Scirtò

    di Anna Foti –Ne avrebbe ancora raggiunti tanti nella sua vita di ferroviere, ma una crudele faida anticipò l’arrivo di quello della sua vita. Erano gli anni del sangue quelli in cui Antonino Scirtò venne colpito a morte da una raffica di piombo mente era a bordo della sua auto. Un giorno come tanti avrebbe dovuto essere quel 17 Gennaio 1987 e invece quel giorno fu l’ultimo per il ferroviere quarantunenne, padre di due figli, ucciso per errore. La vettura sulla quale viaggiava, sulla strada di Vito a Reggio Calabria, precedeva un’altra a bordo della quale rimase ferito il reale bersaglio dell’agguato, Francesco Stillitano. Con Stillitano rimasero feriti anche il tredicenne Vincenzo Ferrante e il ventitreenne Salvatore Falduto. Gli inquirenti inquadrarono l’agguato nell’ambito della faida tra le famiglie dei Rosmini e quella dei Lo Giudice. A Reggio erano i tempi della seconda guerra di ndrangheta. Nel 1985 il fallito attentato a Nino Imerti di Fiumara di Muro e, due giorni dopo, l’uccisione di Paolo De Stefano avviarono una lunga scia di sangue. Oltre 700 furono i morti a Reggio Calabria tra il 1985 e il 1991; la pax sarebbe stata oggetto di un accordo tra ndrangheta e cosa nostra e suggellata con l’omicidio del magistrato Antonino Scopelliti consumatosi a Campo Calabro nel reggino il 9 agosto 1991. Antonino Scirtò era un ferroviere; operava tutti i giorni in un luogo simbolo del viaggio, del movimento che sposta esistenze e sogni. Un viaggio che per Antonino Scirtò è finito davvero troppo presto.