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    Memorie – I diciannove anni di Daniele Polimeni

    di Anna Foti – La sua allegria non ha più animato la piazza di santa Caterina; il tifo amaranto si è visto strappare una delle voci più vivaci che ogni domenica si levava per sostenere l’amata Reggina dalla Curva dei Boys dello stadio e oltre. A Favazzina, distante solo pochi chilometri da Scilla, in provincia di Reggio Calabria, è stato stroncato brutalmente il cammino del diciannovenne Daniele Polimeni. Quest’anno ricorre il decennale di questa pagina di violenza che in questa terra non ha risparmiato alcuno.  Era il 30 marzo 2005 quando Daniele fu condannato senza appello, ucciso a colpi di pistola e poi reso irriconoscibile dalle fiamme. Una vita spezzata e un corpo martoriato. Una madre disperata ma ostinatamente dolce e determinata a non darla vinta alla dimenticanza e all’impunità.
    Un prezioso contributo alla sua memoria è reso dai giornalisti reggini Danilo Chirico e Alessio Magro che nella loro opera di racconto e restituzione alle memoria collettiva delle storie delle vittime e dei dimenticati (“Dimenticati – Vittime della ‘ndrangheta”), tra coloro che erano troppo giovani per morire, ricordano anche Daniele Polimeni.
    Sarebbe troppo facile dire che Daniele, che non si accontentava di non avere un soldo in tasca, avendo ceduto alla tentazione di facili guadagni ed essendo entrato in un brutto giro, non avesse fatto nulla per sottrarsi al destino violento che lo ha travolto. Sarebbe facile, ma a cosa servirebbe se non a generare banali e inutili conclusioni a fronte di una piaga che si nutre proprio di indifferenza, di silenzi, di omertà, di oblio, di vuoti atavici di coscienza e di responsabilità sociale collettiva.
    Lo sa bene la madre con cui Daniele viveva nella zona nord di Reggio Calabria, Anna. Dalla morte di suo figlio chiede giustizia. Nessuno ha avuto mai nulla da dire e quel delitto, ancora avvolto nel mistero, allunga drammaticamente la scia dei crimini rimasti impuniti.
    L’anno dopo il delitto la comunità si strinse attorno ai familiari in un corteo partito proprio dal cortile dell’isolato 51 di Via Clearco, dove abitava Daniele. Vi partecipò anche il presidente di Libera, associazione nomi e numeri contro le mafie, Don Luigi Ciotti ‘.  Lo scorso anno l’associazione “Il Pesce rosso”, in collaborazione con Libera e altre associazioni, ha dedicato alla sua memoria il progetto già avviato a piazza Castello a Reggio della piantumazione del fiore della memoria. Il titolo è stato: “Mnemosine: raccontando la storia di… Daniele”. Un murales colorato, opera di Teresa Ribuffo, nel luogo in cui furono ritrovati i resti del suo corpo bruciato, ricorda la vita troppo breve per finire di Daniele Polimeni, sfidando la morte, l’oblio e la dimenticanza. Uno squarcio di luce lungo il cammino tortuoso e faticoso di una verità ancora negata.