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Memorie – Vincenzo Mazzei, uno dei padri costituenti calabresi

5 Giugno 2014
in Memorie, RUBRICHE
Tempo di lettura: 3 minuti
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Memorie – Vincenzo Mazzei, uno dei padri costituenti calabresi

di Anna Foti – E’ stato tra i padri costituenti più longevi. L’ultimo, il lucano Emilio Colombo, è morto nel giugno 2013. Vincenzo Mazzei, invece, era calabrese. Originario di Nicastro, classe 1913, aveva 97 anni quando si è spento a Lamezia Terme. Avvocato formatosi politicamente nelle fila repubblicane con il padre e con il nonno, fu eletto deputato dell’assemblea Costituente nel giugno 1946 (2.646 voti), in quella circoscrizione di Catanzaro dove oltre trecento mila calabresi votarono la Repubblica e oltre cinquecento mila la Monarchia, risultando comunque in minoranza rispetto alla maggioranza di un paese che non voleva più un re.
Il repubblicano mazziniano,Vincenzo Mazzei, rappresentò il PRI in parlamento fino al 1948, ed è ritenuto autorevole espressione del socialismo libertario e associativo, ispirato tra gli altri anche a Carlo Pisacane. Il suo percorso politico fu particolarmente travagliato al punto che nel 1955 lasciò il Pri per confluire nel partito Socialista.

Laureato in giurisprudenza e scienze politiche, esercitava la professione di avvocato con residenza a Roma dove era docente di storia delle dottrine politiche e di filosofia del diritto presso l’università. Nel 2010 il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in un messaggio di cordoglio alla moglie Maria Luisa e alla famiglia, ha ricordato «l’impegno all’Assemblea Costituente, il rigore morale e civile e l’appassionata militanza politica, sempre dedita alla testimonianza dei valori di libertà, di legalità e di giustizia sociale».

2 giugno 1946 – 2 giugno 2014: sessantotto anni di Repubblica per uno Stato che le cifre del referendum avevano disegnato ancora profondamente diviso tra fedeltà al trono (Sud) e sentimento repubblicano (Nord). Un giorno significativo per il ritorno alla volontà popolare, dopo due decenni di dittatura. Un risultato emblematico con cui, dopo il raggiungimento della sua Unità e dopo oltre ottanta anni di monarchia di cui l’ultimo ventennio segnato dal regime fascista di stampo totalitarista-nazionalista, il nostro paese iniziava il proprio cammino repubblicano a seguito della dilagante affermazione del modello autoritario in Europa. Furono prevalentemente le regioni del Nord a determinare la vittoria della Repubblica ed il declino della Monarchia. Le regioni meridionali votarono abbondantemente in favore di quest’ultima. E da dopo lo spoglio, l’adunanza della Corte di Cassazione per il giudizio definitivo e il proclama di Umberto II, l’Italia fu Repubblicana. Era il 18 giugno 1946.
Un anniversario importante che segna anche una tappa centrale per la partecipazione delle donne alla vita politica del paese. Figlia dell’Italia divisa dall’occupazione tedesca, infatti, fu la conquista del suffragio universale, consacrato in un decreto del presidente del consiglio dei Ministri Bonomi datato 31 gennaio 1945. Ma il referendum del 1946 rappresentò anche un momento cruciale per l’avvio delle attività dell’Assemblea Costituente, deputata a stendere il documento fondante del nostro ordinamento giuridico, il manifesto dell’Identità Italiana la Costituzione, giunta al sessantaseiesimo anno di vigenza. Proprio nel suo primo articolo, la fonte principale del nostro diritto, consacra la forma repubblicana dello Stato Italiano e ricorda ai cittadini che essa è frutto di una scelta del popolo. La Costituzione, entrata in vigore il 1 gennaio 1948, ancora oggi rappresenta lo scrigno di principi e valori in cui si identificano istituzioni e cittadinanza in un intreccio di storia che ormai prosegue da quasi settant’anni.
A dimostrarne la portata attuale i numerosi dibattiti che suscita e il fermento che sempre anima le ipotesi di sue possibili modifiche.
Fonte superprimaria del nostro ordinamento, quella che nessuna legge può contraddire o violare e nella quale ogni disposizione normativa deve trovare piena rispondenza, nei suoi quasi settanta anni di vigenza essa ha conosciuto svariati interventi ed è stata implementata da numerose leggi costituzionali. Nonostante il dibattito sia ancora aperto, i suoi valori resistono e ri-esistono, ora come allora, ed essa rimane una speranza a presidio di ogni necessaria affermazione e di ogni possibile cambiamento.
Una speranza che anche tanti calabresi hanno contribuito a scrivere ed a regalare all’Italia, insieme al sogno Repubblicano.

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