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Home RUBRICHE Lettere a Strill

Associazione LIstretto a Falcomatà: “I treni di Hitachi purtroppo non partono da Reggio”

18 Settembre 2016
in Lettere a Strill, RUBRICHE
Tempo di lettura: 3 minuti
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Carissimo  Peppe  –  passaci  il  tono  confidenziale,  ma  sei  il  nostro  Sindaco  –  quanta  gioia  nell’apprendere  che  la  Calabria,  e soprattutto  questa sfortunata  città,  non sia  citata  dai  media  quale esempio di negatività, di malaffare, di degrado, di arretratezza. A Reggio Calabria vi sono cantieri di un’azienda che dà lustro a questa città nel mondo: sono gli  stabilimenti Hitachi Rail Italy, quelli da cui fuoriescono i treni che macinano chilometri e chilometri  di rotaie disseminate qua e là nel pianeta. Che  bello  leggere  che  da  Reggio  Calabria  partono  i treni  per  la metropolitana  di  Taipei,  i treni  metro per Honolulu, i treni per la nuova metropolitana di Lima. Legger queste notizie sulle riviste  economiche specializzate, fa un certo effetto, lascia, a chi è imbevuto di calabresità come noi, un  piacevolissimo retrogusto. Purtroppo,  però,  caro  Peppe,  i treni  non  partono  da  Reggio  Calabria sulle rotaie  dello sviluppo  economico,  non  lasciano  tracce  occupazionali,  né  un  profumo  di speranza  e, soprattutto,  non  partono dal porto più  grande del Mediterraneo perché quel porto, non  va, non decolla, non dà  futuro. Ha fatto solo sognare, poi basta! Ha fatto parlare, tanto, poi basta! Ha fatto bestemmiare,  come Patron ‘Ntoni dei Malavoglia, per la maledizione che sullo stesso incombe. Che tristezza  leggere  che  i treni per  Lima partono da  Salerno,  che quelli per  le Hawaii  vengono  portati  prima  in California  e  che  il porto di Gioia  Tauro non può  che fare transhipment,  perché  dopo decenni dalla sua costruzione, non ha ancora un collegamento ferroviario. Appare tutto grottesco, caro Peppe, ma è l’amara verità. Quanta tristezza nel riscontrare  che le  “passerelle” sul porto di Gioia Tauro, hanno portato solo  lustro  all’imbonitore  di  turno  e  tanta  fame  occupazionale  a  noi  che  nell’arida  area  portuale  alberghiamo in attesa che anche un solo container si avvii via terra, senza girovagare da una nave  all’altra per raggiungere la meta. Ciò  cui  dovrebbe  assolvere  il  porto  di  Gioia  Tauro  lo  fanno  i  porti  del  Nord  (Brema,  Anversa,  Amburgo,  Rotterdam …):  ma  Suez  non si trova  nel  nord  Europa,  è  qui,  qui  vicino,  vicino  Gioia  Tauro, dov’è stato costruito il porto più grande d’Europa perché a questo doveva servire. Ma  l’avviso per  i naviganti, era tutt’altro  che fermarsi  a Gioia Tauro.  Lo scalo merci non poteva  esser qui, perché avrebbe portato sviluppo, occupazione, denaro, futuro. Perché i container non  bisognava farli partire da Gioia Tauro su rotaia, ma dai porti citati, perché lì si contano centinai di  migliaia di occupati. Un indotto che da solo avrebbe risolto i problemi del sud Italia, perché lì sono  sorti i grandi ricettori delle merci trasportate. Perché se funzionasse il porto di Gioia Tauro, tutto costerebbe meno, e questo non è possibile in  un’economia malata come la nostra Adesso,  però,  c’è  una  luce,  una  luce  vera,  no  riflessa,né  fatta  di  sole  parole:  è  il  rilancio  del  gateway ferroviario, il via libera al “nuovo terminal intermodale del porto di Gioia Tauro”, il binario  che collega il porto all’Europa. Sarebbe un  vero peccato non salire su quest’ultimo treno,  che  ci porterà direttamente da Gioia  Tauro ad Honolulu, a Lima, a Taipei e dove altro vogliamo andare. Questa è una guerra economica  che  gli  Stati  del Nord  Europa  in maniera silenziosa  conducono  da  decenni  nel  nostro territorio  impedendoci, grazie anche a faccendieri vari, di dare forza infrastrutturale all’Italia Meridionale; ci  porterà  a  perdere  una  delle  posizioni  strategiche  più  importanti  per  l’Europa,  regalando  un  vantaggio  economico  a  chi  ha  grandi  interessi  a  posizionare  piattaforme  logistiche  nel  Mediterraneo,  il  porto Greco  del  Pireo  ne  è  la  dimostrazione  (oggi  gestito  dalla  COSCO società  cinese). Caro  Peppe,  noi  riteniamo  che  se  l’Europa  è  veramente  unita,  dovrebbe  considerare  e  far  sviluppare sotto la propria bandiera opere come l’AV / AC Salerno – Reggio Calabria ed il porto di  Gioia  Tauro,  considerando  queste  opere  necessarie  per  difendere  gli  interessi  economici  dei  cittadini europei. Diversamente,  così  come  l’Europa  ha  perso  il  porto  della Grecia,  presto  perderà  la  logistica  nel  Mediterraneo,  con  l’aggravio  di  alti  costi  di  trasporto  che  inevitabilmente  ricadrebbero  sulla  famiglie europee. Oggi,  più  che  mai,  è  necessario  che  l’argomento  delle  infrastrutture  meridionali,  non  venga  considerata solo una questione meridionale o italiana, ma una primaria questione Europea. Caro Peppe,  Sindaco di questa Città, parla tu nella qualità  ai  Signori dell’Economia,  a quelli  che  fanno e si occupano di geopolitica, chiedi con forza tavoli istituzionali, rivendica il Tuo ruolo e la  Tua posizione  geografica nel Mediterraneo, dai forza alla Città Metropolitana di Reggio Calabria  che  è  nata  per  far  parte  dell’Europa  del  futuro  e  non  per  continuare  ad  essere  ancora  di  più  emarginata.

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