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    La morte del sindacato italiano, la sua mancanza di rappresentatività e l’invasione di faccendieri

    Di seguito la lettera diffusa da  Giuseppe Aprile-scrittore e giornalista, già segretario regionale UIL-Calabria:

    Spiegare le responsabilità del grave fenomeno che vede l’avvenuta morte del sindacato italiano, la sua mancanza di rappresentatività e di potere e l’invasione di Caf e patronati per i quali spesso servono solo faccendieri e non sindacalisti.

    Spieghiamoci bene anche perché l’argomento è immenso ed è una delle cose più importanti e delicate del modo di governare e dell’intera società italiana. Che i sindacati quasi non esistano più è cosa tanto evidente quanto certa. Sono miseramente fallite le due sole esperienze sindacali italiane: quella che vede il sindacato di derivazione partitica e quella del sindacalismo autentico, democratico, libero, degno rappresentante di tutti i lavoratori di questo paese. Il fallimento è datato sostanzialmente agli inizi degli anni novanta con il declino miserrimo dei sindacato di lotta e di opposizione che tanto avevano potuto fare per la tutela degli interessi dei lavoratori e per l’affermazione di loro diritti fondamentali nel panorama degli interessi di governo che avevano portato le stagioni indimenticabili delle fase contrattuali, delle conquiste dei lavoratori, e del ruolo dei sindacati nel rafforzare e difendere la democrazia repubblicana in questo paese precedentemente infettato dal periodo del dominante fascismo. Si era arrivati alla conquista di importante contrattazione, alla rappresentanza democratica dei lavoratori in fabbrica e nel sociale, all’accenno della lotta per l’unità sindacale e le riforme, alla legge 300 che era lo Statuto dei lavoratori. Ricordo un comizio dei Vito Scalia, che pur rappresentava la parte antiunitaria della cisl, a Firenze quando dal palco sentenziava che male faceva il governo pensando di poter fare le riforme da solo, senza i sindacati. Ovviamente per svolgere un ruolo sul tema delle riforme ( costo della vita, trasporti, scuola, mercati della produzione e del lavoro ) i sindacati dovevano accelerare l’imboccata via dell’esercizio di potere adeguato allo svolgimento di un loro ruolo -mai da sostituire a quello dei pubblici poteri- almeno nella tesi dominante dei giusti, fuori dalle pomposità del pur presente

    sindacalismo di derivazione partitica ( Scalia, Sartori, Vanni). La giusta via il sindacato l’andava perdendo, strada fecendo, verso gli anni novanta quando anche la sua partecipazione alla vita di importanti Enti (Ips, Inail, Asl) era stata messa giustamente in discussione e si andava verso la regolarizzazione del ruolo stesso del sindacato e la funzione di Governi e Parlamento e Regioni. Di punto in bianco caddero gli ultimi campioni del sindacalismo fino ad allora importante e di primo livello ( Luciano Lama, Antonio Pizzinato, Bruno Trentin, Franco Marini, Luigi Macario,Giorgio Benvenuto, Pierre Carniti, Raffaele Morese. Franco Bentivoglio, Luigi Marianetti). Andò maturando il periodo del crollo sindacale con la nomina di sconosciuti ed inutili come La rizza e Angeletti alla UIL, D’Antoni autentico fedele democristiano più che dirigente sindacale,che poi fece crescere Bonanni e simili alla cisl oramai ridotta a orfana di forme di dirigenza sopportabile, fino alla Camusso in CGIL che non mi sembra di sensibile risonanza oltre alla sua indiscussa onestà. Ciliegina sulla tora: l’assunzione della UGIL di Cetica e Polverini, accanto ai tradizionali sindacati confederali. Colnclusioni: morte pressoché totale del sindacato italiano per tutta la fase berlusconiana e successivamente fino a Renzi che ha avuto il coraggio, va detto, di parlare si sindacati inutili e nemmeno da trattare.

    Noi diciamo: perdita di ogni forma di autonomia del sindacato con il predominio della controparte governativa e istituzionale che hanno usato decine di nuovi strumenti di finanziamento che sono stati I Caf, i nuovi Patronati, le inventate attività assistenziali che hanno stravolto organismi e bilanci generali con l’introduzione di deleghe di inconsapevoli pensionati e l’attuale geografia dirigenziale che ha di fatto abolito i congressi, fatto perdere funzione alle rappresentanze in fabbrica ed uffici, distacchi a piene mani come privilegio in cambio di adesioni forzate, preso possesso dei ruoli dirigenziali, padronanza assoluta delle strutture rimaste in gran parte in mano a dirigenza a vita con sistemazione di amici e inutile personale, per le faccende inutili al “servizio” dei lavoratori e dei disoccupati. Altro è l’evasione fiscale, vera e tragica ragione della nostra crisi, che nulla ha a che vedere con i fisco dei lavoratori e della povera gente. Non Caf avrebbero dovuto fare, ma una grande e seria lotta alla vera evasione fiscale che non riguarda i pensionarti ed i lavoratori, ma i veri evasori, i ricchi, coloro che del denaro pubblico hanno fatto e fanno scempio e devastante utilizzazione. Si guardino le cifre di quanto manca alle casse dello Stato per vedere chi evade davvero e come! Con il sindacato che non era ancora arrivato ad aggiungere alla tutela dei lavoratori ed alla lotta per l’occupazione e per il Mezzogiorno, anche quella degli sperperi legali e contrattuali dei funzionari che hanno condizionato e reso suddita tanta politica italiana.

    Conseguenza di tutto ciò è la perdita di uomini di valore e di polso e la loro sostituzione con una “classe dirigente” che non rappresenta nessuno, non viene eletta in regolari congressi, sta lì per arricchirsi dei proventi di finanziamenti pubblici, ad hoc messi a disposizione dai poteri pubblici al di sopra dei quali è l’inutile parlamento anticostituzionale che sta lì a difendere interessi di propri rappresentanti e fa cose di cui non risponde ad alcuno se non alla casta dei privilegiati che godono in questo stato senza leggi, senza lavoro, senza un minimo di giustizia credibile, dominato dalla criminalità che ha già le sue mani nello stato alleato, e quanto prima sarà decisamente invincibile.

    La vita di un bravo cittadino, potrà avere la seguente unica ragione di esistere: La lotta senza tregua a tutto ciò, ben sapendo che anche la stampa, la cui autentica libertà sarebbe gran bene per uno stato davvero civile, è strumento dei potenti e d è governata da editori legati all’economia ed alla politica ed i governi sono oramai liberi di fare quello che vogliono usando stampa, televisioni e leggi permissive al loro esclusivo vantaggio. E’ finita che con il venti per cento degli aventi diritto al voto, si elegge una gestione provinciale come nel caso di Reggio Calabria che ha un Presidente che non rappresenta nessuno se non le istituzioni senza ruoli e senza poteri. Dobbiamo rientrare tutti in questa guerra dei prossimi giorni e dei prossimi mesi. Non c’è altra via che opporsi per rinascere!