All’incrocio tra via Tommaso Campanella e via Cattolica dei greci, guardando verso il mare, si assiste ad uno spettacolo tra i più belli che una città possa offrire. Ogni qualvolta mi trovo lì penso a ciò che sarebbe potuta essere questa città se non fosse stata mal governata, intaccata dal cancro della ‘ndrangheta, della corruzione. Qualche chilometro più in la, la vista ti riserva uno spettacolo orribile. Case lasciate a metà, montagne di immondizia, strade non asfaltate e con buche enormi. Mi domando se sono ancora nella stessa città o in una città a migliaia di chilometri di distanza. Provo un senso di vergogna misto a rabbia furiosa pensando ai forestieri che magari dall’ aeroporto per andare in città passano sulla tangenziale e assistono a un tale spettacolo. Un senso di impotenza mi assale e mi sfianca. Il modello Reggio è questo? Oppure Scopelliti si riferisce a Reggio Emilia quando ne parla? La città metropolitana? Reggio per quello che offre come servizi e culturalmente si avvicina più ad un “paesazzo” che ad una città di rango metropolitano. Non ho mai smesso di domandarmi chi abbia potuto fare in modo che un tale scempio si concretizzasse. Sicuramente persone prive di qualsiasi sensibilità, non riesco ad immaginarmele diversamente. Non riesco ad immaginarle come persone sensibili alle arti, culturalmente preparate. Li immagino come cafoni i quali unici interessi non siano altro che intasc are mazzette, ostentare potere e magari fare credere di essere colti mostrando, nelle inutili e sfarzoselibrerie che sicuramente possiedono, rari e preziosi volumi che non avranno mai letto, come Berlusconi quando amava farsi riprendere davanti ad una libreria piena di libri laccati d’avorio. Ho provato rabbia anche quando ho visto cittadini indignarsi per il commissariamento della città. Ma come, ho pensato, questa è forse l’unica possibilità che abbiamo per uscirne! La rabbia era quindi attenuata dalla speranza che forse le cose sarebbero migliorate senza i politici arraffoni e collusi. Ma la speranza è ormai persa e la rabbia monta
ogni giorno di più.
Vincenzo




