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Il controllo, questo sconosciuto

9 Marzo 2012
in Lettere a Strill
Tempo di lettura: 2 minuti
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palcopausiniter

Riceviamo e pubblichiamo

Buongiorno Direttore,
Ci sono diversi modi per definire il “controllo”: dall’indagine a garantire il funzionamento di un apparato, dell’amministrazione

di qualcosa o di qualcuno alla capacità di imporre un limite, un dominio, un impulso.
Le cose che accadono oggi in Italia, strane e all’apparenza indecifrabili, come il dilagare della corruzione, il succedersi degli incidenti sul lavoro, sulle strade, anche gravissimi come la perdita della vita, e non ultimo l’irrefrenabile arroganza di taluni personaggi pubblici della politica o della gestione comune convinti dell’impunibilità, fanno pensare che a monte manca proprio il “controllo” preventivo e successivo, l’attività propedeutica degli addetti alla verifica di ciò che fanno e dovranno fare i propri sottoposti, i figli, gli alunni, i colleghi d’ufficio, i promotori di iniziative sociali eccetera eccetera.
Quando cominciai il mio mestiere di dipendente pubblico, ormai nel lontano 1977, ero pervaso da un senso di responsabilità quasi soffocante, che mi impediva a volta persino di lavorare con la necessaria tranquillità, tanta era la “paura” del controllore. Ma quel contesto mi consentiva, però, di stare vigile e attento a non commettere errori o divagazioni, di autostimare ciclicamente il mio rendimento, di confrontarmi con i superiori, sottoposti e colleghi di pari rango, a volta anche in famiglia o con amici, sulle scelte che dovevo fare o sulla bontà di quello che avevo fatto, sia sotto il profilo dell’efficacia sia sotto l’aspetto etico-morale.
Oggi invero un comportamento del genero viene letto come una debolezza, un inutile esercizio di coscienza, una fatica denigrata, persino derisa. Perché secondo la moda del momento, sorvegliare l’operato dell’altro è un’infamia, un segno di mancanza di fiducia, di rispetto, un’offesa alla dignità di lavoratore. Tutti concetti post-moderni ma verosimilmente errati e fuori di ogni logica ponderata. E le conseguenze, purtroppo, sono sotto gli occhi di tutti.
Pensate che, se la sorveglianza del progettista o capo-progetto sulle maestranze che predisponevano il palco per il concerto della Pausini al Palapentimele di Reggio Calabria, fosse stata attenta, scrupolosa e soprattutto costantemente monitorata, l’incidente sarebbe avvenuto lo stesso? O se il dirigente del settore appalti di questa Amministrazione pubblica del Sud o quella del Nord, avesse seriamente attivato il controllo di competenza e tenuto sotto osservazione l’operato del funzionario infedele o truffaldino, questi poteva permettersi il lusso di “vendersi” per ottenere favori personali a discapito della collettività? Credo proprio di no!
L’elenco di queste scelleratezze sarebbe lungo e largamente menzognero rispetto al dato reale poiché sono talmente tanti i casi di malversazione a tutti i livelli che qualsiasi indagine sia pure a tappeto non dedurrebbe la vera portata del fenomeno.
Allora, penso e spero, che la soluzione del problema sia nel riportare all’interno di qualsivoglia sistema di gestione una vera e profonda attività di riscontro che premi i migliori collaboratori e biasima i fannulloni e faccendieri senza scrupoli.
Il controllore dovrebbe godere, per converso, di quel vantaggio di carriera professionale o di maggiore guadagno solo se i suoi controllati non abbiano mostrato indolenza e svogliatezza accompagnata da malaffare e corruzione, pena il suo stesso demansionamento con relativo abbassamento retributivo o addirittura perdita del posto.
Fino a quando non saranno codificate le responsabilità di ciascuno e predisposte le dovute contromisure nel caso di inefficienza o peggio di infedeltà, ognuno si sentirà autorizzato a fare e disfare a proprio comodo.
Cordialità.
Giuseppe Giusta

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