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    Dare un senso ai moti del 70

    Riceviamo e pubblichiamo 
    “Boia chi molla”è, senza dubbio, una frase che sin da bambino ha provocato in me forti emozioni, piantandomi, il seme patriottico e indissolubile, di amore eterno per la mia Reggio. Nonostante la mia giovane età, e mio malgrado, non essendo stato presente ai moti del ‘70, non ci sono dubbi che questa città, stia per me al di sopra di ogni altro ideale. Come ogni buon reggino, anch’io questa estate preferivo sintonizzarmi giornalmente su una nota Radio nazionale, ospite nel periodo estivo di questa città, e precisamente sul lungomare Falcomatà. Non vi nascondo il mio orgoglio nell’ascoltare tutti quegli elogi per Reggio e i reggini. Ma una cosa non quadrava. Giornalmente la mia città veniva definita “Capitale del divertimento”. Se questa definizione sponsorizzata in scala nazionale, può far felice qualche mio concittadino e forse qualche amministratore, per quanto mi riguarda, io avrei preferito che la città fosse stata definita Capitale della cultura, della storia, del senso civico, e forse dopo avrebbe preso collocazione il divertimento, che anche a me non dispiace. Leggendo i libri sui moti del ‘70 e ascoltando i racconti di mio padre, ho capito chiaramente che i sentimenti che io provo per questa città, sono gli stessi per i quali i miei concittadini di ogni ceto sociale, si batterono duramente per la loro città e per i diritti che le venivano strappati. Ho capito che ognuno di noi che viviamo qui, buoni e cattivi, siamo uniti da un profondo legame che forse in altri luoghi non esiste più:  “L’amore per la nostra terra”. Pochi mesi addietro, un uomo mi diede dell’ incosciente, chiedendomi il perché debba far crescere a Reggio i miei figli. Pesai molto quelle parole e sinceramente ne restai turbato, ma solo per poco. Come accennavo prima, Reggio sta per me al di sopra ogni altro ideale, e quindi mi fido molto della città dei cittadini e dei nostri amministratori di qualsiasi corrente essi siano. Sono stanco di sentire sempre la stessa frase “Riggiu non vindiu mai ranu”, perché come tanti, anche io ho scommesso su questa città, e, fra alti e bassi ci vivo bene. A questo punto, vorrei perciò rivolgere a tutti i miei concittadini un caloroso invito: quello di guardare Reggio come guardiamo la reggina, e di dare ognuno il proprio contributo per la soluzione dei suoi problemi , per “gridare” tutti insieme, che Reggio è la Capitale della Civiltà, della Storia e della Pace. Solo così potremmo dare un senso ai moti del ’70,  potremmo continuare a ripetere lo slogan di “boia chi molla” senza arrossire e potremmo dire che il sangue di Labate, di Campanella e di Jaconis non è stato versato invano.

     

     

     

     

                                                                                        David Crucitti