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    Cia, zio Lorenzo

    Riceviamo e pubblichiamo

    Non è bastato un mese a darmi pace e rassegnazione. Lorenzo, il dottore Lorenzo Gatto, se ne è andato e questa morte, così assurda ed innaturale, ha lasciato un vuoto enorme ed una totale, assoluta e terribile incredulità.

    Il ricordo dei tanti momenti lieti è ancora ben vivo e limpido, il tempo non ha avuto modo di realizzare il suo effetto dissolvente.

    Molti anni fa, Lorenzo venne a prendermi all’uscita di scuola insieme a colei che sarebbe diventata, qualche anno più tardi, sua moglie: ricordo l’emozione nel vedere questo ragazzone sconosciuto, che agli occhi della bimbetta timida che ero io allora, sembrava un gigante…

    Ricordo anche ogni Natale ed ogni festa in cui non era con noi perché “di turno” in ospedale: assente dalla nostra tavola solo nella sostanza, ci raggiungeva per il brindisi finale e il suo sorriso tradiva la stanchezza malcelata dai suoi occhi.

    Gioiva per ognuno di noi, Lorenzo: un matrimonio, una laurea, una nascita, una festa di compleanno o una semplice riunione familiare erano per lui motivo di orgoglio e di partecipazione personale.

    E’ una “strana” famiglia, la nostra: numerosa, da tanti considerata ingombrante o eccessivamente unita ed affiatata; forse per il cemento che ci lega la sua scomparsa mi ha tanto colpito o forse perché sono cresciuta con le zie e gli zii che hanno condiviso tutte le mie emozioni: i miei studi, il mio lavoro, il mio matrimonio, la nascita dei miei figli…

    Non era un uomo perfetto, Lorenzo: come tutti noi ha combattuto i suoi difetti e le sue fragilità umane, ma è sempre stato presente, un punto di riferimento importante, disponibile nei confronti di chiunque, familiare o semplice conoscente, giorno e notte dispensando cure, medicine e carisma: qualità, quest’ultima, ancora più grande, dono che Dio aveva voluto fargli.

    Un caro amico di Lorenzo ha scritto del lungo e spontaneo applauso scoppiato in chiesa all’uscita del feretro, a testimonianza del grande affetto che tanta gente ha avuto nei suoi confronti: di certo, nessuno di quelli che lo hanno conosciuto potrà mia dimenticarlo.

    E’ passato un mese. Mi dicono che si deve andare avanti, che la vita continua, che nessuno è immortale, che le disgrazie avvengono; io, però, mi sento ferma a quell’8 novembre: lavoro, vivo, agisco, ma i giorni mi scivolano addosso.

    Lorenzo, sei stato come una meteora e te ne sei andato troppo presto. La consapevolezza che non ci sei più è desolante…Ma sono certa che da lassù continuerai a prenderti cura di tutti noi.

    Tua nipote Stefania.