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    Tommaso Campanella e Barak Obama

    di Elia Fiorenza – «La frase scelta da (Yes, we can) quale leit-motiv della sua compagna elettorale è senz’altro lo slogan più incisivo ed efficace che sia stato mai lanciato in una competizione politica». Lo ha affermato il giornalista-scrittore, prof. Claudio Stillitano, tra l’altro, attento studioso del suo illustre concittadino Tommaso Campanella. «Essa, con la trovata pubblicitaria di Bill Bernbach (Think small, Pensate in piccolo), usata nel 1959 per promuovere le vendite della Volkswagen e con il leggendario slogan di Ernesto Che Guevara (Hasta la victoria sempre, Bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza), può considerarsi – ha esposto Stillitano in un suo articolo pubblicato dalla Gazzetta del Sud – l’idea più geniale del pensiero minimalista e aforistico degli ultimi sessant’anni». Il giornalista stilese inoltre si chiede se esiste, una frase celebre del passato che abbia una certa attinenza con lo slogan chiaro, corto e semplice coniato dal 44° presidente degli Stati Uniti d’America, il cui significato è “si, si può fare”? «Noi pensiamo – ha continuato Claudio Stillitano – che il riferimento ideale può essere rintracciato nel filosofo Tommaso Campanella, che con il suo motto Non tacebo (non riusciranno a farmi tacere, dirò ciò che voglio fare, farò ciò che voglio dire), è stato il primo, nella cultura europea, ad evidenziare l’importanza dell’ottimismo della volontà  e il concetto che il cambiamento si ottiene solo con il coinvolgimento e l’unità delle masse. Queste convinzioni si ritrovano, infatti, in alcuni testi politici, nelle Poesie e nella stessa biografia del frate domenicano, che trascorse ben 32 anni della sua vita in carcere per difendere le sue idee di libertà, di uguaglianza, di giustizia sociale e la sua voglia di arrivare fino in fondo. Campanella è stato il primo autore politico a definire il concetto di cittadino e ad intuire che la storia si costruisce con il contributo del popolo, di quello che il filosofo chiamava “una bestia varia e grossa ch’ignora le sue forze”. Il riferimento di Obama al filosofo stilese si riscontra anche nella filosofia di vita dell’ex-senatore americano e in alcuni passi del suo programma elettorale che, per il modo in cui è stato elaborato e comunicato, ha conquistato l’opinione pubblica mondiale. Il sogno di un paese più giusto, più solidale e più tollerante tanto invocato da Obama, il sogno di un paese più riformista e innovatore, non è forse il «sogno di una vita più bella» presente nella Città del Sole, dove il pensiero politico di Campanella  non si identifica esclusivamente con l’utopia e l’immaginazione, ma ha il suo fulcro vitale nella  concordia pacifica e operosa dei Solari, nell’altruismo spontaneo, nella speranza in un mondo migliore e nella difesa dei diritti inalienabili dell’uomo? Nel programma politico del presidente Obama – che durante il corso di laurea in Scienze politiche avrà certamente letto le pagine del celebre trattatelo utopico, comparso sul mercato statunitense solo nel 1901 – la polis campanelliana acquista un significato più ampio (quasi si globalizza) e diventa sinonimo di cultura della rinascita e di capacità di «scaldare i cuori e di far sognare», come scrive Walter Veltroni nella prefazione a L’audacia della speranza, uno dei libri più conosciuti del Kennedy nero». «In Campanella e in Obama – che possiamo definire figure carismatiche della storia,  in quanto capaci di dire ciò che sognano e incarnare ciò che dicono – l’eliminazione dell’ineguaglianza e dei privilegi e l’attenzione verso i problemi reali della gente comune e degli emarginati costituiscono una ricetta sicura per la felicità sociale e la rigenerazione morale dei popoli. Barak Obama – conclude Stillitano – sembra aver messo addirittura alla base della sua condotta politica i tre princìpi della metafisica di Campanella, che individuò l’essenza di ogni cosa e di ogni azione nella potenza, nella sapienza e nell’amore. Ecco perché il suo yes, we can, a nostro avviso, andrebbe tradotto, più compiutamente, con la frase “so di poter fare”; con uno slogan, cioè, che richiami il concatenarsi indissolubile e forte tra conoscenza e potere, tra sapere e volontà, tra idea e prassi».