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    La letterina a Babbo Natale di Domenico Rositano

    Caro Babbo Natale,
    sono passati diversi anni dalla mia ultima lettera in cui ti chiedevo il trenino elettrico e la playstation, ma quest’anno ho deciso di scriverti per una richiesta un po’ particolare:

    la notte del 25 dicembre, se fosse possibile, preferirei trovare sotto l’albero, anzi ritrovare fiducia e speranzanella classe dirigente calabrese.

    Il cono d’ombra proiettato sulla classe politica locale dalle recenti vicende giudiziarie e il clima da notte dei lunghi coltelli tra i suoi vertici che ne è scaturito, non possono non essere vissuti con una certa costernazione. Soprattutto da chi come me, ha creduto e crede nell’opportunità di riscatto e di rinnovamento che l’attuale Giunta regionale vuole imprimere alla nostra “disgraziata” Calabria.
    Con molto disagio ho dovuto prendere atto di come una parte del ceto politico regionale sia finito una volta di più sotto la lente della stampa locale e nazionale per i suoi peccati (veri o presunti che siano) e perduranti litigi. Ciò non rende onore a quel pezzo importante di esso, che in piena sintonia con la maggioranza dei calabresi, opera sul territorio in maniera virtuosa e meritevole, oltreché improntata ad una impeccabile trasparenza.
    Lasciando alla magistratura il compito di accertare responsabilità, ove esistano, le circostanze invocavano una risposta forte e responsabile. Un grido corale e cristallino contro la corruzione. Affermare che forse esiste una questione etica e morale all’interno dei partiti in Calabria non credo sia un’eresia.
    E’ quello che si aspettano i cittadini calabresi e tra di essi i tantissimi giovani.
    Di qui la scelta da dirigente giovanile del PDL di urlare proprio su questo giornale come fece il Segretario Angelino Alfano nel giorno della sua elezione “Dobbiamo costruire un partito degli onesti” e “voglio un Pdl degli onesti e con onestà, visto che è un nuovo inizio, dobbiamo dire che non tutti lo sono”.
    Noi giovani non abbiamo nulla da nascondere, perché, dopotutto, qui come in buona parte dell’Italia il problema è proprio generazionale. La politica della speranza esiste, come esiste chi crede ancora a Babbo Natale.  Io, ahimè, credo ancora a Babbo Natale ed è per questo che forse nello scrivere questa lettera sto semplicemente sognando ad occhi aperti la classe dirigente che vorrei.
    Domenico Rositano