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    La letterina di Manuel Calavera

    regalo
    Caro Babbo Natale,
    tutto bene lì nella tua città? I fiocchi di neve cadono ancora candidi finendo sulla tua slitta e sul tuo vestito rosso? Spero che la tua barba
    diventi sempre più lunga!

    è a te che i bambini si rivolgono per veder realizzati i loro sogni; certamente dentro sono fanciullo anch’io, ma forse non è più tempo di chiederti regali da ritrovare sotto l’albero. Come da piccolo nel giorno di natale vorrei ancora svegliarmi quando il sole si è appena alzato, e per la fretta correre scalzo sul gelido pavimento sotto i piedi nudi, e sbirciare sotto quell’albero pieno di luci e di speranze, timoroso e con spasmodica fretta scartare i desideri che hai confezionato in scatole gialle dai fiocchi viola. Oggi non c’è molta gente che crede in te, così si soffre e si vive senza molte speranze e senza molti sorrisi. Anche io sono cresciuto; pochi giorni fa ho ripercorso la strada che mi portava dall’asilo alla mia vecchia casa, è stata una sensazione mai provata prima, ma non abito più lì, sono passati tanti anni ormai. La vita, il tempo e la scuola mi hanno fatto crescere, ho imparato a studiare con altri ragazzi, ho imparato che esistono anche le cose brutte, anche le guerre, e le cose che devi fare anche se proprio non ne hai neanche un minimo di voglia; e
    continuo a leggere libri dei quali a scuola non si sente neanche parlare. E’ questa la mia enorme difficoltà: studio altro, non so se è perché sono realmente più interessanti o è semplicemente una mia presunzione. Certo che a volte riesco a rendermi divertente anche la scuola (questo compito in classe ne è un palese esempio) lasciandomi trasportare se l’argomento mi attrae, remando contro corrente se lo reputo noioso o poco interessante. Questo mio modo di fare mi crea non pochi problemi, ma con qualche stratagemma e qualche eccesso di comprensione dei docenti (che ancora sopportano il mio essere critico e polemico) sono sempre riuscito a cavarmela. Oltre alla scuola c’è il mio continuo riflettere (finirò per implodere uno di questi giorni), il mio scrivere qualche rigo o qualche verso (non nego un pizzico di orgoglio e di fierezza quando qualcuno le chiama “poesie”), e infine il mio abbandonarmi su dolci melodie sia che originino dal cuore altrui, sia che siano di mia fattura. Canticchiando “jingle bells” nella mia mente, riesco ancora ad immaginare la tua slitta e mi sembra di sentire il tuo tanto prorompente quanto dolce “oh, oh, oh!”

    tanti saluti babbo natale,
    ci si vede sotto l’albero
    tra stelle e luci colorate,

    Manuel Calavera

    p.s. e tu cosa vuoi per natale?

    epistole #1
    città del natale, via dei sogni n°3