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    La letterina di Eleonora, Fabrizio, Domenica, Simona, Daniele, Domenico, Lucrezia, Carmelo, Laura, Cheyenne, Francesco, Manuela

    Caro Babbo Natale,
    siamo dei giovani reggini, la nostra età va dai 20 ai 40 anni, siamo studenti, lavoratori, precari, disoccupati, professionisti e aspiranti tali, figli, madri, padri.

    Per quest’anno abbiamo deciso di scriverti una lettera tutti insieme per chiederti, in gruppo, quello che vorremmo per Natale. Speriamo tu possa ascoltarci, almeno in parte!
    Vorremmo che i reggini cominciassero ad avere più cura della bellissima città in cui viviamo. Vorremmo che i nostri concittadini iniziassero a ribellarsi a chi opprime. Vorremmo che la politica riprendesse il contatto con la gente uscendo dai palazzi per ascoltare le esigenze di questa Città. Vorremmo che la gente capisse che il bene comune non è difficile da perpetrare perché basterebbe non violare i diritti delle altre persone. Vorremmo che l’economia della nostra Città girasse attorno al sole, al mare, alla gastronomia, all’arte, alla cultura, alla storia. Vorremmo sentire il profumo di bergamotto per strada.
    Vorremmo una biblioteca in ogni quartiere. Vorremmo che la gente non dicesse più “mi fazzu i cazzi mei” né “cu’ mina pi’ primu mina du’ voti”.
    Vorremmo che Reggio non fosse la Città della ndrangheta ma la Città del risveglio.
    Vorremmo non chiamare nessun compare per i nostri diritti. Vorremmo entrare agli Ospedali Riuniti ed essere accolti con un sorriso. Vorremmo trovare parcheggio per strada e pedalare su delle piste ciclabili. Vorremmo vedere la Città ricca delle più svariate espressioni artistiche piena di sculture ed opere d’arte e vorremmo che queste fossero create da artisti locali.
    Vorremmo che i nostri concittadini fossero più solidali e che molta più gente prestasse magari un po’ del proprio tempo alla Piccola Opera Papa Giovanni XXIII o al centro Tripepi-Mariotti o con gli ospiti di Villa Falco…con loro si che ci si diverte! Vorremmo che i reggini sapessero che su un bene confiscato al potentissimo Clan dei Labate, oggi, sorge Casa Gullì che ospita diversi ragazzi che coltivano un vero e proprio orto e hanno una fattoria. Vorremmo che i reggini conoscessero l’esperienza di Artinsieme, un luogo confiscato alla mafia dove con l’aiuto di volontari, ragazze e ragazzi con disabilità danno sfogo alla loro creatività. Vorremmo che i reggini, incontrando una persona disabile per strada, la trattassero come una persona comune, come un proprio fratello, sorella o amico e che gli angoli dei marciapiedi avessero gli scivoli per potersi tranquillamente muovere in Città.
    Vorremmo non dover subire le decisioni dall’alto, di gente che ha il triplo della nostra età (e magari la metà del nostro cervello). Vorremmo che sugli ‘ndranghetisti si abbattesse una qualunque delle piaghe bibliche (costantemente nel tempo). Vorremmo che i nati dopo l’Ottanta non si sentissero “giovani che non hanno nulla da perdere”. Vorremmo un qualunque politico con il senso (consapevole) dell’umorismo. Vorremmo che Reggio fosse amministrata da una classe dirigente nuova, fatta da reggini che hanno a cuore e conoscono la nostra Città.
    Vorremmo che Reggio Calabria fosse una città normale. Vorremmo che si facesse per bene la raccolta differenziata e che si pensasse al riciclo e al riuso. Vorremmo che dal letame nascessero fiori e che sulle discariche sorgessero parchi fotovoltaici. Vorremmo che tutti capissero che la mafia si combatte con il lavoro. Vorremmo che i rappresentanti dei partiti, anche a Reggio, non fossero troppo spesso così miopi. Vorremmo che Dickens e Dostoevskij fossero vivi per avere qualcuno da andare a trovare. Vorremmo che non si studiassero solo i Promessi Sposi perché vorremmo che la Kulturgeschichte italiana non fosse fondata su Renzo Tramaglino.
    Vorremmo che le persone non si accorgessero dei problemi solo quando ci scappa il morto. Vorremmo essere fieri di aver votato per chi abbiamo votato. Vorremmo che i grandi, o i vecchi, quando parlano di noi giovani evitassero le frasi fatte come “voi avete tutto” oppure “ai giovani non interessa nulla dei propri diritti e della politica”. Perché la nostra generazione è la prima che sta peggio di quella dei propri padri, siamo la generazione dei precari, dei lavoratori in nero, dei disoccupati, della fuga dei cervelli. Caro Babbo, prova a chiedere a chi ha occupato per oltre 20 giorni la propria università o è salito sui tetti se ci tiene o meno ai propri diritti. Vorremmo che i politici non si parlassero addosso. Vorremmo non dover gettare lauree e master al vento. Caro Babbo, se siamo lontani da qualcosa è dalla “cattiva” politica, dai partiti autoreferenziali che non ci rappresentano, dal potere, dai parlamentari che si picchiano e insultano in parlamento e nelle trasmissioni televisive, che calpestano la nostra Costituzione ogni giorno, ma che sono pronti a dire che i violenti sono gli studenti. Babbo, preferiamo stare più vicino possibile alla Buona Politica, fatta per il bene comune con impegno, sacrificio, passione, trasparenza, con la gente in strada. Perché siamo convinti che “libertà è partecipazione”. Vorremmo essere noi a cambiare le cose, non le cose a cambiare noi. Vorremmo che tutti avessero una possibilità. Vorremmo avere noi una possibilità. Vorremmo essere circondati dalla bellezza, perché “la bellezza salverà il mondo”. Caro Babbo, siamo esigenti, è vero, ma questo è il nostro unico modo di essere realisti. Ascoltaci tu e se puoi aiutaci a realizzare le nostre speranze. Dopotutto chiediamo solo un mondo migliore.

    Eleonora Uccellini
    Fabrizio Canale
    Domenica Trunfio
    Simona Mastroddi
    Daniele Quartuccio
    Domenico Canale
    Lucrezia Praticò
    Carmelo Rosace
    Laura Cirella
    Cheyenne Curatola
    Francesco Imbalzano
    Manuela Canale