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    Reggio e il culto di San Giovanni

    sangiovannicrisostomo

    di Franco Arillotta 

    Anche a Reggio, in età medievale, esisteva il culto a San Giovanni Crisostomo, Padre della Chiesa d’Oriente e Patriarca di Costantinopoli, famoso per la sua elegante, efficace oratoria. Culto praticato in una chiesetta posta nella parte meridionale della città, sull’attuale via Cavour, nel tratto compreso fra la via degli Arconti e la via dei Pritanei.
    Dalla documentazione, si arguisce che era una chiesa antichissima, di

    epoca bizantina. Essa si trovava fuori della cinta pre-normanna, quando la città si estendeva appena appena fra le attuali Piazza Italia e Piazza Camagna. Inoltre, dall’esame della carta topografica di Reggio stesa dai Cadetti dell’Accademia della  Nunziatella di Napoli dopo il terremoto del 1783, essa risulta essere esattamente orientata Est-Ovest, secondo i rigidi canoni dell’edilizia sacra bizantina. E ancora: dalle ‘Visite’ effettuate dall’arcivescovo Annibale d’Afflitto, tra il 1594 e il 1638, la chiesa risulta considerata dipendenza della Protopapale della Cattolica dei Greci, che raccoglieva il retaggio delle espressioni del rito greco-bizantino in Reggio.
    Interessante la trascrizione, nelle carte cinquecentesche, della sua intitolazione: San Giovanni Crisostomo seu Os Auri seu Boccadoro. Si parte, quindi, dall’apposizione in lingua greca per passare alla sua traduzione in lingua latina e infine a quella in italiano.
    Era, come spesso erano le chiese bizantine, di dimensioni ridotte: palmi 36 per 21; cioè, all’incirca, poco più di nove metri per cinque metri e mezzo.
    Dalle citate Visite Vescovili, si apprende che era stata fortemente danneggiata – l’estensore scrive: “diruta” – dalle passate incursioni turchesche, tanto che il predecessore di d’Afflitto, Gaspare Dal Fosso, l’aveva concessa alla potente corporazione dei ‘sutores’, perché la restaurasse e la utilizzasse come sede della sua Congrega.
    Una decisione, questa, che apportò una novità alla ‘toponomastica’ dell’epoca, in quanto, da allora, la piazza che si apriva davanti la chiesa fu denominata ‘platea delli scarpari’.
    E gli atti notarili cinque-seicenteschi segnalano che lì attorno avevano effettivamente casa e bottega i più ricchi produttori di calzature reggini, quali Paolo Marino, Paolo Spatafora, Giovan Battista Mandica e Stefano Muraturi.
    Alla fine del ‘500, l’intitolazione muta e la chiesa, pur mantenendo il ricordo del Crisostomo in un quadro conservato al suo interno, è dedicata a San Girolamo.
    Nel ‘700, assumerà il doppio titolo di San Girolamo e Sant’Omobono, perché nel frattempo è stata affidata alla Congrega dei ‘sartores’, dei sarti, di cui Sant’Omobono è protettore.
    Dopo il terremoto del 1783, a seguito della nuova sistemazione urbanistica, la chiesetta scomparirà, e con essa il ricordo del culto a quel Santo.
    Ma, molto probabilmente, tracce dell’edificio potrebbero essere ancora sotto la strada, nell’area prima indicata, a sinistra scendendo lungo la via Cavour. Così come è probabile che qualche tratto della pavimentazione musiva, che, certamente, secondo l’uso bizantino, la ornava, potrebbe essersi indirettamente conservato fra i brani di mosaici che, dopo l’incursione ottomana del 1594, andarono a ricostituire il pavimento della Katholikè, e che oggi si possono vedere nella nuova collocazione, dentro la chiesa dell’Arciconfraternita dei Nobili Ottimati, a piazza Castello.