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    Gli studenti reggini entusiasti di Daniele Biacchessi e di ''Tabularasa – Formamentis''

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    di Grazia Candido – foto di Antonio Sollazzo– “Mi ha emozionato e non nascondo che sono venuto a conoscenza di quella parte di storia d’Italia che per troppo tempo è stata insabbiata dai grandi. Credo che oggi,

    con l’aiuto di Daniele Biacchessi ci siamo riappropriati di un’importante parte della nostra memoria storica”. Alessandro esce dal teatro incredulo per aver appreso “fatti scomodi” ma contento di “aver incontrato un adulto che si è confrontato con i ragazzi e ha svelato verità ancora oggi pesanti per lo Stato”. All’uscita del cine teatro Odeon molti studenti si fermano per commentare l’incontro culturale che, per la prima volta, ha portato in riva allo Stretto “pillole” del Teatro Civile “un teatro che disconoscevo sino ad oggi – dice Maria Stefania – e che rappresenta la voce del nostro paese, un’Italia che noi ragazzi non conosciamo, caratterizzata da un passato fosco, vergognoso, spietato”. “Il giornalista Biacchessi ha ragione quando dice che dobbiamo raccontare ai nostri amici, ai nostri figli, le storie che sappiamo perché solo in questo modo possiamo  realmente uscire fuori da quel buio intellettuale in cui ci hanno relegato – commenta Stefania – Quando ricostruiva le stragi, gli omicidi, i sotterfugi pensavo al dolore delle vittime e dei sopravvissuti che attendono ancora oggi giustizia, una giustizia che forse non avranno mai perché se i politici non hanno fatto nulla in passato si prenderanno la briga di fare giustizia oggi?”.             “Il tempo dovrà fornire delle risposte, non possiamo più vivere tra le menzogne e le ipocrisie degli adulti – rimarca Antonella – Questi incontri ci danno la possibilità di conoscere la realtà dei fatti e di prendere coscienza di ciò che siamo e abbiamo. Noi siamo il futuro, noi saremo la nuova classe dirigente e se riusciamo a non farci contaminare, forse riusciremo a dare un nuovo volto all’Italia. Dobbiamo studiare e lavorare per un Paese più libero che non ha paura di parlare e che, finalmente, si ribella all’egoismo di quei potenti che vogliono fermare le nostre menti, il nostro pensiero”.