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    Daniele Biacchessi a ''Tabularasa – Formamentis'': ecco la strana storia dell'Italia

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    di Grazia Candido (foto di Antonio Sollazzo) – Il teatro civile approda a Reggio Calabria e lo fa con un grande giornalista, autore teatrale e conduttore radiofonico Daniele Biacchessi

    biacchessi27nov1che, questa mattina, in un gremito cine teatro Odeon, ha accettato la “sfida” di “Tabularasa Formamentis”, l’iniziativa culturale di Urba/Strill.it, realizzata col patrocinio dell’Amministrazione comunale ed il supporto della Presidenza del Consiglio regionale, raccontando ai tanti studenti la “strana storia di un paese, l’Italia, costellata di tragedie e misteri in cui spesso politica e magistratura non hanno saputo, voluto o potuto fare chiarezza”. Davanti ad un leggio, senza alcun accompagnamento musicale ma solo con la sua voce, Daniele sviscera tutte quelle verità nascoste per anni e che “non sono riportate sui libri di scuola perché per qualcuno, ancora oggi, sono verità scomode”. In un religioso silenzio, gli studenti ascoltano attoniti le grandi stragi che hanno insanguinato l’Italia dal 1944 al 1993, Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto, Portella della Ginestra, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, treno Italicus, stazione di Bologna e tanto altro ancora che “è rimasto impunito – tuona Biacchessi – Le vittime di queste stragi non hanno avuto giustizia. Questa è l’Italia delle verità negate”. L’attore con il Dna del reporter ha solo un obiettivo: raccontare senza sconti la realtà e lo fa a volte con toni incisivi, duri alleggeriti da battute sarcastiche perchè “ogni storiabiacchessi27nov2 sopravvive al logoramento del tempo solo se qualcuno continua a narrarla”. Daniele Biacchessi prende spunto dai racconti di suo nonno, vicino al fuoco del camino nelle campagne bolognesi, e inizia quel lungo viaggio ripercorrendo il periodo nazista sino ad arrivare alle stragi di Piazza Fontana, l’omicidio di Giorgio Ambrosoli, l’inabissamento del Dc9 dell’Itavia in volo dall’aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna e diretto a Palermo, sprofondato nel mar Tirreno tra Ustica e Ponza il 27 giugno 1980 sino ad arrivare alle storie di Fausto e Iaio, Piero Bruno e dei cinque anarchici del Sud. “Mio nonno ogni sera ci raccontava la stessa storia – spiega il giornalista – poteva cambiare un dettaglio o due, ma il succo era sempre lo stesso. Era la storia della strage nazista di Marzabotto, dello sferragliare delle camionette, dei colpi dei fucili, dell’incredulità  davanti alle centinaia di corpi davanti alla chiesetta di Cesaglia. Anche lui faceva teatro civile e, ogni sera, sembrava di essere su un palco dove si  raccontavano sì storie vecchie ma sempre di grande attualità”.

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    Il teatro è intriso di ricordi pesanti che scuotano le coscienze e, in quel silenzio, si impone ridondante la voce del narratore che fa con il suo racconto “un doveroso omaggio alle vittime” ma anche contribuisce alla formazione di un’identità collettiva, di una memoria comune in cui riconoscersi. “Raccontate le storie ai vostri amici, non fatele dimenticare – dice ai giovani Biacchessi – La parola è la forza ammaliatrice del Teatro civile: la forza della parola, della democrazia ha distrutto tutti quei piani politici che volevano tenere nascoste le vere cause delle stragi. La potenza della parola è più forte della menzogna e della violenza. Ci sono persone che vogliono farvi rimanere ignoranti e ne è una dimostrazione il fatto che le storie da me raccontate ancora oggi, non sono state inserite sui vostri libri. Ma noi possiamo sconfiggere questa gente custodendo il senso della memoria”.

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    Prima di andar via, Daniele si confronta con gli studenti, risponde alle loro domande e poi plaude l’iniziativa Tabularasa Formamentis “per essere riuscita a dare un piccolo segnale che serve a non far morire le coscienze”. Ma sono gli applausi dei tanti studenti a siglarebiacchessi27nov5 l’inizio di quel cambiamento in cui è entrato spedito un grande professionista capace con i suoi racconti racchiusi nel libro “Il Paese della vergogna” (edito ChiareLettere) a dare una testimonianza appassionata scritta dalla parte delle vittime, dei familiari delle vittime e di chi ancora oggi aspetta che sia fatta giustizia.