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Sanitá calabrese: avanti col bisturi

20 Settembre 2010
in Diario
Tempo di lettura: 3 minuti
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ospedalereggio
di Enzo Vitale* – Le dichiarazioni e attestati di stima e/o solidarietà sono come i telegrammi di condoglianze: spesso poco o nulla sinceri, sono un “dovere sociale” che, supinamente assolto, si risolve in un’ipocrita routine.

 (Per ipocrisia adottiamo la definizione tratta dal “Grande dizionario italiano dell’uso” curato da Tullio De Mauro per l’Utet: “Simulazione di buone qualità o di buoni propositi attraverso azioni o atteggiamenti falsamente virtuosi, per ingannare qualcuno o per ottenerne i favori.”).

 

Per questo motivo ci si è sempre astenuti, se non dai telegrammi di condoglianze, certamente dai comunicati di solidarietà verso chi, nelle sue funzioni pubbliche, ha ricevuto intimidazioni o ingiustificati torti (ritenendo, tra l’altro, che questi siano la contropartita che entro certi limiti si deve pagare per l’evidenza mediatico-sociale acquisita e per i relativi vantaggi, non solo sociali, raggiunti e mantenuti).

 

Ma in questi giorni accade un fatto nuovo, che ci spinge a infrangere la regola che ci si era dati: il governatore Scopelliti viene contestato in maniera poco democratica e un po’ volgare da un gruppo di persone, identificabili come abitanti di Cariati, che non hanno digerito la decisione di riconvertire – non chiudere, quindi – l’ospedale della loro cittadina.

 

Com’è che un episodio tutto sommato non particolarmente grave, e soprattutto che nulla ha a che condividere con intimidazioni in stile mafioso, è stato sufficiente a far sì che si derogasse alla regola che ci si era imposta? Com’è che un banale travisare il concetto di legittimo diritto di protesta, peraltro ben lontano da deliberata violenza, può aver spinto a infrangere la consegna del silenzio?

 

È che la solidarietà che oggi ci sentiamo di porgere al governatore Scopelliti per l’irrituale contestazione subita a opera degli abitanti di Cariati, che fa tutt’uno con la stima che fin ora si è meritato per il piglio con cui ci sembra che abbia affrontato il problema sanitario, ha un pragmatico significato strumentale che nulla concede all’ipocrita routine degli stanchi comunicati.

 

Il altri termini, convinti come siamo che la situazione della sanità calabrese si sia a tal punto incancrenita da essere necessario il bisturi più che le solite terapie, Scopelliti deve assolutamente continuare per la strada intrapresa: gli costerà certamente qualche perdita di consensi, come quella appunto degli abitanti di Cariati, ma alla lunga una mano dura e inflessibile ripagherà lautamente dei sacrifici.

 

Che senso ha, infatti, avere un ospedaletto sotto casa se poi perfino i medici che vi lavorano al momento del bisogno si rivolgono ad altre strutture più accreditate? Lungi dall’essere utili alle comunità locali, le strutture sanitarie identificate come chiudibili o riconvertibili sono un pericolo: la loro esistenza è funzionale solo ad avere sotto casa qualche posto di lavoro ben retribuito. Ma la sanità non può essere considerata un ammortizzatore sociale.

 

Solidarietà a Scopelliti, quindi, non fine a se stessa o ipocritamente piaggiante, piuttosto mirata a fargli sentire che l’appoggio dalla c. d. società civile si ottiene solo quando, non cedendo agli interessi di lobby e conventicole, si opera con l’occhio al maggiore interesse della Calabria.  

 

È inutile che ce lo si nasconda: nella sanità calabrese, mallevadore Scopelliti, è in corso una rivoluzione che, come tutte le rivoluzioni, comporterà la ghigliottina anche per qualche testa innocente. Purtroppo è lo scotto che si dovrà pagare: ma la chiusura e/o riconversione degli ospedali inutili calabresi è un passo ineludibile, anche se doloroso, e dev’essere assolutamente portato a termine.

 

 

*– Laboratorio politico Città Libera

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