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    Fratelli di sfasciume nell’Area dello Stretto

    pilonistretto

    di Enzo Vitale* – Vi sono alcune espressioni ad alto contenuto e valore simbolico che, parte integrante della cultura dei luoghi e della conoscenza degli uomini, rimandano a un contesto complesso

     e lo rendono immediatamente percepibile e interpretabile: è così che situazioni e dinamiche vengono sintetizzate in un’icona.

    Una di queste è la definizione della Calabria che ha dato il politico e meridionalista Giustino Fortunato (1848-1932) che, benché orientato da un tradizionale conservatorismo, improntò tutta la sua attività parlamentare al miglioramento della situazione economico-sociale del Mezzogiorno. Lo storico napoletano, che fu anche giornalista nei moderati “Unità Nazionale” e “Patria”, nel suo lavoro “La questione meridionale e la riforma tributaria” del 1904, in cui studiò ed espose vari problemi riguardanti la crisi economica del sud Italia dopo l’unità nazionale, per definire la Calabria usò l’espressione “sfasciume pendulo sul mare”.

     

    Dopo oltre cento anni si può dire che la situazione fotografata da Giustino Fortunato sia rimasta sostanzialmente invariata: anzi, sotto molti aspetti addirittura peggiorata perché, allo storico dissesto idro-geologico, sull’ambiente si è sommato il dissennato intervento dell’uomo che ha edificato in luoghi dove anche il comune buon senso avrebbe sconsigliato di costruire.

     

    Oggi, i morti di Scaletta Zanclea e Giampilieri ci ricordano che non siamo soli e che l’icastica frase di Giustino Fortunato è valida anche per la quella costa orientale nord della Sicilia che tanta storia in comune ha con la fascia costiera tirrenica meridionale della Calabria.

     

    Alle recenti disastrose frane calabresi di Cerzeto, Filadelfia e, per quasi speculare assonanza, di Favazzina, oggi si sommano i danni e i morti di Messina che un evento atmosferico eccezionale ha potuto provocare solo perché il territorio era stato mortificato nella sua struttura e identità da un intervento umano dissennato e suicida.  Infatti, territori come quelli calabresi e siciliani, per caratteristiche strutturali e morfologiche, geologiche e idroclimatiche, particolarmente fragili ed esposti ai pericoli di dissesto idrogeologico per frana e per alluvione, non riescono ad assorbire l’abusivismo edilizio e la disattenzione amministrativa.

     

    Calabresi e Siciliani, abitanti dell’Area dello Stretto, ancora una volta fratelli nelle disgrazie,  stavolta annunciate: fratelli di sfasciume.

     

    *Presidente Fondazione Mediterranea