• Home / RUBRICHE / Diario / Asp 5, un Cup da riformare

    Asp 5, un Cup da riformare

    lungomarereggio

    di Enzo Vitale* – Giovedì 3 settembre, pomeriggio: il lungo corridoio che, al secondo piano, percorre in senso longitudinale tutta la lunghezza della struttura sanitaria di base di via Padova, altrimenti detta polo sanitario sud, un tempo brulicante di pazienti in attesa di essere visitati

    dagli specialisti ambulatoriali in forza alla struttura, è desolatamente vuoto. Coda delle ferie agostiane, che a Reggio generalmente si prolungano fin dopo la Festa della Madonna? Un effetto collaterale del gran caldo che, ormai da qualche anno, attanaglia nella sua morsa la città anche a settembre? O forse un’epidemia di benessere ha colpito la cittadinanza, soprattutto nella sua componente anziana e infantile, quella che solitamente ha maggiore necessità di assistenza e prestazioni sanitarie? O forse ancora i medici specialisti ambulatoriali sono in sciopero? Eliminata quest’ultima ipotesi, visto che i dottori sono regolarmente, e mestamente, al loro posto, non resta che esaminare le prime, la cui attendibilità non viene però suffragata dai dati statistici: questi ci avvertono che gli scorsi anni non si era mai presentata questa circostanza.

    L’arcano è spiegato dalla presenza del CUP, il centro unico di prenotazione, cui i cittadini si devono rivolgere per vedersi assegnata una data, un orario e un luogo in cui la loro richiesta di salute potrà essere evasa. Questo CUP, da ufficio potenzialmente in grado di mettere ordine in un ambito lasciato troppo spesso in passato all’arbitrio degli intelligenti di turno, si è trasformato – per inefficienza ed eccessiva burocratizzazione – in una fonte inesauribile di disagi per l’utenza e per i medici. Qualche esempio: lunghe attese telefoniche senza riuscire a ottenere udienza (gli ultimi reclami sono stati fatti in mia presenza – al mattino di  venerdì 4 settembre – allo sportello del polo sanitario sud, impotente a qualsiasi risposta che non fosse quella di suggerire di rivolgersi all’URP, ufficio relazioni con il pubblico di Palazzo TiBi); appuntamenti per esami dati, senza spiegabile motivo, in sedi lontane da quelle di residenza; lunghe liste d’attesa per visite mediche in presenza di una contestuale e certa disponibilità degli operatori sanitari (è questo il caso del 3 settembre riportato in apertura).

    Va da sé che ognuno si organizza come può e, certamente spinto dall’urgenza, cerca di ottenere audizione dallo specialista ambulatoriale anche senza essere passato sotto le forche caudine del CUP. Il medico è comunque tenuto a dare assistenza, non foss’altro che in ossequio a quel Giuramento d’Ippocrate che la moderna medicina dei CUP, degli URP e delle varie sigle che si ergono a barriera d’incomunicabilità tra il cittadino utente sanitario e la Struttura (ex USL ex ASL ora ASP, ma la suonata è sempre la stessa) sembra aver dimenticato.  Ed ecco che da questo CUP vengono fuori statistiche che non corrispondono affatto a ciò che accade realmente, con una palmare discrepanza tra dati forniti dal CUP, in base ai quali i Direttori Generali pianificano interventi e programmano azioni, e quelli riportati nei registri delle strutture ambulatoriali di base.

    Insomma, l’attuale gestione del CUP è decisamente fallimentare: offensiva delle dignità dei malati oltre che  della professionalità degli operatori sanitari, è inoltre potenzialmente in grado di amplificare le sue inefficienze esportandole in altri settori.

     

    *Presidente Fondazione Mediterranea