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    emanuele ferragina

    Storie di calabresi lontani da casa – Emanuele Ferragina

    di Clara Varano – Quando la tua vita cambia a solo un’ora di fuso orario di differenza. Quando la tua vita si stravolge perché cerchi di migliorare quella degli altri. E se quegli altri si chiamano “italiani”, il popolo a cui appartieni e a cui senti di essere legato da una sottile linea che ti riporta a casa ogni volta che puoi, allora ti rendi conto che parlare, dire e studiare una soluzione per tutte le crisi che l’Italia affronta, non è mai superfluo, perché molti di quegli italiani lo meritano, perché molti di quegli italiani li ami. Non bisogna essere troppo adulti per farlo. Non bisogna essere nemmeno troppo noti. Così, un giovane quasi del tutto sconosciuto calabrese, anzi, come ama sottolineare lui, “catanzarese”, sta provando a migliorare l’Italia e perché no, la sua amata Calabria.
    Emanuele Ferragina è nato a Catanzaro il 26 Marzo del 1983. Chi è, cosa avrà fatto di così particolare nella vita? Semplice. Ha studiato, si è impegnato ed ha raggiunto dei risultati, degli importanti risultati. Che c’è di speciale in tutto questo? “Niente” direbbe lui, “sono risultati che tutti possono raggiungere” con impegno ed abnegazione. È vero, però oggi è lui ad averli raggiunti ed insegna politiche sociali comparate dedicandosi allo studio della partecipazione sociale, del welfare state e delle disuguaglianze. E se ancora non c’è nulla di straordinario in tutto ciò, considerate che lo fa da anni ormai, che è un giovane trent’enne e che insegna nella terza università più antica al mondo, tra le più prestigiose in Europa. Stiamo parlando della Oxford University.
    L’austera, severa e umida Inghilterra è diventata la sua patria, per lui che è cresciuto alla ricerca dell’ombra per il ristoro pomeridiano, baciato dal sole, in una terra calda, accogliente e generosa, dove l’estate rincorre l’autunno e l’inverno è sempre baciato dalla primavera: la malinconica e bella Calabria.
    Dopo il diploma al liceo scientifico Emanuele parte per raggiungere la fredda Torino, così diversa da Catanzaro circondata dal verde, al posto degli alberi palazzi, palazzi e ancora palazzi, ma è qui, all’università di Scienze Politiche, che inizia a costruire le basi per un futuro che per ora ha solo abbozzato.
    All’università incontra alcuni francesi che gli parlano della laurea binazionale. Dopo aver sostenuto un esame con il rettore dell’università di Bordeaux, il progetto di scambio diventa il suo obiettivo. Un obiettivo che passa attraverso Science Po Bordeaux, una delle nove realtà francesi d’elite dedicate alla formazione politica e che nella sede di Parigi ha formato quattro presidenti della quinta Repubblica Francese: Francois Mitterrand, Jacques Chirac, Georges Pompidou e François Hollande. “Perché in Francia, Scienze Politiche è una facoltà presa molto seriamente”, sottolinea Emanuele. “È stata un’esperienza straordinaria!”
    La sua vita si divide tra Torino e Bordeaux ed avrebbe dovuto continuare ad essere così anche dopo la triennale, ma invece della specialistica Emanuele decide di intraprendere un master di tre anni in un’altra Grande École francese, un anno in più rispetto alla specialistica prevista, ma poco importa, perché di grande formazione. I successivi tre anni li trascorre tra Torino, Londra e Parigi ed associa ai suoi studi anche l’economia.
    “Finita questa esperienza, dalla quale ho veramente tratto molto insegnamento, specie dagli stage che ho svolto, per un periodo ho pensato di intraprendere la carriera di consulente”, però proprio non era questa la sua strada. La strada che a piccoli, ma significativi passi, Emanuele imbocca è quella che negli anni ha raggranellato nei suoi sogni, la difficile strada della vita accademica, tra dottorati e precariato, poco importa, però “vivo facendo quello che mi piace”.
    Dalla Francia il passo che lo separa dalla sua vita attuale è veramente breve e si chiama Manche, il canale che porta nella perfida Albione.

    Un contatto nel Regno Unito gli consente di lavorare a Londra, anche se per un progetto di consulenza sviluppato per il tanto “odiato partito conservatore”. Seguono le domande per diversi dottorati. Le porte si aprono sia alla London School of Economics (Lse), che ad Oxford, opportunità che si presenta solo dopo aver vinto la borsa di studio alla Lse. “Quando stavo per decidere di entrare come dottorando alla Lse, nell’estate del 2007, un professore mi parlo di un altro docente che insegnava ad Oxford ed eccomi qui!”.
    Oggi lavora alla Oxford University, ma continua a guardarsi intorno perché “partire credo che sia un valore aggiunto e perché la natura di chi fa ricerca seriamente è essere itinerante e andare nei posti dove la ricerca che svolgi viene fatta al meglio”. Partire, andarsene dall’Italia per Emanuele, dunque, non è una sconfitta, ma solo un’opportunità ed un valore aggiunto.
    Oggi Emanuele Ferragina, sempre sostenuto dal calore familiare dei suoi genitori, Luciano e Rosetta, è in giro per l’Italia a presentare il suo libro “Chi troppo chi niente”, che lui avrebbe più semplicemente intitolato “il Paese delle disuguaglianze. E per fortuna al titolo ha pensato l’editore”. L’idea del libro non viene nemmeno a lui, ma all’editore che, guardando una puntata di un noto programma televisivo, sente Emanuele dare a Susanna Camusso, molto candidamente, della “conservatrice”. “Ti va di ripetere quello che hai detto in un libro? Mi disse. Ed io ho accettato dedicandogli il tempo che avevo fuori dall’orario lavorativo”.
    E per uno che “ha voglia di continuare a crescere (e magari tornare) in un paese più giusto, libero ed eguale”, dare suggerimenti su come renderlo più giusto, libero ed uguale, non è poco.
    Curiosità, voglia di imparare da tutti, egocentrismo e narcisismo, gli aspetti più peculiari del suo carattere, anche se “gli ultimi due sono grossi difetti sui quali cerco di lavorare e di tenere a bada”. Amici e calcetto, bici e corsa, musica rock anni ’70 e jazz, nella sua vita rappresentano dei momenti importanti ai quali non rinunciare. E se dall’Italia si va via, non manca un pezzo di terra dove coltivare, come nell’orto sotto casa in Calabria, i pomodori “anche se è un po’ che non ci vado”.
    Ma più di ogni altra cosa, oltre ai ricordi delle Domeniche allo stadio con papà Luciano, Emanuele della Calabria porta sempre dentro due cose, una nella mente e l’altra nel cuore: gli odori e i colori. Gli odori della sua terra, quelli che sanno di buono, di mare e di allegria. Quanto ai colori, no, non sono l’azzurro del cielo sempre terso e il verde delle colline che invadono gli orizzonti della sua amata Calabria. Eh no! I colori sono quelli della sciarpa che spesso indossa, quelli sociali della squadra del cuore: Giallo e Rosso. Perché in qualunque parte del mondo si vada c’è sempre un solo grido “Forza Catanzaro! Forza Aquile!”.