• Home / RUBRICHE / Calabresi lontani da casa / Storie di calabresi lontani da casa – Mario Arceri

    Storie di calabresi lontani da casa – Mario Arceri

    arceri_mario
    di Damiano Praticò – “Il rammarico è non poterci tornare quando e quanto vorrei”. Mario Arceri è un giornalista sportivo con grande esperienza: 42 anni di lavoro. E’ nato a Roma nel 1946,

    ma i suoi genitori hanno radici calabresi. Entrambi, infatti, sono nati a Bellantone, frazione di Laureana di Borrello in provincia di Reggio Calabria. Lo zio materno, racconta a Strill.it, era un sacerdote di Laureana, don Giuseppe Blasi, amante della letteratura e della poesia, autore di una traduzione della Divina Commedia in dialetto calabrese e, dal greco, della ‘Batracomiomachia’, “la guerra dei topi e delle rane”, generalmente attribuita ad Omero. “Ho fatto in tempo a conoscerlo, lo “zio prete”, come era ricordato in famiglia: due anni prima che morisse. Io piccolissimo che ricevo in dono una penna: amo pensare” – ci dice – “che il desiderio e il piacere di scrivere sia nato proprio da quell’incontro. Ricordo la tonaca nera, la faccia buona, i libri che seppellivano la canonica di Bellantone. Non ne avevo mai visti tanti: amo pensare che da quella memoria sia nata la passione per la carta stampata, per i libri e per il loro collezionismo”.

    Una passione che ha dato molte soddisfazioni ad Arceri. Nella sua lunghissima carriera, ha seguito il basket per il Corriere dello Sport nelle manifestazioni mondiali più importanti: sette Olimpiadi come caposervizio, da Los Angeles a Pechino – oltre ad una collaborazione alle Olimpiadi di Monaco – cinque Campionati del Mondo, 17 Europei maschili e quattro femminili, quasi tutte le finali delle Coppe europee dal 1980 ad oggi. Contemporaneamente, si è misurato con direttori di altissimo livello: Giorgio Tosatti – “ha avuto il merito di trasformare in professione il mio ‘hobby giornalistico’” – Italo Cucci, Mario Sconcerti, Xavier Iacobelli. “Il basket è lo sport che amo in particolare e che mi ha dato le soddisfazioni maggiori e i riconoscimenti più ambiti, in particolare l’Ordine al Merito di Fiba World, consegnatomi a Istanbul nel 2010 insieme a Noah Klieger, i primi giornalisti a ricevere la più alta onorificenza del basket nella storia della Fiba”.

    Dopo aver spiccato il volo nella carriera giornalistica, Arceri ha dovuto “ibernare” in mente la propria Calabria per molti anni. “Non sono più tornato, ma la radice era ed è comunque profonda, come l’orgoglio di un’origine nella terra del sole e del mare, così avara da spingere via tanti suoi figli, ma sempre pronta, madre generosa, ad accoglierne il ritorno. Per me, calabrese – per l’anagrafe – di seconda generazione, puntigliosamente impegnato” – dice con orgoglio – “a confutare i troppi luoghi comuni che accompagnano la nostra terra, ogni ritorno, infatti, è un tuffo nel passato, nel cuore della mia gente, nelle radici della mia famiglia, ancora ben presente con cugini e nipoti. Ci sono tornato in Calabria, e ci torno, assai meno di quanto vorrei. Da giornalista di sport, però, ho vissuto con entusiasmo e da vicino le splendide stagioni del basket e l’amicizia del giudice Viola”.

    Oggi Arceri continua a collaborare con il Corriere dello Sport ed è il responsabile dell’Area Comunicazione del Centro Nazionale Sportivo Libertas, tra i più antichi e gloriosi enti italiani di promozione sportiva. In passato, ha collaborato con “La Repubblica” e numerose testate nazionali ed internazionali specializzate in basket, scherma, pallanuoto e ginnastica. Nel 1991 ha fondato, insieme ad altri colleghi, l’Associazione dei Giornalisti Italiani di Basket, di cui è attuale presidente.

    Membro del Lions International Club e della Società Italiana Storici dello Sport, commendatore della Repubblica Italiana, è stato anche fondatore, presidente e dirigente di alcune società di pallacanestro: attualmente lavora per l’Asd Poolstars di Roma – presidente – e per la SS Lazio Basket, dirigente.

    Gli impegni lavorativi e la lontananza “da casa”, però, non hanno cancellato in lui il ricordo di una terra ospitale e bellissima. “La speranza è che la Calabria, mia e nostra, trovi nelle sue moltissime eccellenze la forza, gli stimoli e il coraggio per affermare la sua ricchezza, che non è solo morale. Credo che l’accoglienza, l’ospitalità, il calore umano, siano le caratteristiche principali della nostra gente. Che la bellezza della natura calabrese, le sue coste, le sue montagne, il suo mare e le sue foreste, siano il poster più significativo, emblematico ed eloquente di una terra comunque ricca, di passioni e di emozioni. E so che, chiunque capiti in Calabria, per lavoro, per turismo o per sport, lascia in questa terra un pizzico di cuore e di stupita meraviglia: “però, che bella la Calabria, e la sua gente…”.