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    Storie di calabresi lontani da casa – Philip Pullella

    pullella
    di Damiano Praticò – Philip Pullella, nato a Soriano Calabro (VV), è l’attuale caposervizio dell’agenzia di stampa internazionale ‘Reuters’ per l’Italia e per il Vaticano.

    Da oltre trent’anni, svolge la sua attività lavorativa presso la ‘Reuters’. Nato in Calabria, si è trasferito fin da piccolo negli Stati Uniti, a New York.

    Pullella, data la sua esperienza, è uno dei giornalisti che meglio può spiegare come osservi l’Italia, sia dal punto di vista politico sia dal punto di vista della tutela delle libertà, il resto del mondo. “E’ sempre difficile spiegare all’estero il comportamento dell’Italia: dal punto di vista politico, gli inglesi, ad esempio, non riescono a capire perché un personaggio politico italiano accusato in sede giudiziaria non si senta in dovere di mettersi da parte. In molte parti del mondo, ciò avviene in modo spontaneo. Dal punto di vista della tutela delle libertà, ad esempio quella di stampa, c’è da dire che in Italia essa è molto libera. La rassegna stampa, infatti, è estremamente variegata. Il punto, tuttavia, è che molto spesso i proprietari dei giornali sono imprenditori con la sola vocazione del profitto. Tra l’altro, i giornali italiani ammettono raramente i loro errori, diventando, alla fine, meno trasparenti rispetto a testate quali quelle inglesi o americane”.

    Pullella, inoltre, è un esperto vaticanista. Si è occupato nel 2010 dello scandalo pedofilia che aveva investito la Chiesa Romana. “La Chiesa, a quel tempo, ha gestito malissimo la situazione. Quando si scoprono certi fatti si può agire in due modi: o s’insabbiano o si mostrano alla luce del sole facendo mea culpa. In questo senso hanno sbagliato e l’hanno ammesso loro stessi. Sicuramente la patologia non è solo cattolica o attinente eminentemente ai preti. La percentuale è comunque minima. La stragrande maggioranza dei preti cattolici è buona. La colpa, a mio parere, risiede nel comportamento intrapreso dalle strutture ecclesiastiche: si doveva buttarli fuori subito, senza spostarli da una parrocchia all’altra”.

    Da caposervizio pluridecennale per la Reuters in Vaticano, oltre che in Italia, ha seguito nel dettaglio l’intera ‘carriera papale’ del beato Giovanni Paolo II, di cui ha curato anche una mostra fotografica esposta a Spoleto. “Era un uomo straordinario, una di quelle figure che si ha la sfortuna di avere in rari esemplari. Mi considero fortunato di averlo conosciuto e seguito. Non lo ammiro, si badi bene, come figura religiosa, dato che non sono un uomo di fede. Ebbe un grande ruolo: un uomo politico che usava la sua posizione morale per cercare di mutare le condizioni storiche di un Paese, parlando apertamente contro i mali. Se non ci fosse stato, il Muro di Berlino sarebbe caduto comunque, forse con qualche anno di ritardo. Ma il corso storico ha voluto che s’incontrassero tre personalità, Gorbaciov, Reagan e Woityla, le quali, congiuntamente, accelerarono la fine di quel processo ormai incancrenito”.