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    Storie di calabresi lontani da casa – Gianni Amelio

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    di Damiano Praticò – Destino. Coincidenza. Chiamatela come volete: Gianni Amelio nasce lo stesso giorno e lo stesso mese di Federico Fellini.

    A San Pietro Magisano, provincia di Catanzaro, il 20 gennaio 1945.

    UN’INFANZIA DIFFICILE

    Sua madre aveva 15 anni, suo padre appena 17. Lui lo abbandona per imbarcarsi verso l’America. Destinazione: Argentina, alla ricerca del proprio padre. Non si farà più sentire: forse non avere avuto un padre gli impediva di esserlo lui stesso. Forse. Questa mancanza sarà spesso colmata da Amelio nelle sue opere cinematografiche. Molte volte, infatti, è centrale il soggetto paterno: come se il regista calabrese volesse reificare quella figura mai avuta.

    Oltre al padre, Amelio perde prematuramente in giovinezza anche la madre e la sorella. Lo cresce la nonna materna, la quale lo incoraggia a studiare. E lui le dà grandi soddisfazioni.

    GLI INIZI

    Consegue la laurea in Filosofia all’Università di Messina. E’ qui che inizia a crescere la passione per il cinema, entrando nella redazione della rivista ‘Giovane Critica’. A 20 anni si trasferisce a Roma. Fa da assistente regista a Vittorio De Seta nel film ‘Un uomo a metà’, collabora come operatore e aiuto regista in pellicole per Gianni Puccini e altri registi. Si fa notare anche in televisione dove dirige servizi e piccoli spot pubblicitari.

    I FILM PER LA TELEVISIONE ED I PRIMI PREMI

    Il debutto dietro la macchina da presa avviene nel 1970 con ‘La fine del gioco’, film programmato per la RAI. Nel 1973 realizza ‘La città del Sole’, ispirato alla vita di Tommaso Campanella, vincendo il gran premio al Festival di Thonon. Nel 1978, con il giallo ‘La morte al lavoro’, ottiene il premio FIPRESCI al Festival di Locarno, il premio speciale della giuria e quello della critica al Festival di Hyères.

    IL CINEMA

    E’ con ‘Colpire al cuore’, film che si concentra sulla tematica del terrorismo, che Amelio esordisce sul grande schermo nel 1983. Presentato alla Mostra di Venezia, il film riscuote ampi consensi dalla critica. Cinque anni dopo, con ‘I ragazzi di via Panisperna’, tratteggia le vicende dei fisici Enrico Fermi ed Ettore Majorana.

    ‘PORTE APERTE’: L’OSCAR SFIORATO

    Nel 1991 l’Academy americana nomina il suo ‘Porte aperte’ nella cinquina dei pretendenti alla statuetta di Miglior Film Straniero. Molto elogiato in Italia, il film è dominato dalla splendida figura di Gian Maria Volontè (tra l’altro in una delle sue ultime pellicole). Da ricordare anche la grandissima prova di Ennio Fantastichini, delfino di Volontè, alle battute iniziali della sua magnifica carriera. ‘Porte Aperte’ è considerato, da larga parte della critica, il miglior dramma giudiziario italiano ed uno dei migliori film tratti dalla narrativa di Sciascia. La pellicola diretta da Amelio porta a casa quattro premi Felix, due Nastri d’Argento, quattro David di Donatello (tra cui uno per Volontè) e tre Globi d’Oro. Manca l’Oscar, vinto dallo svizzero ‘Viaggio della speranza’. Un premio che il film di Amelio avrebbe ampiamente meritato.

    LA CONQUISTA DI CANNES E DEL LEONE D’ORO A VENEZIA

    Nel 1992 Amelio dirige ‘Il ladro di bambini’, insignito a Cannes col Premio Speciale della Giuria, oltre a due Nastri, cinque David e l’European Film Award nella categoria ‘miglior film’. Nel 1998 il calabrese trionfa a Venezia con ‘Così ridevano’, quadro della Torino Anni ’50 e della difficile realtà dell’emigrazione, portando a casa il Leone d’Oro. ‘Le chiavi di casa’ (2004), interpretato da Kim Rossi Stuart, segna il ritorno del regista dopo alcuni anni di pausa.

    ULTIMI ANNI

    Nel 2008, dopo le dimissioni di Nanni Moretti, Gianni Amelio viene nominato direttore del Torino Film Festival.

    Un calabrese, dunque, pilastro del cinema italiano che, nonostante le gravi vicissitudini della giovinezza legate alle ‘mancanze’ familiari, ha saputo (e lo farà ancora) osservare magistralmente la realtà attraverso la macchina da presa.