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    Storie di calabresi lontani da casa – Mauro Fiore

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    “Quattro valigie e un sogno”. Era così ambizioso il sogno di Lorenzo Fiore e della moglie Romilda? La famiglia Fiore, partita nei primi anni ’70 dalla Calabria alla volta degli Stati Uniti

    aveva contenuto tutto il proprio mondo in quelle quattro valigie, che rimangono impresse nella memoria del piccolo Mauro, di soli sette anni. Eppure, quell’immagine e quella speranza rimangono dentro Mauro fino alla Notte degli Oscar 2010, quando stringendo tra le mani la statuetta dorata, dedica il Premio per la Fotografia Cinematografica ai suoi genitori “partiti dalla Calabria con quattro valigie e un sogno”.
    Mauro il suo sogno lo realizza a 46 anni, vincendo l’Oscar per la Fotografia di un film destinato a marcare un punto di svolta nella storia del cinema, quell’Avatar di James Cameron che ha rivoluzionato l’utilizzo delle tecniche digitali e della visione in tre dimensioni.
    Un sogno partito da Marzi, un piccolo centro in provincia di Cosenza sviluppatosi sulla riva sinistra del fiume Crati da un piccolo nucleo di casali in cui si erano insediati, nel 984 d.C. i cosentini fuggiti dalla città invasa dai Saraceni. Il paese aveva attraversato alterne vicende storiche, ma in quell’inizio di anni ’70 poteva offrire ben poco alla famiglia Fiore, mentre tanto promettente sembrava essere la ricca Chicago. La Calabria dietro le spalle e la città dell’Illinois con tutta la vita davanti.
    La vita dei Fiore in America si svolge tra le difficoltà e le gratificazioni di una famiglia di emigrati. Tuttavia, il richiamo della terra natìa è forte e induce i genitori e la sorella di Mauro a tornare in Italia. Mauro non può e non vuole dimenticare la Calabria, ma non è disposto ad abbandonare il suo sogno americano e continua gli studi presso il Columbia College di Chicago. Al college, conosce Janusz Kaminski, con il quale si trasferisce in California in cerca di fortuna nel mondo del cinema.
    All’inizio della carriera è un semplice elettricista e tecnico delle luci, ma ha la possibilità di svolgere il suo lavoro anche in produzioni importanti, come “Schindler’s List” e “Amistad”, di Steven Spielberg.
    Si tratta di esperienze molto formative, che gli consentono di ottenere, a partire dagli anni ’90, la direzione della fotografia in numerose produzioni cinematografiche internazionali, soprattutto statunitensi. Il nome di Mauro Fiore è sempre più apprezzato e diventa membro dell’American Society of Cinematographers.
    Il giovane calabrese ha al suo attivo una ricca filmografia quando si affaccia al prestigioso riconoscimento dell’Oscar. La frenetica vita hollywoodiana, il costante impegno per migliorare la propria professionalità, non fanno dimenticare a Mauro le sue origini nella lontana Calabria.  Nella Notte degli Oscar, Mauro sceglie accuratamente le sue prime parole, che devono essere rivolte all’Italia e alla sua Calabria.  “Viva l’Italia”, esclama, prima di dedicare la vittoria ai genitori e al loro sogno. A Marzi, il calore e l’affetto dei compaesani sembrano tanto intensi da sciogliere la neve che ancora ricopre le strade. Tutta Marzi fa il tifo per lui. Il sindaco organizza un maxi schermo in Comune per seguire la cerimonia ed è lì che i genitori e i concittadini  attendono con ansia il suo nome tra quello dei vincitori.  “Ci siamo uniti ed abbiamo festeggiato questa notizia bellissima, facendo caroselli con le auto e suonando i clacson fino all’alba”, racconta papà Lorenzo. La vittoria è anche un pò sua perchè ha sostenuto con orgoglio ed entusiasmo il figlio nel suo sogno: “Ho sempre pensato che i figli dovessero fare quello che sentivano. Gli ho sempre detto: se vuoi fare questo lavoro, studia, impegnati, fallo con serieta’. E il fatto che sia arrivato al vertice mi rende orgogliosissimo. L’Oscar vinto con il film campione di incassi di tutti i tempi e’ una cosa che ci rende ancora piu’ felici”. Anche l’uscita del Kolossal  di Cameron è un evento per i genitori e il paesino di Marzi, papà Lorenzo racconta che è corso a vederlo “appena e’ uscito in un cinema di Cosenza: l’ho trovato bellissimo. Avra’ preso meno statuette di quelle che ci si aspettava ma ha preso quelle giuste”. Una vittoria, quella di Mauro, che ha stretto e avvicinato tutto il paesino di Marzi, come un’enorme famiglia che si riunisce fiera che uno dei suoi figli sia diventato famoso.  
    Non è tardata infatti la telefonata dell’emozionato Mauro ai genitori. “Era felicissimo e ci ha detto che verra’ in Calabria a giugno per i nostri cinquant’anni di matrimonio. E tutto il Paese festeggera’ anche il suo Oscar”, continua a raccontare papà Lorenzo.
    L’emozione e l’orgoglio per Mauro invade anche il sindaco di Marzi, Rodolfo Aiello: “nella notte degli Oscar la Calabria ha rappresentato l’Italia. Qui non ci sono solo cose brutte, ma anche cose belle (…)’Il paese e’ in stato in fibrillazione tutta la notte, fino alle 8 di questa mattina. Abbiamo aspettato con ansia questa premiazione. Mauro e’ arrivato ai massimi livelli partendo da nulla, questo non puo’ che inorgoglirci (…) In Comune c’era il 70% del paese a seguire la premiazione. Abbiamo aspettato il momento piu’ bello fino alle 5 e mezza, poi abbiamo brindato e c’e’ stato un momento di euforia e commozione, con un pianto generale”.
    La festa per Mauro Fiore continua in sua presenza a giugno al rientro a Marzi per ricevere la cittadinanza onoraria e incontrare il Presidente della provincia di Cosenza. In quella emozionante occasione Mauro arriva in compagnia della statuetta dorata. Nel corso dell’incontro Fiore ricorda come “la macchina fotografica è diventata una passione al liceo. Poi ho studiato cinema. Amavo la fotografia e la musica che ho portato nel cinema”. Rivolgendosi ai tanti giovani presenti all’iniziativa  aggiunge: “vorrei dire che tutto è possibile nella vita. E dico che non è un sogno, ma un lavoro di passione, di anni che ci ho messo in questa carriera”.
    Marzi si è trasformata in una piccola Hollywood per accogliere, applaudire e festeggiare Fiore: “Ho trovato quaranta statuette che hanno segnato il mio percorso e poi in municipio c’era tanta gente nonostante la pioggia. Durante la manifestazione ho sentito tanta emozione”. Emozionato e sorpreso sottolinea il calore dei calabresi e spiega i due mondi diversi in cui vive. “Ad Hollywood è stata una cosa diversa. Sono andato a prendere l’Oscar con mia moglie in macchina. E’ una cosa privata e poi il giorno dopo non abbiamo sentito niente. Qui, ho visto che è una cosa grandissima. Questa gioia delle persone mi hanno fatto sentire l’appartenenza all’Italia e al luogo dove sono nato”.
    E’ un orgoglio calabrese, ma anche nazionale, perché da tempo gli italiani e gli italo-americani mietono successi a Hollywood.
    Le luci del Kodak Theatre non abbagliano Mauro, perché i suoi occhi e il suo cuore sono ancora a Marzi. Anche l’interesse professione è rivolto alla terra d’origine, infatti Mauro auspica di poter lavorare in Italia, magari con quel Giuseppe Tornatore a cui è legato da reciproca stima.
    Nuovi lavori, forse anche un seguito di Avatar, lo attendono, altri sogni lo stimolano, anche quello di un altro Oscar. Un ottimo risultato per un bambino partito dalla Calabria con un piccolo bagaglio e tante speranze.