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    Storie di calabresi lontani da casa – Jo Champa

    jociampa
    Per gli italiani è “Lady Hollywood”. Modella, attrice e produttrice, una carriera folgorante quella di Jo Champa nata nel 1968 ad Amaroni (CZ), un borgo di poche anime sulle montagne

    della Sila. Dal paesino che si sviluppa su soli nove chilometri a 365 metri di altitudine, Jo si è fatta strada negli USA, vive a Beverly Hills ed  è diventata un’attrice apprezzata e una produttrice di successo. Jo è la figlia di Virgilio Ciampa, medico ad Amaroni, un uomo generoso che considera la professione come una missione e cura gratuitamente le famiglie povere del paese. Il cuore d’oro di Virgilio è ricambiato con gesti d’affetto umili ma carichi di riconoscenza che i pazienti gli offrono a dimostrazione della loro stima e apprezzamento. Così capita che Virgilio trova dietro la porta dello studio ceste di frutta, salami, formaggi. La gente semplice omaggia un medico buono che tanto si adopera per i suoi compaesani. Negli anni Ottanta Virgilio si trasferisce con la famiglia a Roma per lavorare in una clinica, Jo ha soltanto otto anni. Bella e affascinante sin dall’adolescenza, inizia la carriera di fotomodella e diventa una delle indossatrici preferite di Gianni Versace. “Eravamo talmente giovani entrambi” ricorda Jo raccontando la sua amicizia con lo stilista reggini “avevo quattordici anni e conservo dei ricordi stupendi”.  Gianni e Jo sono due calabresi di talento che raggiungono le vette del successo, ma per realizzare il loro sogno devono abbandonare la terra d’origine. La Calabria del mare azzurro e delle aspre montagne resterà una costante nella loro vita e nella loro carriera e in quella terra torneranno più volte anche solo col pensiero. Dalle passerelle al cinema il passo è quasi inevitabile per la bella Jo, da sempre appassionata  di cinema. “Ho fatto il liceo classico al Nazareno. Poi l’indossatrice. Volevo partire per l’Afghanistan come fotoreporter contro le mine”. L’idolo di Jo è Scott Neeson, già ai vertici di Fox International e Sony, che ha venduto tutto e si è trasferito a Phnom Pen a costruire ospedali e orfanotrofi”. Invece viene scoperta da un casting director che nota la sua foto sul settimanale “Amica” nel 1986 partecipa al provino per “Salomè” di Claude D’Anna e Jo ottiene la parte della protagonista e recita nel film presentato a Cannes insieme a Fabrizio Bentivoglio, Thomas Milian e Lorenzo Piani presentato a Cannes lo stesso anno.
    “Mio padre avrebbe voluto che facessi il medico. Proprio come lui. Io, invece, non ci ho mai pensato”, rivela Jo in un’intervista,“volevo fare altro. Ci ho messo tanta determinazione, la stessa che mi ha insegnato lui. Per il resto la vita va come deve andare. Ce la metti tutta”. E il padre le trasmette anche l’emotività e l’ironia.
    La determinazione e la volontà non mancano di certo alla giovane Ciampa, che diventa una delle attrici più richieste negli anni Ottanta e Novanta partecipando a importanti produzioni italiane e americane.
    Nel 1987 condivide un ruolo con Fanny Ardant interpretando il personaggio da giovane nella pellicola La famiglia di Ettore Scola con Vittorio Gassman e Stefania Sandrelli. Durante le riprese di “ Le vie del Signore sono finite” Massimo Troisi, si innamora del regista e diventa la sua compagna per due anni. “Massimo è un classico esempio di attore italiano che è andato oltre. Non era solo un comico, era un attore. Non era solo napoletano, poteva essere internazionale, una specie di Buster Keaton. Io sono convinta che la sua comicità possa colpire gli americani, che lo conoscono solo per Il Postino”.
    L’America ancora rende tributo al grande attore e regista napoletano vincitore dell’Oscar con “Il postino” e  lo ritiene un eminente rappresentante della grande scuola del cinema italiano. Jo, che negli anni è diventata una delle promotrici del cinema made in Italy a Hollywood in una recente intervista ha ringraziato “ Cinecittà e l’American Cinemathèque perchè stanno facendo un lavoro incredibile per promuovere tra il pubblico e gli addetti ai lavori i film italiani qui a Los Angeles. Non solo i classici, con tutto rispetto per Fellini, Rossellini o De Sica, ma anche i contemporanei: da Benigni a Troisi a Verdone ai giovani autori di oggi”.
    La bellezza mediterranea di Jo continua a mietere successo negli Stati uniti e viene glorificata da Helmut Newton che la fotografa e la inserisce nel suo libro artistico “Sumo”. Anche la carriera cinematografica prosegue con successo: dopo il prestigioso La bottega dell’orefice (1989) con Burt Lancaster, viene scelta come protagonista del film Il sole buio (1989).
    Il trasferimento a Los Angeles è ormai inevitabile. A Hollywood, Jo dove lavora con Steven Seagal, Jerry Orbach, William Forsythe alla pellicola Giustizia a tutti i costi (1991) di John Flynn, nella  quale veste i panni di Vicky Felino in una trama incentrata su un detective impegnato contro la malavita. Ma l’Italia le manca troppo e Jo continua a fare avanti e dietro fra lo stivale e gli States, partecipando a titoli come Piccolo Buddha (1993) di Bernardo Bertolucci; Miele dolce amore (1994); Colpo perfetto (1994); Un poliziotto sull’isola (1994) con Arnold Schwarzenegger; Il mio amico Zampalesta (1994) con Harvey Keitel; Don Juan de Marco maestro d’amore (1995) con Johnny Depp, Marlon Brando e Faye Dunaway; Mi fai un favore (1996) e Ma il buon Dio è proprio in gamba? (1998). “Devo ammettere che ero molto spaventata. Anche se il sogno americano mi aveva accecata e mi vedevo traghettata verso nuove prospettive, diversi traguardi”. Hollywood è una specie di el dorado per gli aspiranti attori ma per qualcuno può trasformarsi in una trappola, in un meccanismo che attrae e che può distruggere. Consapevole di poter incorrere in situazioni anche spiacevoli e di doversi scontrare con un mondo come quello del cinema, che nasconde insidie e gelosie, e anche di poterne rimanere delusa, Jo è andata dritta per la sua strada. Già dopo i primi passi nel mondo hollywoodiano nel 1992 incontra Joe Farrell,  fondatore ed ex presidente della Nrg, la più grande società di ricerche di mercato nel campo del cinema. Attualmente produttore e membro della Academy Award che organizza la manifestazione degli Oscar, Farrell sposa Jo.
    proprio Joe Farrell, l’uomo che ha insegnato a Nelson Rockfeller l’accento del Bronx «per avvicinarsi alla gente», il mago del marketing Walt Disney che il Los Angeles Times definisce «l’uomo più potente di Hollywood», e Variety «il Padrino di Hollywood», che ha portato al successo Apocalypse Now al punto che Francis Ford Coppola disse a Cannes: «Ho un’arma segreta, Joe Farrell». Jo riconosce di dovere molto al marito, soprattutto per averla protetta dal “vortice Hollywood” e simpaticamente ricorda il loro incontro, “nel ’92, stavo con un tale al quale feci venire un infarto a letto, però gli salvai la vita. Lavorava con Joe Farrell. Quando lo lasciai, Joe mi invitò al Moca, Museo d’arte contemporanea, poi in un ristorante cinese a Chinatow (…) Mi aspettavo un tipo arrogante e invece mi sono trovata di fronte l’ uomo della mia vita, colto e amante dell’ arte” .Da allora Joe e Jo sono inseparabili.
    Il loro legame si concretizza col matrimonio celebrato a Roma nel 1988. Un evento in cui il lusso diventa classe. Convolano a nozze in una cappella che non veniva usata da trecento anni, dentro palazzo Lancellotti in via dei Coronari, dove si svolge anche il ricevimento per un centinaio di selezionatissimi invitati.
    Gli ospiti alloggiano all’Hotel Hassler, il preferito da Farrell nei suoi soggiorni romani e appartengono al gotha dei produttori cinematografici e televisivi americani. Tra gli invitati compaiono Bernardo Bertolucci, Ivana Trump, Walter Veltroni, i Cecchi Gori,  Tom Cruise e Nicole Kidman. Per tutelare la privacy degli invitati, Joe Farrell ha ordinato un servizio d’ordine degno del presidente degli Stati Uniti: oltre trenta body guard e macchine con autista.
    “ Quando sono partita dall’Italia non immaginavo di certo che in America mi aspettassero così tante avventure” . Le gratificazioni professionali e personali, però, non inducono Jo a dimenticare la sua Amaroni, “tutti questi anni trascorsi al sole di Los angeles evidentemente non sono bastati a farmi dimenticare il sapore intenso dell’Italia. con la Calabria  il cordone ombelicale è forte, impossibile spezzarlo”. Jo vive a Beverly Hills in una villa da sogno e in una realtà completamente diversa da quella di Amaroni .“Bisogna usare la testa. Quella è fondamentale e bisogna avere a cuore dei valori” questo è il motto dell’attrice “ogni  mondo ha degli aspetti negativi. Devi sapere sempre chi sei e dove vuoi arrivare. senza debolezze”. Jo non si lascia mai vincere dalla debolezza perchè antepone a tutto la famiglia. La nascita di Sean nel 2004 allontana Jo dal set e dalla vita mondana. Vuole fare la mamma a tempo pieno “quando hai un figlio non vuoi muoverti tanto, vuoi stare vicino a casa, anche perch´ voglio che Sean cresca con suo padre e sua madre vicini e sappia che siamo una famiglia unita, cosa rara in questa città”.
    Il marito e il figlio sono sempre stati al primo posto e, sentendosi legati ai legami affettivi è difficile perdersi e rimanere intrappolati. Ecco venire fuori i valori che le sono stati inculcati sin da bambina dai genitori calabresi e che il successo non è riuscito a cancellare o a far affievolire. Un successo che non le è mancato, rimarcato dai tanti film e serie tv che l’hanno vista protagonista negli anni Novanta. Recita in Atelier (1986) di Vito Molinari con Marco Bonetti, Elsa Martinelli, Mimsy Farmer, Paola Pitagora e Lino Capolicchio; Walker Texas Ranger (1994); Nei secoli dei secoli (1997); Avvocati (1998) di Giorgio Ferrara con Roberto Herlitzka, Cochi Ponzoni, Aldo Puglisi, Selvaggia Quattrini e Galatea Ranzi; JAG – Avvocati in divisa (1999); CSI – Miami (2009) e il film tv con la Dunaway Pandemic – Il virus della marea (2007). Tuttora il grande schermo italiano e americano la cerca e le affida ruoli nelle pellicole  Scintille d’amore (2001), in La vita, per un’altra volta (1999), nel cinepanettone Natale a Beverly Hills (2009). Anche se decide di ridurre le sue interpretazioni cinematografiche non si sente di rifiutare la proposta dell’amica regista Sofia Coppola e recita in “Somewhere” del 2010, in cui interpreta la moglie di un produttore cinematografico americano. “Nessun riferimento alla mia vita privata” ribadisce l’attrice, “semmai mi sono ispirata a Sofia Loren di cui sono una grande ammiratrice”. La nuova sfida di Jo è la produzione cinematografica con la sua società la Lucky Star Entertainment. “Mi sono lanciata nella produzione. Una cosa nuova, ma che stavo meditando da qualche tempo. In tanti anni al fianco di mio marito ho avuto l’occasione di essere a contatto con i più importanti produttori e con i capi degli Studios. Ho ascoltato con attenzione, ho fatto qualche domanda, e dopo un po’ mi sono resa conto che tutto sommato produrre non è una cosa impossibile. E inoltre posso lavorare anche da casa”
    La sua società, a seconda dei film da produrre ha partners diversi. Per esempio insieme al produttore napoletano Andrea De Liberato ha comprato i diritti di distribuzione italiana di Black Dahlia, diretto da Brian De Palma, tratto dal romanzo di James Ellroy, con Hillary Swank, Scarlett Johansson e Josh Hartnett.
    Con Alexandra Milchan, una carissima amica di lunga durata, figlia del grande produttore Arnon ha coprodotto “Capitolo XXVII”, sugli ultimi tre giorni di vita di John Lennon. Il film è interpretato da Jared Leto e Lindsay Lohan ed è un thriller. Il titolo si riferisce a “Il giovane Holden”, perchè Marc Chapman, l’assassino di Lennon, era fissato su questo libro quando lo uccise. Anche “A View From the Bridge”, tratto dalla pièce di Arthur Miller, con Scarlett Johansson e Anthony La Paglia per la regia di Barry Levinson è una sua produzione.
    Non solo produttrice ma anche organizzatrice di eventi di beneficenza che combinano il mondo del cinema con quello della moda. Jo Champa è infatti il volto della lotta contro il cancro, contro il razzismo, contro il diabete e non si tira indietro dall’impegno sociale su altri temi. Nel 2009, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano le conferisce il Premio America – Fondazione Italia USA, a dimostrazione del forte legame che l’attrice statunitense ha saputo creare con la nostra nazione. Inoltre, lavora come collaboratrice per magazine italiani.
    E a casa, nella  sua Amaroni, ci torna appena può!
    Jo Champa è stata nel suo paesino natale nel 2009 a ricevere l’abbraccio di tutti. La piccola comunità di Amaroni accoglie l’attrice e produttrice con tutti gli onori del caso. Per l’occasione il sindaco Arturo Bova e l’amministrazione comunale  organizzano un incontro pubblico per onorare l’illustre concittadina. Ad Amaroni, per rendere merito a Jo Champa, ci sono Alberto Francesconi, presidente dell’Associazione generale italiana dello spettacolo Agis; Rosario Olivo, sindaco di Catanzaro; Marcello Furriolo, direttore generale del Teatro Politeama di Catanzaro e Sergio Dragone, responsabile dell’ufficio stampa del comune di Catanzaro. Jo, la figlia del dr. Ciampa che ha americanizzato la grafia del suo cognome per poterne mantenere la pronuncia anche presso un pubblico internazionale, mantiene la Calabria e Amaroni nel DNA e nel cuore
    La Calabria e l’Italia intera sono per Jo motivo di orgoglio. L’attrice e produttrice  più di una volta ha voluto ricordare le sue origini con la fierezza di chi da quella terra è partita per realizzare un sogno e in quella terra ci torna per condividere i suoi successi con chi ancora lì ci vive.
    “Sono orgogliosa perché mio papà è calabrese al 100%. Della Calabria ho ripreso il carattere, che mi è servito nella vita. Dell’Italia negli Stati Uniti porterei i valori, il senso di libertà, il valore della semplicità e dell’amicizia vera, non interessata. Al contrario dell’America porterei qua la puntualità e l’organizzazione”.