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    Storie di calabresi lontani da casa – Settimio Aloisio

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    Settimio Aloisio è senza alcun dubbio una delle figure più carismatiche del calcio sudamericano ed europeo. La sua storia comincia ad Aiello Calabro, un comune di 2.037 abitanti della

    provincia di Cosenza, e seguendo le orme del fratello Ferdinando nel Pci inizia a vendere le copie dell’Unità porta a porta per guadagnare qualche spicciolo. Sin da bambino, amava giocare a calcio e guardava con ammirazione i campioni del tempo e non si immaginava che, ben presto, anche lui sarebbe entrato in quel travolgente mondo. il calcio. Passò davvero poco tempo e Settimio decise di lasciare il suo paesello perché per  quello che voleva fare “era troppo stretto”. Il giovane di Aiello Calabro vedeva ogni giorno che passava sempre più lontana la possibilità di realizzare i suoi sogni e così, si preparò una valigia e partì per il nuovo mondo. A soli 14 anni, nel 1954 lascia tutto, gli affetti, gli amici, la sua terra natia e va a vivere in Argentina. Anche lui come i tanti emigrati vuole diventare qualcuno e sa che per farcela deve impegnarsi non solo nel lavoro ma anche nello studio. Nonostante le numerose difficoltà incontrate soprattutto nei primi anni di residenza argentina, il giovane Settimio continua a studiare e, solo dopo essersi laureato in Ingegneria, dedica la sua vita alla sua più grande passione: il calcio. Tifoso del Catanzaro, Settimio punta al grande football  ma prima di fare il grande passo si lancia nell’imprenditoria. Giunto in Argentina, apre infatti una boutique e da lì a poco riesce, grazie ad un’innata abilità commerciale, a creare una catena di negozi di abbigliamento. Qualche anno dopo, allarga i suoi orizzonti aprendo un negozio di scarpe che ben presto si trasforma in una catena di attività commerciali. Ma Settimio ha tante idee e progetti da realizzare e si “getta” a capofitto anche nella ristorazione: apre un bar che in poco tempo diventano 15 bar. Il ragazzino del partito si fa conoscere ed è molto apprezzato in Argentina dove è diventato un industriale e anche proprietario di una miniera di tungsteno. Nel suo curriculum vitae vi è anche una piccola esperienza nella sartoria, ha anche messo su una piccola fabbrica di rivestimenti e mattonelle, aperto una catena di negozi per l’edilizia ed iniziato ad importare ardesia. Ma il suo destino era nel mondo del calcio: Settimio nella sua lunga carriera di procuratore calcistico ha avuto i migliori calciatori sudamericani. Il suo nome è essenzialmente legato a Gabriel Batistuta, del quale è stato un padre più che un procuratore. L’attaccante di Reconquista deve infatti alle felici intuizioni del suo “pigmalione”  la sfolgorante carriera, che spiccò il volo mondiale nel 1991 quando approdò a Firenze quasi per sbaglio. Durante la sua lunga attività di procuratore calcistico, ha amministrato i più importanti giocatori sudamericani ed è stato colui che, quando era presidente dell’Argentinos Juniors, intuì subito le grandi capacità dell’astro nascente Maradona e, attraverso il Boca Juniors, lo cedette nel 1982 al Barcellona. Nonostante i numerosi impegni lavorativi, Settimio non ha mai dimenticato la sua terra, i suoi compaesani e si è sempre impegnato a favore degli emigrati italiani.