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    Storie di calabresi lontani da casa – Samuel Alito Jr

    alitosamuel
    di Damiano Praticò – E’ il 31 ottobre 2005 quando il Presidente degli Stati Uniti G. W. Bush nomina un calabrese alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Il suo nome è Samuel Alito

    (da Alati, storpiato dai censimenti) Jr.

    La storia della sua famiglia negli Usa inizia nel 1913. Suo nonno Antonio Alati, trascritto Aloti, giunge dalla Calabria a Trenton, New Jersey. L’anno dopo è la moglie Maria Albano, trascritta, Albani, insieme al figlio di cinque mesi Salvatore, padre dell’attuale magistrato della Corte Suprema, a raggiungere Trenton per stabilirsi insieme ad Antonio. Il censimento del 1930 cambierà definitivamente i loro nomi: Anthony, Mary e Samuel Alito. Quest’ultimo sposa Rosa Fradusco, anche lei italoamericana. Dalla loro unione nasce Samuel Alito Junior.

    “Non eravamo mai riusciti – ha raccontato il giudice Alito in più di un’occasione – ad entrare in possesso di un certificato di nascita di mio padre. Non sapevamo quale fosse il giorno del suo compleanno. Qualche anno fa, tuttavia, l’ambasciatore d’Italia Giovanni Castellaneta mi ha fatto gradita sorpresa consegnandomi un certificato di nascita: mio padre era nato il 22 febbraio 1914 a Montebello Ionico, in provincia di Reggio Calabria”.

    Samuel Alito Jr nasce a Trenton il primo aprile 1950. Consegue una prima laurea all’Università di Princeton nel 1972, per poi laurearsi in giurisprudenza nel 1975 all’Università di Yale. Negli Anni Ottanta, sotto l’amministrazione Reagan, lavora nell’ufficio del procuratore generale (Solicitor General) degli Stati Uniti. Allo stesso tempo, diventa avvocato per il Distretto del New Jersey. Nel 1990 George Bush Senior lo nomina alla Corte d’Appello.

    E’ un giudice dalle forti tinte conservatrici. Tale sua impostazione si concretizza, ad esempio, in una posizione antiabortista che, comunque, non sfocia nella radicalità. A proposito ha affermato che “i problemi economici familiari o l’opposizione dei mariti alla nascita di un figlio possono essere risolti tramite il dialogo preaborto”.

    Nonostante i richiami al dialogo, il giudice italoamericano si è guadagnato il soprannome di “Scalito” a causa delle posizioni conservatrici simili ad un altro giudice della Corte Suprema, Antonin Scalia, anch’egli, scherzi del destino, di origine italiana. Oltre ai nomignoli, tuttavia, Alito si è guadagnato anche una grande reputazione grazie al suo rigore intellettuale ed al suo dissenso educato dentro un tribunale storicamente di stampo liberale. I colleghi lo descrivono come tranquillo, schivo e con un sottile senso dell’umorismo. Lettore vorace con una predilezione verso i temi storici, ha avuto due figli da sua moglie Martha.

    “Quando i miei nonni vennero negli Stati Uniti con mio padre appena nato – ricorda spesso con piacere – “non avrebbero mai pensato che un giorno il figlio di quel neonato potesse essere chiamato dal Presidente degli Stati Uniti per diventare giudice della Corte Suprema”.