
Definirla solo stilista sarebbe riduttivo. Donatella Versace è un nome che ha dentro una storia, un simbolo, un’ideale, un brand. Creatrice di fascino e seduzione che nasce da un ‘’ percorso creativo che sceglie e premia
l’innovazione e l’estro. Una creatrice del futuro, che osserva il suo tempo, ne accoglie le sfide e ne anticipa i desideri”. Così, nel 1989, Gianni Versace descriveva lo spirito di Versus, rappresentato dalle creazioni della sorella minore Donatella.Lei, popolare in Italia, popolarissima in America, dove dà consigli sull’abbigliamento a Hillary Clinton e va a cena alla Casa Bianca, nasce (nel 1955) e cresce a Reggio Calabria insieme ai fratelli Gianni e Santo. Ancora studentessa di lingue all’Università di Firenze, assisteva Gianni nel suo lavoro, supervisionando le campagne pubblicitarie che hanno contribuito a creare l’esclusivo stile Versace. Entra ufficialmente nel mondo della moda agli inizi degli anni ‘80, quando il fratello Gianni le affida la direzione della linea Versus. Il 15 luglio 1997 la famiglia Versace è costretta ad affrontare il lutto per l’omicidio di Gianni assassinato nella villa di Miami Beach, da Andrew Cunanan. La sua morte, porta ad un momento delicato. Anni dopo Santo Versace, l’altro fratello dichiarerà “Ci abbiamo messo due anni per riprenderci dalla morte di Gianni. Ma Gianni non è veramente morto, possiede oggi la stessa forza di quando era vivo”. A seguito del tragico avvenimento il posto di direttore creativo del brand passa ufficialmente a Donatella, che disegna la sua prima linea moda Versace, con un intreccio di materiali che avevano caratteristiche contrastanti, prestazioni opposte, eppure riuscivano a trovare un’armonia. «Ho sempre amato la sperimentazione, ma non posso dire di essere stata capita ogni volta. Alla prima collezione firmata da sola dopo la morte di mio fratello Gianni, fui criticata. Mi ero ispirata a certe correnti artistiche contemporanee, valorizzando il concetto del non finito, con fili sottilissimi di alluminio e di ottone intrecciati a cashmere e organza che con la loro rigidità costruivano il volume e sprizzavano a vista dagli orli non cuciti. Non ricordo un commento positivo. Alla seconda, impiegai un tessuto particolare fatto di buccia di banana, foderato di plastica. Mi massacrarono. Ero disperata. Ma io volevo osare, osare. Altrimenti, che senso ha cimentarsi nell’alta moda?» (Io Donna). Ma forse proprio da questa voglia di osare cominciarono ad arrivare importanti riconoscimenti. Innanzitutto le dive del red carpet cominciarono a pretendere di indossare i suoi abiti, celebre, il vestito verde trasparente che indossò Jennifer Lopez in occasione dei Grammy Awards, successivamente arrivarono da Londra, quando il Victoria and Albert Museum decise di esporre in una speciale mostra i più famosi capi disegnati da Gianni e Donatella per celebrare lo straordinario successo mondiale della Versace. L’esposizione londinese trasformò Donatella in ambasciatrice di moda in puro stile italiano. Le donne firmate da lei, anche a distanza di anni, diventano simbolo di eleganza e sensualità, rievocando quella libertà espressiva e quella curiosità che da sempre contraddistinguono la casa della Medusa. Chic e moderno si fondono insieme ma con un retrogusto romantico, che oltre a voler sedurre ad ogni passo, trasformano una candida bambola in una sensualissima bond girl. Oggi Donatella è Vice Presidente del Consiglio di Amministrazione e Direttore Creativo del Gruppo Versace.




