
Sveglia all’alba, ore di duro lavoro prima di raggiungere la scuola e poi di nuovo ad occuparsi del suo compito di fabbro presso l’officina meccanica per la riparazione di trattori e macchine
agricole, occasione trovatagli da nonno Emilio. A Soveria Mannelli (CZ), dove nasce il 17 giugno del 1943 sono tanti i bambini-lavoratori come Raffaele. A quattordici anni arriva la decisione che cambierà la sua vita: lasciare Soveria e partire per l’America. La scelta ricade sul Canada, la madre, vedova da 12 anni e con tre figli da allevare è incoraggiata al grande passo da tre suoi fratelli che già si trovano oltre Oceano. E’ il 12 marzo del 1957. In treno fino a Cosenza, poi Paola e, infine, Napoli. La nave “Queen Federica” è il tramite verso il nuovo mondo. Quattordici giorni di navigazione e poi, sbarcati ad Halifax, duemila km di treno per superare Toronto e giungere alla destinazione finale, Niagara Falls, in Ontario. Appena mette piede in territorio canadese Raffaele diventa Ralph. Il Pier 21, il molo che nella metà del’900 accoglie migliaia di immigrati soprattutto italiani è un pò il luogo simbolo per chi sbarca con lo sguardo malinconico per l’abbandono della terra natìa ma anche con l’entusiasmo per l’esperienza nuova che si appresta a vivere. Per i tanti italiani che scendono dalle navi la vista che si presenta dal molo è una finestra sul tanto bramato Canada, sinonimo di vita nuova, lavoro e benessere. Lo sbarco è un momento memorabile che diventa un ricordo che non si affievolisce nelle menti degli immigrati. Un ricordo ancora vivo e persistente nella memoria di Ralph, “quando sono sbarcato ad Halifax ho visto solo montagne di ghiaccio. Era marzo e c’era ancora neve dappertutto. Nel mio paesino in Calabria la neve non si vedeva quasi mai. A marzo c’erano già le campagne fiorite e si iniziava a coltivare”. Ralph ancora ha negli occhi Soveria Mannelli sulle montagne della pre-Sila, le case dei contadini e le abitudini semplici e umili che scandivano le sue giornate. Prima di partire pensava spesso a come sarebbe stato il Canada e se lo immagina come “un’immensità, qualcosa di grande da scoprire”. Per il giovane Ralph è davvero una scoperta non solo del territorio ma anche delle sue opportunità, “per me è stato davvero così: una grande scoperta soprattutto quando penso da dove sono partito e cosa avevo a disposizione”.
Già ad Halifax, senza conoscere una sola parola di inglese, a Ralph accade qualcosa che ne condizionerà per sempre il modo di essere, prima ancora che di fare: “Dopo le pratiche doganali” – ricorda Chiodo – “siamo stati avvicinati da un signore che spiegò a mia madre che il viaggio in treno sarebbe durato due giorni e due notti e che sul treno non avremmo trovato nulla da mangiare. Gentilmente” – continua Chiodo – “ci condusse in un negozietto dentro alla sala bagagli, dove comprammo del pane e della carne in scatola. Convinto che mia madre non avesse soldi per pagare” – ricorda Ralph – “egli stesso diede i soldi a mia madre per pagare il conto, con un atto di generosità che è rimasto impresso nella mia mente e che ha caratterizzato il mio modo di operare: impegnarmi anima e corpo nel lavoro e negli affari per aiutare quanti avessero di bisogno. Oggi” – afferma con orgoglio Chiodo – “quell’immenso salone che ci accolse all’arrivo ad Halifax si chiama “Ralph and Rose Chiodo harbourside gallery”
Con nulla in tasca se non i desideri di un ragazzino che vuole lavorare e raggiungere un traguardo, “nel 1959 volevo diventare un apprendista meccanico, e avevo deciso di frequentare un corso del Costi proprio per conseguire il diploma che mi mancava. Poi non ne ho avuto bisogno perché sono stato ammesso al corso di meccanico, ma l’importanza del COSTI per i newcomer è ancora nota a tutti”. Nata sessant’anni fa, “Costi” è un’organizzazione che fornisce aiuto e sostegno ai nuovi immigrati in Canada. Offre un servizio di informazione e di formazione al lavoro.
La struttura del Costi Reception Centre su Lippincott Street a Toronto, negli ultimi venti anni ha dato il primo alloggio a oltre ventimila immigrati o rifugiati diventando un luogo di accoglienza e un punto di riferimento dove poter ricevere assistenza medica, amministrativa, burocratica e di vario genere e poter contare su un pasto caldo. Ralph non si scorderà del “Costi” quando il suo sogno di bambino lo realizza e il sogno diventa una realtà che va oltre quelle che erano le sue aspettative. E’ del 2010 la notizia per cui Ralph Chiodo, nel frattempo, dopo oltre mezzo secolo, diventato presidente di Active Green & Ross” e capo di “Peel Chrisler Fiat, ha donato per la ristrutturazione del Costi la somma di 300.000 dollari garantendosi l’intitolazione dello stabile.
Ma riavvolgiamo ancora il nastro e torniamo alla fine degli anni ’50, quando Ralph non immagina che sarebbe diventato uno degli esponenti più noti della comunità italo-canadese. Gli inizi però sono difficili, appena arrivato ha difficoltà con la lingua, nel suo paesino parlava solo il dialetto, “conoscevo solo il calabrese e due parole di inglese – strawberry e thank you – perché al paese si vendevano per la strada le fragole di bosco e si pensava che tutte le macchine con una targa che non fosse Catanzaro venissero dall’Inghilterra. Il giorno seguente il mio arrivo” – continua Chiodo – “mio zio Valentino mi portò a lavorare in una sala da bowling, il mio compito era rialzare i birilli caduti…poi raccolsi nei campi, con mia madre, fragole, ciliegie, pesche, uva e intanto frequentai la scuola elementare e, finalmente, imparai l’inglese…”
Nel 1959, con lo zio Valentino, lascia Niagara Falls e approda a Toronto, dove, a 17 anni, viene assunto in una piccola officina meccanica. Tra l’attività in officina e il corso necessario per divantare apprendista meccanico passano 4 anni: “La prima volta che sono tornato in Italia nel 1965” – ricorda ancora Ralph – “parlai con mio nonno, gli dissi che avrei aperto un’officina volevo che lui lo sapesse per primo, era stato lui a comprarmi in un mercato lungo il Crati i Cosenza la mia prima tuta”.
E’ il 15 ottobre del 1966, Ralph ha 23 anni, è in Canada da nove anni e mezzo quando, grazie ad un prestito di zio Valentino, Ralph apre, a Etobicoke, la prima stazione BP con officina meccanica. Oggi il nome di Chiodo è legato alla presidenza della “Active Green Ross Tire & Automotive Centre”, una catena con 75 officine in tutto l’Ontario.
Nel 1969 sposa Rosa Vespa, italiana di Foggia, e nel 1983 ottiene la doppia cittadinanza italo-canadese. Oggi Rosa, i suoi quattro figli ed anche i generi sono tutte travi portanti di questo enorme “impero familiare”.
Una grande traguardo quello raggiunto da Ralph, che non ha mai dimenticato da dove è partito e si è sempre dimostrato attento alle problematiche legate all’immigrazione. Il bambino partito da Soveria Mannelli diventato il magnate delle officine automobilistiche canadesi continua a compenetrarsi e a riscoprirsi nei tanti italiani che ancora arrivano in Canada per fare fortuna ed è fortemente impegnato nella beneficenza della comunità italo-canadese. Presiede la “IC Savings Foundation”, la fondazione iniziata dalla banca comunitaria “Italian Canadian Savings & Credit Union”. Organizza raccolte di fondi per il “Trillium Hospital”, la Art Gallery of Ontario, la casa di riposo Villa Leonardo Gambin, è un dirigente del Pier 21 Canada’s Immigration Museum, è membro del Rotary Club di Toronto, e si occupa di tantissime altre società caritatevoli. Il Pier, diventato il sesto museo nazionale del Canada celebra tutti coloro che scesi su quel molo hanno dato un contributo alla crescita del Canada e ne sono diventati un pezzo di storia.
«Da sei anni io e Julian Fantino organizziamo una festa per raccogliere fondi per il Pier 21, “Welcome to Canada Pier 21 Festa” che finora ha vissuto grazie ai contributi dei cittadini” racconta Chiodo e “sapere che ora rice
verà finanziamenti statali è una garanzia che sopravviverà anche quando non ci saremo più Julian ed io a mantenerlo vivo».
Ralph ha voluto trasmettere il suo legame col “Pier 21” anche ai suoi figli e nipoti e recentemente ha portato tutta la famiglia ad Halifax, «tutti dovevano vedere da dove siamo arrivati. Vorrei che le nostre memorie si tramandassero di generazione in generazione perché anche i nipoti delle mie nipotine imparino dai nostri sacrifici e capiscano com’è cambiata l’immigrazione». Tutte le volte che si reca ad Halifax e al Museo rivive quei momenti dello sbarco e il suo percorso personale e professionale in Canada. Quel molo lo ha accolto e la saletta d’accoglienza del museo “quella dove si controllavano i bauli” adesso si chiama “Ralph and Rose Chiodo Harbourdside Gallery” in segno di riconoscenza ai coniugi Chiodo per il loro impegno e dedizione alla causa del museo. Ralph si sente parte di quel museo e ha comprato un mattone sul muro del ricordo per ogni membro della sua famiglia : “ci sono tutti” dice con orgoglio e commozione ”quando l’ho visto mi ha fatto un effetto incredibile e vorrei che restasse intatto per sempre».
Come detto, anche l’edificio del Costi, costruito circa novant’anni fa, rende omaggio a Ralph Chiodo. Lo stabile usurato dal tempo richiede interventi di manutenzione e ristrutturazione costosi e continui e grazie alla cospicua donazione della famiglia Chiodo, oggi l’edificio è completamente rinnovato e si appresta a compiere il suo centesimo anno di età. Un ennesimo gesto di generosità di Ralph che rispecchia il suo impegno sociale. In occasione del Costi Annual General Meeting del 2010 l’esecutivo del Costi ha ringraziato la famiglia Chiodo per la preziosa donazione intitolando il centro “The Ralph Chiodo Family Immigrant Reception Centre” e il presidente del Costi ha espresso il proprio riconoscimento verso i Chiodo, “siamo onorati di rinominare l’edificio con il nome di Ralph Chiodo. Ralph ha contribuito in maniera straordinaria alla comunità, e continua a dedicare il suo tempo e le sue energie verso iniziative che riconoscono l’importanza degli immigrati e dei newcomer in Canada. Il suo esempio costituirà una importante eredità per gli anni a venire”. Emozionato e commosso Ralph:“Mi sento onorato di aver ricevuto questo riconoscimento” racconta Ralph, “ancora di più visto la mia storia di immigrante arrivato in Canada alla fine degli anni Cinquanta”. Nella sua Soveria riceve il “Premio Manno d’Oro” nel 2009, un riconoscimento riservato ai cittadini eccellenti che si sono distinti per successi professionali e personali e che con la loro attività hanno dato un contributo e fatto conoscere la loro terra d’origine. Sicuramente per Ralph è il premio più caro e lo riceve nella sua Soveria dopo un incontro con gli studenti della scuola media a cui parla del fenomeno dell’emigrazione. Poche e cariche di emozione le sue parole al momento della consegna del premio: “sono emozionato per questo riconoscimento e dedico il premio a mia madre, cittadina di Soveria”.
La sua Calabria la rivede ogni anno con i suoi familiari, quando torna nella casa di Soveria Mannelli, da lì è partito il suo sogno. Ralph lo ha realizzato in Canada senza perdere però la generosità d’animo e l’altruismo proprio del popolo calabrese “avevo un sogno, e sono riuscito a realizzarlo. Sono stato fortunato, e la solidarietà è lo strumento con il quale io e la mia famiglia possiamo restituire alla comunità, e a coloro che sono nella stessa situazione nella quale eravamo noi quando siamo arrivati in Canada”.




