
di Dominella Quagliata* – Egregio direttore, le scrivo perché sento il dovere di donna e professionista di replicare all’articolo pubblicato dal suo giornale, ieri 16 dicembre
alle ore 8:50: “Violenza sulle donne: basta bugie e facili stereotipi” del dr. Pasquale Romeo.
Ho conosciuto suor Antonietta Castellini quando ero poco più che una bambina. Era una donna che stava quotidianamente accanto ad altre donne ripudiate dalla propria famiglia solo perché, in stato di gravidanza, non avevano accanto un uomo; solo perché erano “femmine” che non avevano perfettamente aderito alle aspettative familiari. Suor Antonietta accoglieva donne che si sentivano in colpa solo per essere tali, impaurite, il cui unico stato che si riconoscevano era quello di vittima-colpevole. Suor Antonietta salutava alla fine di un percorso di accoglienza donne che finalmente si riconoscevano persone e che avevano acquisito ciò che io ed i miei colleghi definiremmo empowerment, ciò che per tutte loro era semplicemente dignità.
Narro ciò perché non mi risulta che suor Antonietta fosse una psicologa o che avesse frequentato corsi di specializzazione in vittimologia; non so se avesse basi di psicologia e criminologia, una capacità di lettura sia sociologica che delle dinamiche della famiglia; non mi pare conoscesse a menadito il codice penale e le regole processuali; senz’altro aveva tanta sensibilità, passione ed empatia, senza lasciarsi allagare emozionalmente.
Dall’anno in cui suor Antonietta iniziò la sua opera a Reggio Calabria, tanta altra gente ha proseguito in modo efficace quanto da lei implementato, persone come suor Maria Rita Gaspari, come Piero Modafferi, persone che pur non avendo specifiche conoscenze tecniche mi hanno insegnato molto più di quanto io abbia potuto apprendere dai libri.
Con tutto ciò non intendo demonizzare la formazione, prova ne è che per professare al meglio quanto ho scelto di fare mi sono laureata in psicologia, mi sono specializzata in psicoterapia, mi sono perfezionata in psicotraumatologia e continuo ad approfondire i miei studi; etica e deontologia ci sollecitano costantemente questo costante processo di crescita. Desidero però, con determinazione, ringraziare ed incoraggiare di cuore quanti, anche nella nostra città, al di là della formazione specialistica, dei finanziamenti, dei contributi, dei sostegni di varia natura, si prodigano ogni giorno per “stare” con tante donne che ancora non si riconoscono pienamente persone. In sintesi mi auspico che ci sia sempre maggiore conoscenza e consapevolezza del fenomeno della violenza contro le donne; che si maturino ulteriori competenze e che si possa offrire un servizio maggiormente professionalizzato, ma considerando tutto questo ambito work in progress. Intanto supportiamo come meglio possiamo, anche economicamente, chi ha eletto come propria mission l’aiuto alle donne vittime di violenza, senza mortificare ulteriormente il lavoro appassionato di tante persone che non saranno specialiste in vittimologia, ma che lo sono, spontaneamente, in fiducia nell’altro ed in facilitazione di processi di crescita ed autorealizzazione.
*Psicologa per dieci anni del Centro di Casa Accoglienza e del Centro Castellini, per donne in difficoltà e vittime di abusi; coordinatrice per dieci anni di progetti contro la tratta di donne




